Youth Worker italiani per il ruolo delle politiche giovanili e della mobilità transnazionale post Covid-19

Erasmus+

Un gruppo di Youth Worker italiani si sono riuniti per presentare una lettera aperta alle istituzioni governative affinchè si prendano posizioni importanti riguardo il ruolo dei giovani in questa fase, sullo youth work e sul futuro della cooperazione giovanile anche a distanza.

Il messaggio è altresì rivolto anche alle centinaia di associazioni e cooperative sociali che lavorano in questo settore e che animano la società civile di questo paese tra mille difficoltà e mancanza di riconoscimento.

L’occasione è importante perchè il 18 e 19 maggio si riunisce il Consiglio Europeo “Istruzione, Gioventù, Cultura e Sport” (EYCS) nel quale partecipano i ministri competenti  da tutti i paesi UE oltre al Commissario europeo per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù.

Riportiamo la loro lettera.

 

Lettera alle istituzioni nazionali italiane sul ruolo delle politiche giovanili e della mobilità transnazionale nella fase posteriore all’emergenza Covid-19

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte

Al Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora 

Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti

Alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

Al Ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo Dario Franceschini

Alla Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo

Al Ministro della Salute Roberto Speranza

Nella situazione di grave emergenza sanitaria ancora in corso a causa della epidemia da COVID-19 che ha colpito duramente l’Italia come primo paese dell’emisfero occidentale, le profonde disuguaglianze sociali sono emerse in maniera ancora più netta rispetto alle misure che erano state adottate negli ultimi anni per mitigarne gli effetti.

Molte fasce della popolazione che affrontavano già in precedenza gli squilibri derivanti da situazioni di marginalità e svantaggi sul piano socioeconomico, stanno ancora pagando i costi delle precedenti crisi finanziarie, in particolare quella del 2008 le cui conseguenze sono ancora evidenti in Italia e in altri paesi europei, soprattutto in relazione alla disoccupazione giovanile.

Con questa lettera un primo nucleo di “Youth Worker”, una professione afferente a un settore il cui riconoscimento non è ancora effettivo nel panorama italiano, intende portare all’attenzione delle istituzioni alcune delle esigenze più urgenti dal lavoro con la fascia della popolazione alla quale è associata di fatto la stessa idea e pratica di FUTURO, dunque ora più che mai pronta a essere coinvolta direttamente nella pianificazione della fase successiva a quella emergenziale: la GIOVENTÙ.

 

Chi siamo e cosa facciamo?

La pratica di lavoro dello “Youth Work” assumeva una rilevanza strategica già nella “Strategia europea per la gioventù (2010 – 2018)”, per essere ripresa in maniera ancor più ampia in quella attualmente in vigore fino al 2027. Nonostante il termine non abbia ancora un equivalente unanime in lingua italiana, lo “Youth Work” (ampiamente riconosciuto in molti altri paesi del resto dell’UE) viene comunemente reso con “animazione socio-educativa” o, per rendere conto della sua crescente complessità e sfaccettatura, con “lavoro con e per i/le giovani”. Questo avviene al giorno d’oggi soprattutto tramite attività di educazione non-formale e di supporto alla crescita personale e professionale delle nuove generazioni grazie alla selezione e diffusione di opportunità di formazione e informazione di qualità al fine di creare un’economia basata sulla conoscenza, sull’istruzione, sull’innovazione, sull’adattabilità ai cambiamenti, sull’accesso a mercati del lavoro inclusivi e sul coinvolgimento attivo nella società, anche attraverso il volontariato e le pratiche di solidarietà.

Prima dell’inizio della crisi, lo “youth work” stava guadagnando una crescente centralità nell’Agenda politica europea grazie al suo “ruolo importante nel prevenire l’esclusione sociale” riconosciuto progressivamente nel corso degli ultimi trentadue anni di programmi internazionali per i giovani a partire da “Gioventù per l’Europa”. Per quanto riguarda l’Italia, l’Agenzia Nazionale per i Giovani (ANG) promuove costantemente attività di formazione specifica per “youth workers” tramite il programma europeo “Erasmus+ 2014 – 2020” e ha avviato alcune importanti iniziative volte al riconoscimento professionale di questa figura strategicamente rilevante per lo sviluppo della dimensione giovanile, come la conferenza internazionale “Recognise It!” ospitata a Napoli nel mese di aprile 2019.

