#iostoconilPE : la società civile italiana sostiene la battaglia del Parlamento europeo sul bilancio

Una delle immagini usate per il lancio della campagna social #iostoconilPE [Pagina Fb GFE - Gioventù Federalista Europea]

Nello scontro politico in corso tra Consiglio e Parlamento europeo sul bilancio pluriennale dell’Unione e sul Recovery Plan, un gruppo di associazioni della società civile italiana che comprende Alternativa Europea, Bar Europa, CGIL, Europa in Movimento, Figli Costituenti, Giovani Europeisti Verdi, Gioventù Federalista Europea, La Nostra Europa, Movimento Europeo in Italia, UIL e Unione degli Universitari prende le parti del Parlamento e lancia la campagna social #iostoconilPe

A margine del Consiglio europeo alcuni capi di Stato hanno accusato il Parlamento europeo e il suo Presidente, David Sassoli, di bloccare l’accordo sul bilancio e su Next Generation Eu. I capi di stato e di governo degli Stati membri non riescono infatti ancora ad accettare le condizioni proposte dal Parlamento che chiede un aumento dei fondi destinati a programmi europei come Erasmus+, un impegno giuridicamente vincolante in vista dell’introduzione di nuove risorse proprie e di condizionare l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto.

Numerose realtà della società civile italiana come Alternativa Europea, Bar Europa, CGIL, Europa in Movimento, Figli Costituenti, Giovani Europeisti Verdi, Gioventù Federalista Europea, La Nostra Europa, Movimento Europeo in Italia, UIL e Unione degli Universitari si schierano dalla parte del Parlamento condividendo una dichiarazione comune e lanciando la campagna social #iostoconilPe

Di seguito il testo integrale del comunicato:

Siamo un coordinamento di associazioni europeiste e federaliste che hanno deciso di prendere posizione durante questo braccio di ferro in corso tra nazionalismi contrapposti a spese dei cittadini europei. Stiamo assistendo ad un momento drammatico nella storia dell’Unione, il numero dei contagiati da Covid-19 è pericolosamente risalito e l’intera Europa è costretta di nuovo a fare i conti con una pandemia che è tutt’altro che superata. Nell’emergenza si è misurata la capacità di resilienza delle diverse istituzioni europee. I primi a rispondere, pur con risorse e strumenti limitati, sono stati la Banca Centrale Europea, la Commissione e il Parlamento. Il Consiglio europeo, invece, è da due anni che non riesce a decidere sul bilancio pluriennale post-Brexit e sta dimostrando tutti i suoi limiti anche nella capacità di rispondere rapidamente alle emergenze politiche. Si tratta di un’istituzione intergovernativa inadeguata, le cui ambizioni sono spesso frustrate dal diritto di veto e dalla regola dell’unanimità, spesso sottoposta agli interessi dei singoli governi nazionali, poco lungimiranti. A farne le spese sono l’interesse comune europeo e i cittadini europei. Nel corso della storia del processo di integrazione il Consiglio europeo è sempre stato il peggior elemento di reazione e anche in questi giorni si conferma questa tendenza. Un esempio è il caso della Legge sul clima approvata dalla Parlamento, camera di rappresentanza dei cittadini, con cui si propone di ridurre le emissioni di gas serra del 60% entro il 2030. Il Consiglio non è in grado di trovare un accordo e ha rimandato ogni tipo di discussione e decisione in merito. Non solo, a margine dell’ennesimo Consiglio europeo inconcludente, alcuni capi di Stato hanno accusato il Presidente Sassoli di voler bloccare l’accordo sul prossimo bilancio europeo (il Quadro Finanziario Pluriennale) e sul Next Generation EU, quando in realtà sta rappresentando un Parlamento che cerca di salvare gli interessi degli europei limitando gli innumerevoli tentativi di compromesso al ribasso imposti dal Consiglio. Il governo dell’Olanda, alla guida dei cosiddetti “frugali”, minaccia da settimane il veto sul recovery plan per difendere l’aumento degli sconti (“rebates”) ai contributi sul bilancio già ottenuti nell’accordo di questa estate; mentre i governi ungherese e polacco continuano a non voler accettare che l’erogazione dei fondi europei sia corrisposta da un rispetto dello stato di diritto e il premier sloveno è arrivato a sostenere che il Parlamento non è legittimato a chiedere di aumentare il bilancio pluriennale dell’UE. La miopia politica con cui i singoli capi di Stato attaccano il Parlamento europeo è sotto gli occhi di tutti. Il Parlamento infatti ha il dovere e il diritto di esprimersi sul bilancio e di farlo nell’interesse dei cittadini europei, senza piegarsi ai biechi egoismi nazionali, tenendo fede a punti politici centrali:

  • Mantenere un adeguato ammontare di risorse per i programmi europei che gli Stati vogliono ridurre, come ad esempio Erasmus, Horizon, Eu4Health, Fondo Sociale Europeo+;
  • Introdurre un calendario vincolante per l’introduzione delle nuove risorse proprie. Questo perché ritrovarsi tra qualche anno senza entrate indipendenti dai singoli bilanci nazionali porterebbe a far gravare il peso degli investimenti del Next Generation EU direttamente sui cittadini europei;
  • Difendere i diritti delle persone, vincolando i finanziamenti europei in ogni Stato Membro al rispetto della democrazia e dello stato di diritto.

Il Parlamento Europeo potrebbe ora approvare subito il regolamento per reperire i fondi straordinari destinati ai Paesi Membri per fronteggiare la crisi attuale e rilanciare l’economia con investimenti sostenibili (la cosiddetta Recovery and Resilience Facility) e quindi difendere con ancor più forza questi tre punti nei negoziati sul bilancio dei prossimi anni. In questo modo, il Parlamento Europeo potrà affermare il suo ruolo politico di rappresentante dei cittadini europei, senza essere subalterno alle dinamiche del Consiglio, e guidare un necessario processo di riforma dell’attuale Unione Europea, a partire dall’occasione offerta dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa. Noi siamo al fianco del Parlamento Europeo in questa battaglia, perché ciò significa stare al fianco di tutti i cittadini dell’Unione. Invitiamo allora tutti i cittadini europei a condividere questa posizione, pubblicando una foto con la bandiera europea, taggando il Parlamento Europeo e usando l’hashtag #IoStoConilPE (#ISupporttheEP). Sosteniamo il Parlamento europeo, per evitare l’ennesimo compromesso al ribasso. Resistere ora è il miglior modo per dimostrare ai cittadini che hanno ragione a credere ancora nel progetto europeo.

*Elenco adesioni aggiornato

Alternativa Europea

Bar Europa

CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro

CISL – Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori

Europa in Movimento

EuropaNow!

Figli Costituenti

FutureDem

GaragErasmus

Giovani delle Acli

GEV – Giovani Europeisti Verdi

GFE – Gioventù Federalista Europea

La Nuova Europa

Movimento Europeo in Italia

One Hour for Europe

Radicali Italiani

UIL – Unione Italiana del Lavoro

UDU – Unione degli Universitari

Volt Italia

YouthMed