Un bilancio federale per i cittadini europei

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La sala di Palazzo Europa che ospita le riunioni del Consiglio europeo a Bruxelles. [EPA/STEPHANIE LECOCQ]

La crisi pandemica sta favorendo una riforma dell’Unione europea ritardata da decenni. Si tratta delle rispettive responsabilità all’interno del triangolo di governo dell’UE: Consiglio, Commissione e Parlamento. Nel 1973, in una situazione di grave crisi economica, Jean Monnet propose al governo francese l’istituzione di un «governo europeo provvisorio», vale a dire la trasformazione dei Vertici europei in un Consiglio, con periodiche riunioni trimestrali.

Tuttavia, Monnet propose anche che il Consiglio promuovesse ulteriori riforme: l’elezione diretta del Parlamento europeo, per dare voce ai cittadini europei, e l’abolizione del diritto di veto, per consentire il funzionamento democratico del Consiglio. Le vicende ulteriori hanno dimostrato che il Consiglio è diventato «permanente» e, durante la crisi finanziaria del 2008 ha svolto la funzione impropria di un «governo non democratico dell’Unione».

La crisi pandemica ha mostrato che, per salvare l’economia, l’Unione deve dotarsi di strumenti finanziari sufficienti per la ripresa (recovery). Grazie al ricorso alle risorse già esistenti, sono stati stanziati circa € 540 md. Ma non bastano. La discussione in corso nel Consiglio sembra avviata verso un compromesso tra i paesi del Nord e del Sud. Diventano possibili un accresciuto bilancio europeo e l’emissione di titoli pubblici europei: i Recovery Bonds. In proposito va segnalata una intelligente proposta del “Gruppo Spinelli”, interno al Parlamento europeo. In un recente ‘Rapporto’ (Aprile 28) si riconosce che l’attuale Unione è un ibrido, in parte federale e in parte confederale. Pertanto, il Gruppo Spinelli propone di dividere il bilancio dell’Unione (oggi l’1% del GDP europeo) in due parti: la parte dei contributi nazionali (circa il 70%) resterebbe immutata, per evitare che i governi nazionali debbano versare nuovi fondi.

La parte riguardante le risorse proprie andrebbe invece drasticamente aumentata, ricorrendo a nuove risorse proprie; la tassazione della plastica, la tassa digitale, la tassa sulle emissioni di CO2, la tassa sulle società, come ha già proposto il Parlamento europeo. In questo modo il bilancio europeo potrebbe raggiungere la dimensione del 2,5% del GDP, che consentirebbe una emissione di titoli di € 400 md all’anno per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. La destinazione di queste nuove risorse dovrebbe riguardare: la vaccinazione di massa contro Covid-19, la competitività europea nel 5G, un incremento di spesa nella R&D in 6G, e nella IA. Inoltre, «una nuova e sostenibile politica industriale rivolta al futuro, in parte finanziata dall’UE, diventerà una necessaria componente per mantenere il mercato interno efficiente e competitivo». In breve: «La stabilizzazione macroeconomica è una funzione federale». La stabilità dell’UEM è un bene pubblico europeo.

Questa proposta può produrre due importanti effetti secondari. Il primo riguarda l’Unione bancaria, uno dei pilastri dell’UEM. Per ora sono stati istituiti il Meccanismo di vigilanza unico (SSM) e il Meccanismo di risoluzione unico (SRM). Manca ancora il sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) sul quale si discute inutilmente dal 2015. È un pilastro essenziale, perché stabilizzerebbe il sistema bancario in casi di rischi improvvisi, mediante un’assicurazione a livello europeo dei depositi.

Se uno degli obiettivi dell’Unione bancaria è quella di spezzare il legame tra rischio sovrano nazionale e fragilità del sistema bancario, un titolo pubblico europeo rappresenterebbe un veicolo decisivo sia per un mercato europeo dei capitali più integrato – i risparmiatori potrebbero investire in un titolo europeo sicuro – sia per il sistema bancario, perché le banche potrebbero differenziare e rendere più sicuro il loro portafoglio con un titolo europeo. Si favorirebbe così la convergenza dei differenziali di interesse sui titoli nazionali verso una media europea. Oltre ai contributi del sistema bancario, un fondo europeo di garanzia dei depositi potrebbe essere finanziato sia da fondi europei sia da contributi degli stati membri.

Il secondo effetto secondario riguarderebbe il sistema fiscale europeo. La necessità di attivare un serio sistema di risorse proprie fornirebbe l’occasione per eliminare l’attuale scandalo di paesi che praticano una sleale concorrenza fiscale. Per definizione, vi è concorrenza fiscale tra stati se uno guadagna quello che l’altro perde. Il Parlamento europeo in una delibera del 27 marzo 2019 ha chiesto al Consiglio di inserire Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Cipro nella lista dei paesi considerati paradisi fiscali. Il Consiglio naturalmente ha ignorato la richiesta. Inoltre, esiste un’altra forma di sleale comportamento tra paesi membri. Cipro, Malta, Bulgaria e Austria concedono la cittadinanza europea a pagamento. I ricchi possono diventare cittadini europei. Al contrario, la cittadinanza europea viene negata a chi chiede di entrare nell’UE per lavorare.

Quando l’emergenza sarà finita, sarà necessaria una seria riforma costituzionale dell’Unione. Tra i problemi da affrontare, vi è una questione prioritaria; l’ha indicata il Presidente Juncker nel suo ultimo Rapporto sullo Stato dell’Unione europea: abolire il diritto di veto. L’Unione deve avere un governo democratico. La Commissione europea deve essere responsabile di fronte a un Parlamento bicamerale: i rappresentanti dei cittadini europei (il Parlamento europeo) e i rappresentanti dei governi nazionali (il Consiglio dei Ministri, che voti a maggioranza).