Pur non potendo ancora contare su una definizione univoca a livello europeo, lo “youth work” mantiene in tutti gli Stati Membri l’elemento comune del lavoro con e per i più giovani, con particolare attenzione al loro sviluppo personale e alla partecipazione volontaria. Il suo valore viene affermato nelle “Conclusioni del Consiglio europeo sul contributo di un’animazione socioeducativa di qualità allo sviluppo, al benessere e all’inclusione sociale dei giovani (2013/C 168/03)” basandosi sulla “Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio il 19 novembre 2010, sull’animazione socioeducativa” che chiede una migliore comprensione e un ruolo rafforzato dell’animazione socioeducativa, in particolare per quanto riguarda la promozione, il sostegno e lo sviluppo di tale attività a vari livelli. Tali documenti ufficiali ne riconoscono anche la valenza di “termine di ampia portata che copre una vasta gamma di attività di natura sociale, culturale, educativa o politica, svolte dai giovani, con i giovani e per i giovani. Sempre di più, tali attività comprendono anche lo sport e i servizi per i giovani. L’animazione socioeducativa appartiene al settore dell’educazione extrascolastica, comprende specifiche attività ricreative gestite da operatori ed animatori socioeducativi professionisti o volontari; è organizzata in diversi modi (organizzazioni a conduzione giovanile, organizzazioni per la gioventù, gruppi informali o servizi per la gioventù e autorità pubbliche). È fornita in forme e ambiti diversi (ad es. servizi ad accesso aperto, basati su gruppi, su programmi, lavoro di prossimità e attività itineranti) ed è organizzata a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.”  Link

Seguendo tali percorsi e cornici ufficiali a livello europeo, in particolare le “Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri” del 2010, le “Conclusioni del Consiglio europeo” del 2013, i rapporti del “Partenariato per la gioventù tra l’Unione europea e il Consiglio d’Europa” e la “Raccomandazione della Commissione dei Ministri del Consiglio d’Europa sullo Youth Work”, lo “youth work” è diventato una componente importante del tessuto sociale contemporaneo e questo soprattutto a livello locale dal momento che è in grado di offrire e mantenere uno spazio concreto di contatto, scambio, condivisione tra i/le giovani, così come tra diverse generazioni. Notevoli sono le sue ricadute positive in termini di sviluppo di competenze e rafforzamento delle reti e del capitale sociale sui diversi territori dell’Unione europea, anche in ottica di coesione sociale, come rivelato da numerosi studi commissionati dalle istituzioni europee al fine di evidenziare gli aspetti legati all’inclusione e di ridefinire l’animazione socioeducativa sulla base delle reali esigenze dei giovani, legate alla disoccupazione, ai flussi migratori e alle difficoltà economiche. Sulla base dei dati raccolti in tali studi, le buone prassi di “youth work” risultano essere quelle che consentono ai giovani di sviluppare il loro capitale umano, rafforzare quello sociale e supportare l’impegno nel mutare in senso positivo eventuali comportamenti a rischio. Tali buone prassi si sviluppano in particolare intorno alle modalità per favorire la partecipazione dei giovani all’evoluzione della società, ai percorsi di apprendimento non tradizionale, a processi di dialogo interculturale, a iniziative di mobilità transnazionale, volontariato e solidarietà locale e internazionale.

Negli ultimi sette anni, lo “youth work” promosso dalle organizzazioni, sia pubbliche (in particolare i Comuni) sia private, italiane ha rafforzato enormemente le capacità degli operatori e dei beneficiari a livello internazionale, soprattutto per quanto riguarda le iniziative realizzate sul territorio dell’Unione europea grazie ai programmi europei “Erasmus+” e “Corpo europeo di solidarietà”. L’Italia mantiene, infatti, un primato costante nella partecipazione alle azioni decentralizzate, così come a quelle centralizzate, legate a tali programmazioni e questo ha permesso, oltre a un aumento della qualità delle iniziative promosse, una centralità del nostro Paese anche sul piano dell’accoglienza di giovani e formatori provenienti da altri paesi e dell’inclusione di aree remote e marginali, dato lo svolgimento della maggior parte delle azioni progettuali in territori isolati non precedentemente coinvolti in processi di internazionalizzazione e la forte centralità del lavoro al servizio di giovani con minori opportunità secondo precisi indicatori di riferimento a livello europeo.

Durante il recente periodo di confinamento reso necessario nell’ambito delle misure attuate a livello nazionale per il contenimento della pandemia, tali attori hanno mantenuto un forte impegno pur secondo le mutate circostanze e questo è confermato dai numeri delle presentazioni progettuali in occasione delle ultime scadenze dei programmi europei anche a fronte della situazione di forte incertezza rispetto al futuro e dei numerosi progetti ancora sospesi la cui rimodulazione presenta varie incognite.

