Le “inutili” polemiche sulle linee guida Ue per una lingua inclusiva

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La commissaria Ue per l'Uguaglianza Helena Dalli. [EPA-EFE/FREDERICK FLORIN / POOL]

Capita spesso di leggere di attacchi stravaganti alle istituzioni europee. Dopo tutto l’Unione europea è una macchina complessa e non è sempre facile comprenderne i meccanismi e le dinamiche.

Non capita tutti i giorni, invece, di leggere un articolo firmato da un “esperto”, membro tra l’altro del Comitato Scientifico sul Futuro dell’Europa che dovrebbe aiutare a costruire la posizione dell’Italia nella Conferenza sul Futuro dell’Europa in svolgimento in questi mesi, che faccia intenzionalmente opera di disinformazione scatenando una reazione a catena che riesce a conquistare le prime pagine e l’apertura dei telegiornali nazionali.

Nata in Italia, la polemica si è poi diffusa in altri paesi UE, fino a diventare tema di dibattito al Parlamento europeo che, riunito questa settimana in sessione plenaria a Strasburgo, discuterà tra le altre cose anche di questa  vicenda mercoledì 15.

Vale quindi la pena ritornare sulla questione e fare qualche considerazione su come si usano i temi europei nel dibattito pubblico e le responsabilità di chi decide di farlo: purtroppo la cattiva abitudine di non controllare i fatti è davvero diffusa se persino il seguitissimo Crozza sceglie di sostenere indisturbato che “L’Europa voleva toglierci il Natale”. Cos’altro bisogna aspettare perché si prenda sul serio questo tema?

Ma facciamo un passo indietro. Il 28 novembre scorso, diverse settimane dopo la pubblicazione delle linee guida da parte della Commissione, il Giornale pubblica un pezzo a firma di Francesco Giubilei che dà il via alla ormai arcinota polemica con un’interpretazione a dir poco creativa del testo, accusandolo addirittura di proporre l’abolizione del Natale.

Il documento della Commissione europea a cui si fa riferimento era tutt’altro che segreto, era anzi uscito con una licenza Creative Commons ed indicava linee guida per lo staff per un linguaggio inclusivo e non discriminatorio, così come molte ONG, organizzazioni internazionali e multinazionali fanno già da tempo. Nell’introduzione si sottolineava che tutte le persone hanno diritto ad essere “trattate allo stesso modo”, ad essere “incluse e rappresentate” nella Res Publica Europea indipendentemente da genere, origine etnica, religione, credo, disabilità, età o orientamento sessuale. Nel documento si affermava inoltre l’importanza di “non lasciare indietro nessuno” e utilizzare una comunicazione inclusiva, che rifletta i valori fondamentali dell’Unione europea.

Chiunque si sia occupato di Europa, tra l’altro, sa bene che il motto stesso dell’Unione europea è “Uniti nella diversità” e non ha nulla a che vedere con l’omologazione culturale.

La cosa sorprendente è che l’autore dell’articolo sia tra le 35 persone nominate dal governo per il Comitato Scientifico per il futuro dell’Europa scelti/e tra esperti/e “di comprovata e qualificata esperienza e competenza, accademica e professionale, nelle materie delle politiche e del diritto europeo e delle relazioni internazionali, nonché tra i cultori delle stesse materie. I componenti del Comitato scientifico sono stati nominati con DPCM del 15 luglio 2021.”

Un membro selezionato secondo questi criteri può non comprendere il valore di un documento di questo tipo e può prendere in buona fede uno svarione simile? Ne dubitiamo. Nonostante i suoi molti difetti, l’UE non è quel mostro strano che ci porta a immaginare la lettura dell’articolo di Giubilei ed è davvero difficile immaginare come, pur nel rispetto di una necessaria pluralità di opinioni sul futuro della UE, Giubilei possa dare un contributo positivo e soprattutto basato sui fatti al lavoro del Comitato Scientifico italiano sulla Conferenza chiamata a definire il futuro assetto dell’UE.

Proprio nel momento in cui la Conferenza sul Futuro dell’Europa sembra entrare nel vivo, ci chiediamo: non è il caso di rimettere in questione questo modo di fare da parte di un membro del Comitato che rischia di mettere a repentaglio la credibilità dell’intero organismo?

D’altra parte, il ritiro del documento da parte della Commissione in conseguenza della polemica rischia di inviare un messaggio fuorviante, perché nulla c’è contro il Natale in quel testo. Ma al tempo stesso la dice lunga sull’ingenuità di un certo approccio alla comunicazione ancora presente nelle istituzioni europee che, non accettando di entrare direttamente nelle polemiche con fatti e dati che pure ci sono e accettando perfino di “ritirarsi”, alla fine finisce per fare il gioco dei suoi più acerrimi nemici.