Superlega, il Parlamento Ue boccia ogni “competizione sportiva separatista”

Proteste contro la Superlega da parte dei tifosi del Chelsea, una delle squadre fondatrici, poi ritiratasi dal progetto. [EPA-EFE/NEIL HALL]

La bozza di risoluzione presentata dall’eurodeputato polacco Tomasz Frankowski sulla politica sportiva europea è stata approvata con larga maggioranza dalla plenaria del Parlamento europeo, che ha riaffermato la contrarietà a ogni progetto di campionato che non rispetti la meritocrazia e l’inclusione.

Il progetto della Superlega di calcio, portato avanti da 12 tra i maggiori club professionistici europei a partire da aprile e poi successivamente abbandonato perché sommerso da una pioggia di critiche e minacce di ritorsioni economiche e sportive, torna a far parlare di sé in Europa.

I tre club che formalmente non si sono mai distaccati dal progetto, Real Madrid, Barcellona e Juventus, hanno inviato una lettera al Parlamento europeo in cui attaccano il monopolio della Uefa, la società che gestisce il calcio in Europa.

Nella lettera, i promotori della Superlega sottolineano che il loro progetto è più conforme alle regole e ai principi europei della Uefa stessa, accusandola di non rispettare la legge europea sulla concorrenza. “La Uefa, l’autocostituito ‘organo di governo’ del calcio europeo, oltre al suo presunto ruolo di regolamentazione, si è anche affermato come operatore monopolistico delle competizioni calcistiche extranazionali per club”, si legge nella lettera.

I club fondatori della Superlega si lamentano anche del fatto che un’organo basato al di fuori dell’Unione europea sia “l’unica entità in grado di approvare nuovi ingressi nello stesso mercato che domina”. La Uefa ha infatti la sua sede principale a Nyon, in Svizzera.

Con la votazione in plenaria di martedì 23 novembre, il Parlamento europeo ribadisce la sua contrarietà al progetto della Superlega e a ogni altro tentativo di creare “competizioni separatiste” che minano i principi Ue di solidarietà, sostenibilità, inclusività, competizione aperta, merito sportivo ed equità. La risoluzione è passata con 597 voti a favore, 36 contrari e 55 astensioni.

“Lo sport ha l’enorme potere di unire le persone, indipendentemente dalla razza, religione, sesso o status socioeconomico”, ha detto l’eurodeputato polacco del Ppe Tomasz Frankowski, ex calciatore professionista. “Ci mantiene felici, sani e ci permette di apprendere per tutta la vita. È un ramo importante dell’economia, costituendo quasi il 3% del Pil dell’Ue e quindi ha bisogno di più azione e visibilità a livello europeo”.

Frankowski ha poi invitato la Commissione europea a nominare un coordinatore autonomo per lo sport e ha concluso dichiarando che la sfida principale è “promuovere un modello europeo dello sport, proteggendolo da minacce come la Superlega”.

Superlega, l’Ue è contraria: “Non rispetta i nostri valori di inclusione”

La nascita della Superlega europea, competizione fondata da 12 club calcistici provenienti da Regno Unito, Italia e Spagna, è stata accolta con polemiche e scetticismo da tutto il mondo sportivo e istituzionale, compresa l’Unione europea.

Nella notte tra il 18 e …

Sport sicuro ed equo

Gli eurodeputati hanno chiesto una maggiore redistribuzione finanziaria tra lo sport professionistico e quello di base e hanno proposto la creazione di un meccanismo di solidarietà da parte delle federazioni per garantire un sufficiente livello di finanziamento dello sport amatoriale.

Il Parlamento ha chiesto alla Commissione europea e agli Stati nazionali di incoraggiare i cittadini a praticare maggiormente attività fisica, in particolare i giovani, aumentando le ore di educazione fisica nelle scuole.

Inoltre, nella risoluzione viene affrontato anche il problema delle molestie e della disuguaglianza di genere, in particolar modo per quanto riguarda le retribuzioni. Viene inoltre chiesto ai media di prevedere maggiore copertura per una gamma più ampia di sport, in particolare quelli femminili e giovanili.

Viene richiesta una tutela ulteriore per i minori contro discriminazione, molestie e ogni forma di abuso, oltre che l’equiparazione degli stipendi tra atleti e atlete professionisti, come avvenuto nella federazione calcistica irlandese.

Infine, la risoluzione invita organizzazioni sportive e autorità pubbliche a rispettare i diritti umani e i principi democratici, in particolar modo nell’assegnazione dello status di Paese o città ospitante di grandi manifestazioni sportive e nella scelta degli sponsor, evitando di selezionare quei luoghi dove i diritti fondamentali vengono sistematicamente violati.