Sempre nel corso di tale periodo, come operatori italiani attivi nel settore dello “youth work” abbiamo attivato – e spesso creato da zero – nel breve periodo tutti gli strumenti di inclusione a nostra disposizione, per garantire continuità agli aspetti relazionali del nostro lavoro, anche in virtù del fatto che questo coinvolge prevalentemente giovani residenti in contesti caratterizzati da situazioni di esclusione ed emarginazione sociale, anche dal punto di vista digitale. Forti dell’identità e delle pratiche di confronto transnazionali coltivate nel corso degli anni, abbiamo parallelamente mantenuto un dialogo costante e costruttivo con i nostri pari e colleghi operanti negli altri paesi europei ed extraeuropei, lavorando in rete sul territorio italiano e mettendo a sistema le buone prassi sperimentate sul campo giorno dopo giorno, anche a distanza.

Da tali confronti, prime analisi, riflessioni e studi, anche in ottica comparativa, sono emersi dunque alcuni primi punti di invito alla riflessione nel breve periodo riassunti come segue senza alcuna pretesa di esaustività:

 

  1. POLITICHE PUBBLICHE DI RILEVANZA DIRETTA PER LA POPOLAZIONE GIOVANILE

È importante prevedere nel corso delle fasi successive a quelle emergenziali un ruolo specifico per la gioventù, anche attraverso apposite attività di consultazione pubblica capillare in modalità telematica, nella costruzione delle politiche pubbliche del futuro, in particolare sui temi che maggiormente riguardano le nuove generazioni e sulle quali si sono espresse negli ultimi anni con proposte costruttive e innovative in materia di:

  • lavoro, conoscenza e creatività
  • tutela ambientale ed economia circolare
  • nuove tecnologie e inclusione digitale
  • forme diverse di abitazione e coabitazione
  • contrasto all’odio online e alla disinformazione
  • modalità di viaggio a basso impatto ambientale

tenendo debitamente conto delle mutate circostanze e delle priorità emerse nella fase corrente.

  1. FUTURA PROGRAMMAZIONE EUROPEA – MFF 2021 – 2027

La crisi sanitaria in corso a livello globale ha determinato nuovi ostacoli nel proseguimento dei negoziati dai quali sarebbe dovuta emergere la programmazione europea del prossimo settennato del ciclo di bilancio. Per quanto riguarda i settori legati alla nostra operatività diretta, ovvero il pacchetto denominato “EYCS – Education, Youth, Culture and Sports Council (Consiglio Educazione, Cultura, Gioventù e Sport)”, è importante ricordare il fatto che i progetti già faticosamente costruiti e ammessi a finanziamento pubblico grazie a procedure selettive sono al momento congelati senza poter contare su una disciplina uniforme a livello europeo per la ripartenza. Dalla fine del mese di febbraio alla metà del mese di marzo, le organizzazioni italiane hanno già dovuto affrontare episodi discriminatori che è essenziale non si ripetano, anche per non generare ulteriore sfiducia e disaffezione nei confronti del sistema europeo, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Anche al fine di non disperdere il patrimonio di conoscenza e competenze fin qui costruito e le alte ricadute sul piano locale, soprattutto durante il periodo di chiusura delle scuole e delle attività socioculturali, e nazionale, è importante contare su una continuità in questi ambiti e sui necessari adattamenti alle nuove circostanze. Tra le numerose attività di mobilità transnazionale interrotte a causa della pandemia, ne risultano al momento attuale alcune centinaia in tutta Europa riguardanti giovani che si sarebbero spostati per la prima volta dal loro luogo di origine (i cosiddetti “first-time travelers” coinvolti nei programmi europei di mobilità transnazionale) e che rischiano di non poter contare su altre occasioni per beneficiare di tali opportunità. In questi ultimi mesi la nostra attività di comunicazione e sensibilizzazione per arginare episodi di sfiducia e di euroscetticismo a fronte di tali circostanze è stata intensa, ma un’azione sinergica e la disponibilità di informazioni aggiornate e chiare sugli scenari futuri si rivela essenziale in questa delicata fase di transizione.

