La lezione di Mancini

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Il Tricolore sullo stadio di Wembley

Difficile resistere alla tentazione di non commentare il successo dell’Italia agli Europei di Wembley. Difficile anche resistere alla tentazione di leggervi il riscatto di tutto un continente contro la presunzione della Brexit. Ma è tutt’altro ciò che oggi va sottolineato. E forse non ci farà piacere, perché Mancini ha costruito una squadra che non è affatto lo specchio del paese.

L’Italia di questi europei ha stupito fin dalla prima partita per non aver mollato mai, per non aver tentato di fare melina quando in vantaggio, per non aver cercato di buttarsi a terra fingendo falli inesistenti (alla Sterling), per aver corso e pressato sempre fino a quando stremati siamo stati costretti ad abbandonare il campo, per aver avuto il coraggio di cambiare mezza squadra senza alcun dramma né scene d’isteria da primedonne.

L’Italia ha vinto proprio perché Mancini l’ha costretta a giocare non ‘all’italiana’. Dimostrando che l’Italia può essere anche questo: un gruppo capace di dare spazio all’inventiva ed alla creatività valorizzandole in uno sforzo collettivo; una squadra orientata al risultato, che lotta insieme per raggiungerlo, con umiltà e consapevolezza dei propri limiti e delle proprie possibilità. Complimenti agli azzurri ed a Mancini, che ha saputo metter su una squadra vera. Con la speranza che quello spirito sia di buon auspicio per l’intero paese e per l’Unione Europea, diventandone un modello di riferimento.