Fridays for future: 7 priorità per il Recovery Plan italiano

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Un cartello degli attivisti di Fridays For Future a Milano. EPA-EFE/Matteo Corner

In questo appello il movimento ambientalista Fridays for future chiede che la riconversione ecologica e la giustizia climatica siano al centro del piano di ripresa italiano.

Finora i pacchetti di stimolo italiani sono stati pessimi dal punto di vista climatico: i peggiori in Europa, e tra i peggiori del G20. Il Next Generation EU (in Italia chiamato Recovery Fund) delineerà i prossimi 70 anni: non può essere scritto solo da chi ora ha 70 anni. Ecco 7 punti che il governo deve includere. Fateci decidere sul nostro futuro!

Le reazioni di fronte alla pandemia ci hanno mostrato che la crisi climatica non è mai stata trattata come una crisi. Eppure entrambe riguardano tutti quanti, colpendo le categorie più fragili con maggiore violenza. E per entrambe le soluzioni coincidono con grandi cambiamenti su scala globale.

Come per la pandemia, l’inazione si paga duramente. La differenza è che, superato il punto di non ritorno, non avremo nessun “vaccino” per salvarci. Ci troviamo quindi in un momento cruciale; tuttavia, i pacchetti di stimolo approvati dal nostro paese sono stati “i peggiori in Europa” dal punto di vista climatico ed ecologico, e tra i quattro peggiori di tutto il G20.

Tra sette anni, ai livelli di emissioni attuali, avremo finito il Budget di CO2 che ci dà il 67% di possibilità di limitare il surriscaldamento globale entro 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. La comunità scientifica ci dice chiaramente che un mondo più caldo di oltre 1.5 mette a rischio le nostre stesse condizioni di vita, e neanche le migliori tecnologie – che comunque non abbiamo ancora sviluppato – potranno invertire i processi che si innescheranno.

Poche idee, ma ben confuse: Italia peggiore in Europa

È questo il messaggio del Green Stimulus Index elaborato da Vivid Economics, che analizza quanto i pacchetti di stimolo post Covid dei vari Paesi favorirebbero la transizione ecologica. Per l’Unione Europea il GSI è relativamente alto, intorno ai 40 punti. Quello dell’Italia invece va addirittura sotto lo zero: meno 16 punti (il peggiore in Europa). I motivi principali sono tre: non sono stati finanziati i settori della ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie green; non si è investito nelle “Nature Based Solutions” (“soluzioni basate sulla natura”); si è concesso un salvataggio ad Alitalia senza condizionalità sulla decarbonizzazione.

L’ultima occasione di invertire la rotta è data dal Next Generation EU (che in Italia ci ostiniamo a chiamare Recovery Fund): a livello europeo il 37% dei fondi sarà destinato alla transizione ecologica. Ma i primi progetti che trapelano sono la rappresentazione più classica del “business as usual”. Si va dai 12 miliardi chiesti da ENI per realizzare un impianto di stoccaggio di CO2 nel mar Adriatico con cui produrre idrogeno blu (cioè da fonte fossile), alle nuove autostrade proposte dal ministero dei Trasporti, fino addirittura alla realizzazione di nuovi inceneritori sul territorio, come riportato da L’Espresso. Non possiamo continuare così: investire nel fossile non solo non è più accettabile, ma non è nemmeno economicamente vantaggioso!

7 punti che non devono mancare

La nostra campagna Ritorno al Futuro condivide molti degli obiettivi proposti da importanti associazioni italiane (Legambiente, Kyoto Club, Forum Disuguaglianze e Diversità, tra le altre). Abbiamo individuato sette proposte imprescindibili, senza le quali nessun Next Generation EU potrà definirsi davvero tale.

  1. Energie rinnovabili: i finanziamenti del Recovery Fund vanno utilizzati per realizzare impianti eolici offshore e solari a terra in aree dismesse, comunità energetiche e autoproduzione da fonti rinnovabili. Bisogna eliminare i 18 miliardi annui di sussidi ambientalmente dannosi e approvare una carbon tax redistributiva. L’obiettivo dev’essere arrivare al 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030.
  2. Bisogna ridurre del 50% i consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato, accelerando e promuovendo gli interventi di efficientamento energetico su scuole, ospedali, uffici pubblici, edilizia sociale.
  3. È ora di investire seriamente sulla mobilità sostenibile, finanziando l’elettrificazione delle linee ferroviarie per trasporto di merci e persone e rilanciando le infrastrutture di mobilità sostenibile (trasporto pubblico e sharing mobility) nelle città. Entro il 2030 ecco le grandi opere che proponiamo: 200 km di metropolitane, 250 km di servizi tramviari metropolitani, 5.000 km di percorsi ciclabili e nessuna infrastruttura stradale che sia in competizione con queste per il trasporto di merci e persone.
  4. L’Italia ha inoltre bisogno di un piano per la riconversione industriale delle industrie inquinanti, che punti su settori strategici della decarbonizzazione come automotive elettrico per la mobilità pubblica, batterie, idrogeno verde, elettrificazione e digitalizzazione dei porti e del trasporto pubblico locale.
  5. L’adattamento al clima dei territori è cruciale, come vediamo sempre più spesso in seguito ad alluvioni e fenomeni estremi: usiamo i fondi europei per investire sull’adattamento climatico dei territori idrogeologicamente vulnerabili.
  6. Diamo sostegno alla ricerca pubblica e privata per nuove produzioni bio circolari e lottiamo per ridurre i ritardi e i divari digitali che ostacolano l’affermazione di attività economiche e comportamenti sostenibili.
  7. Infine, è necessario incentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, valorizzi le risorse locali (filiera corta), il biologico e qualifichi l’agricoltura integrata, promuovendo inoltre stili alimentari a base vegetale.

Il Next Generation EU delineerà il futuro dei prossimi 70 anni: non può essere scritto solo da chi oggi ha 70 anni. Saranno i giovani a subire le peggiori conseguenze della crisi climatica causata dall’inazione della politica, e per questo è nostro diritto essere inclusi nella stesura del piano.

Inserire la parola “green” nel Recovery Plan non significa agire per il clima. Non ci importa quante volte la ripetete. Ciò che ci importa è vedere degli obiettivi chiari, e che vengano raggiunti. D’altronde, quando noi studenti facciamo un esame, non ci viene chiesto quante ore abbiamo passato sui libri, ma di dimostrare che abbiamo raggiunto dei risultati e appreso gli argomenti.

Il tempo sta scadendo. Questa è la nostra ultima possibilità. Tutto il resto è propaganda.