Attendiamo, dunque, con interesse e speranza la data di lunedì 18 maggio 2020 nella quale è in programma la prossima sessione del Consiglio “Istruzione, gioventù, cultura e sport” alla quale parteciperanno i Ministri responsabili dell’Istruzione, della Cultura, della Gioventù, dei Media, della Comunicazione e dello Sport di tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Dato che gli ambiti di lavoro coperti da tale Consiglio rientrano nelle competenze degli Stati membri (e, in alcuni casi, delle Regioni o delle singole comunità che li compongono) ci auguriamo che l’Italia possa far valere una posizione salda come sta già facendo per altri settori.

Nel breve periodo e in connessione con il pacchetto di orientamenti e raccomandazioni presentato dalla Commissione europea lo scorso 13 maggio in materia di trasporti e turismo, evidenziamo la rilevanza diretta di tali possibili misure rispetto alla ripresa anche delle attività di mobilità transnazionale al momento sospese e il contributo che il settore dello “youth work” è già in grado di fornire in merito alla pianificazione di modalità innovative a basso costo che tengano conto della tutela della salute e del rispetto delle comunità.

Nel desiderio di contribuire in maniera costruttiva anche alla futura evoluzione dei programmi europei, in particolare quelli dedicati alla popolazione giovanile, che già nella loro versione attuale stavano iniziando a prevedere in casi eccezionali l’impiego di mezzi di trasporto meno inquinanti, percepiamo come essenziale la necessità di prevedere anche per il lungo periodo modalità di viaggio eco-sostenibili. In questa fase di necessaria pianificazione per il futuro, riteniamo possa rappresentare un valore prezioso anche per altri settori della società il patrimonio di conoscenza e competenze che tutta la comunità dedita alloyouth workin Italia e in molti altri paesi membri dell’UE ha costruito negli ultimi anni nella sperimentazione di formule di viaggio (non soltanto per quanto riguarda i mezzi di trasporto, anche per tutti gli aspetti organizzativi e decisionali del viaggio, dal pernottamento alla sana alimentazione) maggiormente sostenibili. Nel frattempo, e fino a quando permarranno le limitazioni agli spostamenti e agli assembramenti di persone, alcune delle attività pianificate per la dimensione transnazionale potrebbero essere rimodulate per i contesti locali, soprattutto durante la chiusura delle scuole pubbliche, come sta già accadendo in alcuni degli altri paesi europei.

Tali esperienze potrebbero essere capitalizzate persino in una fase 3 per quanto riguarda le possibilità offerte dai luoghi più isolati (piccoli comuni e aree interne, ripopolamento giovanile, ostelli di montagna/campagna) con minori rischi di assembramenti, il lavoro con piccoli gruppi e le metodologie di educazione non formale che prevedono sì il contatto, ma anche la flessibilità di adattare strumenti creativi secondo le circostanze specifiche e i diversi contesti. La capitalizzazione di questo patrimonio potrebbe costituire, dunque, un valore sia specifico sia di ampio respiro del quale beneficerebbero anche intere collettività che finora non hanno avuto l’opportunità di sperimentare formule innovative, ma che in questo momento storico saranno costrette farlo come conseguenza della crisi sanitaria e potrebbero essere meno attrezzate in tale prospettiva.

  1. CONTRASTO ALLE DISUGUAGLIANZE E INCLUSIONE DIGITALE

Le disuguaglianze legate, in particolare, alla dimensione digitale sono state ampliate dalla crisi in corso tanto da generare anche una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica, non più soltanto degli addetti ai lavori, sulle diverse realtà e sulle necessità che richiedono importanti interventi di natura strutturale e sociale. Il ruolo della partecipazione giovanile è fondamentale anche in questo ambito accanto al riconoscimento del contributo fornito in maniera informale tra le mura domestiche durante il confinamento che ha reso possibile il superamento di numerose criticità quotidiane nello svolgimento delle attività di didattica a distanza e di telelavoro grazie a giovani che hanno messo spontaneamente a servizio le proprie competenze a partire dal circuito di familiari e docenti. Tale modello di collaborazione e apprendimento intergenerazionale potrebbe costituire una base per lo sviluppo di programmi di inclusione digitale funzionali ed esemplari anche per collettività più ampie in un’ottica sistemica.

Esiste, al tempo stesso, un problema di accesso non trascurabile rispetto alla dimensione digitale e agli strumenti diventati rapidamente indispensabili. Nelle ultime settimane, l’accesso agli strumenti ha costituito, infatti, un elemento fortemente divisivo su tutto il territorio nazionale contribuendo, in particolare, all’aumento dei casi di abbandono scolastico e ad altri fenomeni di esclusione sociale che rischiano di essere sempre più evidenti nelle fasi successive a quella emergenziale.

