Un inizio imbarazzante per la Conferenza sul Futuro dell’Europa

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L'avvio della CoFuE a Lisbona, 2021.06.17

Se non fosse tragico, sarebbe stato sicuramente esilarante. Iniziava formalmente ieri a Lisbona la Conferenza sul Futuro dell’Europa, con una chiacchierata surreale fra i rappresentanti delle istituzioni europee e 27 cittadini europei (teoricamente) selezionati a caso. Teoricamente perché è difficile immaginare che siano state selezionate “a caso” solo persone estremamente giovani; e, guarda caso, per la maggior parte almeno, provenienti dal mondo delle Ong. Surreale perché i ragazzi intervenuti hanno smascherato esattamente, con la massima ingenuità e senza volerlo, gli elementi di debolezza di questa Conferenza.

Penso alla ragazza (portoghese?) che ha parlato in portoghese, ma che ha dichiarato di essere stata selezionata solo il giorno precedente e di non essere formalmente cittadina portoghese, essendo una migrante. Che ha parlato dei suoi problemi di migrante, di persona alla quale mancano alcuni diritti fondamentali. Insomma, del suo futuro, più che di quello dell’Europa. Alla quale, nelle repliche, ha risposto la segretaria di Stato portoghese per gli affari europei Ana Paula Zacarias, affermando con enfasi che era orgogliosa che una ragazza non pienamente cittadina europea avesse avuto la possibilità di dire la propria, di esprimere un parere sull’Europa che vorrebbe. Una risposta che non sappiamo se sia risultata gradita alla ragazza.

Penso a Susana, dalla Slovacchia, che si è chiesta come fare per convincere, a livello nazionale, che questa conferenza ha un qualche senso. Un concetto ripreso da una ragazza olandese, che ha detto esplicitamente: “dovremmo far sapere ai cittadini che c’è una conferenza! La gente non so nemmeno che cosa sia l’Europa”.

Un po’ più consapevole del proprio ruolo Daniela (dal Belgio), che ha sottolineato l’importanza dell’educazione nel formare una coscienza, una consapevolezza di cittadini europei, chiedendo cosa l’Europa intenda fare per soddisfare questo bisogno, a suo avviso ampiamente diffuso.

Verhofstadt, sempre bravo ed elegante, ha cercato di trasformare le osservazioni dei cittadini in suggerimenti che, ha sottolineato, sarà cura della Conferenza valutare, discutere, valorizzare. Un atteggiamento seguito anche dalla vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica. Brava anche la (giovane) giornalista Daniela Ferreira Pinto che moderava l’incontro; e che non ha perso l’aplomb di fronte a nessuno degl’interventi dei cittadini.

Insomma, la Conferenza si annuncia esattamente per quello che temevamo: una chiacchierata sul futuro dell’Europa. Una bella occasione di dialogo, una specie di erasmus collettivo, un modo per conoscersi, per scambiarsi opinioni, peraltro non sempre attrezzate da conoscenze adeguate sulla Ue. Siamo anni luce lontani dalle aspettative create dall’idea di Conferenza lanciata da Macron nel 2019.

Al termine dell’incontro, è stato realizzato, tra le ben 29 persone che hanno “votato”, un word cloud riassuntivo di questa prima iniziativa. Straordinario il risultato, con la parola “speranza” che spiccava rispetto a tutte le altre, alcune delle quali anche bizzarre.

World cloud

Una parola che ci dà l’idea di come le persone che hanno partecipato all’incontro siano state molto più lucide di chi l’ha organizzato, sottolineando come solo la speranza possa trasformare questa cosa in un momento di revisione profonda del modo di stare insieme in Europa e di come vogliamo l’Europa di un futuro che non può essere fra cent’anni.

Per fortuna, era solo il primo incontro; e forse eravamo davvero in pochi ad assistere. Speriamo che i prossimi appuntamenti, a cominciare da quello di sabato a Strasburgo, siano meno imabarazzanti.