La società civile si mobilita contro i tagli all’Erasmus

March for Europe a Roma. [GFE]

Mentre si discute del Recovery Fund proposto dalla Commissione Europea, una serie di forze della società civile hanno cominciato a denunciare delle contraddizioni tra i piani della Commissione e il piano presentato.

I governi degli Stati membri hanno infatti, fin da quando sono iniziate le trattative per la definizione del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), cercato di ridurre i contributi nazionali al bilancio europeo; inoltre la Brexit ha causato un’inevitabile e cospicua diminuzione della quota nominale del bilancio a disposizione dell’UE. Per trovare un accordo, che si ricorda deve essere unanime in seno al Consiglio, la Commissione è stata obbligata a compromessi al ribasso. Ecco dunque spiegato il motivo per cui al momento, i fondi previsti per programmi fondamentali come Erasmus+, Corpi Europei di Solidarietà ed Europa Creativa potrebbero essere tagliati nel prossimo bilancio.

Il primo a suonare l’allarme era stato il Presidente del Movimento Europeo in Italia, Pier Virgilio Dastoli, che già il 29 maggio scorso aveva denunciato con forza la riduzione del bilancio europeo per questi programmi, così come previsto nella proposta del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il 26 febbraio 2020.

Il Movimento Europeo si è dunque appellato “alle organizzazioni giovanili, al mondo della cultura e, più in generale, alle organizzazioni rappresentative della società civile affinché si oppongano con determinazione a questi tagli.” Il Presidente Dastoli chiede infatti di “sollecitare il Parlamento europeo ad emendare la proposta del Consiglio europeo, accettata dalla Commissione, nei settori in cui i tagli di bilancio rischiano di mettere in discussione l’efficacia e il dinamismo delle politiche comuni.”

Sulla questione si è espresso prontamente anche il Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG). Il delegato alla Cooperazione Europea e alla Mobilità Internazionale, Vittorio Gattari, ha manifestato disappunto per il preoccupante taglio da quasi 6 miliardi di euro, “per progetti europei di fondamentale importanza per le giovani generazioni, quali Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà.”

“Nell’ultimo anno ci eravamo già espressi, insieme ai Consigli Nazionali della Gioventù degli altri Paesi, a favore di un considerevole aumento di tali fondi poiché i programmi europei per la mobilità giovanile stimolano e facilitano non solo l’acquisizione di competenze e conoscenze e l’inclusione sociale dei giovani ma contribuiscono anche a costruire una comune identità e una reale integrazione europea. Per quanto il piano Next Generation Eu lanciato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen sia ambizioso, non condividiamo le ragioni di una riduzione dei finanziamenti per programmi che hanno garantito, sino ad oggi, ottimi risultati.

Allo stesso modo, pur essendo lieti che la Commissione Europea abbia accolto la richiesta di aumentare gli stanziamenti per l’occupazione giovanile nell’ambito del Fondo sociale europeo Plus (FSE +), permangono tuttavia dubbi sulla dotazione complessiva del FSE + che sembrerebbe diminuita rispetto alla proposta del 2018. Altresì la destinazione dei fondi per l’occupazione giovanile nel FSE + sembrerebbe rimanere al di sotto degli 8,8 miliardi di euro nell’attuale bilancio dell’UE. Per questo abbiamo scritto al Ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola, perché crediamo che nella cruciale fase di negoziazioni delle prossime settimane, questi investimenti debbano essere rimessi al centro della discussione reintroducendo nuovamente le risorse stimate prima dell’emergenza sanitaria. Se c’è una generazione che rischia di pagare maggiormente la crisi economica in corso è proprio quella degli studenti e giovani lavoratori”. Così la Presidente del CNG, Maria Cristina Pisani.

Anche la Fondazione garagErasmus respinge la proposta della Commissione Europea di tagliare i fondi per il programma Erasmus+ (5,4 miliardi di euro in meno) rispetto alla proposta del 2018. Secondo la Project Manager, Valentina Presa, infatti, “questa riduzione potrebbe non solo frenare la ripresa economica a breve termine, ma anche avere effetti devastanti per il progetto europeo a medio e lungo termine: un’intera generazione potrebbe perdere un’opportunità unica sia in termini economici (favorire la libera circolazione degli studenti e dei futuri lavoratori più qualificati e con una mentalità internazionale) che politici (promuovere un sentimento europeo grazie alle esperienze interculturali).D’altra parte, il taglio dei fondi per l’istruzione e la cultura non deve essere un’opzione, soprattutto se l’UE vuole investire nel capitale umano: le promesse del Recovery Fund non sono in linea con i tagli ai programmi di mobilità come Erasmus+, Corpo Europeo di Solidarietà e Europa Creativa, soprattutto in settori particolarmente dipendenti dai finanziamenti pubblici come l’istruzione e la cultura.  I giovani non dovrebbero pagare, ancora una volta, tutti i costi della crisi economica, e le autorità europee e nazionali dovrebbero rispondere alle loro specifiche esigenze utilizzando gli strumenti adeguati.”

Anche garagErasums compare allora tra i sostenitori della petizione promossa dalla fondazione Erasmo in cui si richiede (i) che il Parlamento Europeo riporti il budget complessivo dei tre programmi UE alla proposta del  2018; (ii) che la  Commissione Europea e Consiglio Europeo accettino la proposta, contribuendo ad un accordo sulla nuova programmazione UE 2021/2027; (iii) che i fondi ripristinati sui tre programmi siano destinati a progetti speciali che sviluppino iniziative utili ad affrontare eventuali, nuovi momenti di crisi sociali; (iv) che le Istituzioni europee sostengano programmi e politiche pubbliche che promuovano la libera mobilità per persone, merci, competenze come elemento qualificante dell’UE; (v)che le Istituzioni europee sostengano tutte le iniziative pubbliche e private finalizzate a formazione e valorizzazione del capitale umano, in particolare quello giovanile.

Il futuro dell’Europa dovrebbe essere orientato alle nuove generazioni e la società civile sta dimostrando che le contraddizioni in merito non saranno più bene accette.