  1. RICONOSCIMENTO DELLO “YOUTH WORK” E DELL’EDUCAZIONE NON FORMALE

Il ruolo dell’educazione non formale, strettamente connesso alle pratiche di “youth work”, si è, infine, rivelato prezioso in questa fase di isolamento, in particolare per la flessibilità, la resilienza e il rafforzamento delle capacità individuali e collettive grazie alle metodologie che gli operatori del settore hanno studiato, perfezionato e trasmesso ai beneficiari nel corso degli ultimi anni. Al fine di affrontare in maniera adeguata le problematiche legate alle disuguaglianze fin qui accennate, l’adozione di tali metodologie in maniera più estesa e sistematica sul piano nazionale costituirebbe un supporto testato e armonizzato con il resto dell’Unione europea anche per la necessaria riorganizzazione dei tempi e degli spazi dell’educazione formale.

Questo si accompagna alla necessità di un riconoscimento dello “youth work” sul piano nazionale senza perdere, però, l’eredità internazionale e l’ottica comparativa, e della partecipazione giovanile alla definizione delle politiche pubbliche. Tra queste, ricordiamo in questo particolare momento storico le priorità legate alla dimensione del benessere giovanile e al ruolo dei giovani nella promozione e prevenzione della salute fisica e mentale ispirandosi alla “Strategia Europea della Gioventù 2019 – 2027” (link) e in particolare all’Obiettivo / Youth Goal n. 5 che prevede espressamente questa declinazione tematica

  1. 5. DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E GIOVANI IN SITUAZIONE “NEET”

Le iniziative condotte nell’ambito dello “youth work” a livello transnazionale, principalmente tramite i programmi europei “Erasmus+” e “Corpo europeo di solidarietà” citati in precedenza, hanno previsto una costante analisi dei bisogni e l’adozione di soluzioni specifiche per rispondere alle necessità e alle difficoltà incontrate dai giovani definiti “inattivi” poiché non inseriti in percorsi formali di studio, formazione o di lavoro. Si tratta di coloro racchiusi nell’etichetta NEET (Not in Education, Employment, or Training) che pur risultando senz’altro restrittiva rispetto alla complessità del fenomeno, è associata in particolar modo all’Italia trattandosi, secondo gli ultimi dati EUROSTAT, del paese dell’Unione europea nel quale vengono censiti la maggior parte dei giovani in tale situazione (29,7%, contro la media UE dello 16,6%). La situazione della popolazione giovanile era preoccupante ancor prima dello scoppio della pandemia stando al tasso di occupazione giovanile che risultava già essere il più basso del continente (56,3%, contro una media UE del 76% nella fascia 25-29 anni), a quello dell’abbandono scolastico (3 punti sopra la media UE) e alla percentuale di laureati (14 punti sotto la media UE). Le forti preoccupazioni per l’aggravarsi di queste situazioni e la conoscenza diretta di tali fenomeni ci spingono a porre l’urgenza di lavorare a soluzioni condivise in prospettiva sistemica e a rifuggire dalle differenziazioni e dai casi isolati che potrebbero amplificare ulteriormente le disuguaglianze e ridurre le possibilità dei giovani di partecipare alla costruzione della società del futuro in chiave inclusiva, coesa e sostenibile.

I Settori della Gioventù, dell’Educazione, della Cultura e dello Sport possono costituire un nuovo spazio di essenzialità e rappresentare un formidabile volano di sviluppo per superare positivamente le fasi successive a quella emergenziale e ricostruire un tessuto sociale nel quale crescere insieme in maniera equa e consapevole.

– NOI CI SIAMO

Primi/e firmatari/e:

Maria Ancona, Andrea Bernieri, Emiliano Bon, Alessandra Coppola, Silvia Crocitta, Michela Cuneo, Federica De Giorgi, Alessia De Iulis, Federica Demicheli, Eleonora Di Maggio, Enrico Elefante, Norma Felli, Fabrizio Fioretti, Emanuela Firetto, Davide Fumi, Pasquale Lanni, Francesco Lisciandra, Anna Lodeserto, Ilaria Mardocco, Giada Martin, Ayoub Moussaid, Danila Panajia, Desiree Pelliccia, Enrico Pulieri, Saro Rossi, Gianluca Rossino, Roberto Luca Saldi, Luca Sanna, Annamaria Simeone, Paola Schettini, Alice Tondella, Benedetta Vassallo, Veronica Vismara, Ilaria Zomer

 

– ELENCO IN CORSO DI AGGIORNAMENTO –

 

Recapito di posta elettronica: quigiovani@gmail.com