Da Messina e Taormina una visione per l’Europa del futuro

Francesco Grillo (Vision) e Bill Emmott (già Editor dell'Economist) aprono la sessione Taobuk del 3 ottobre 2020

È in corso a Taormina la seconda giornata di un progetto ambizioso: immaginare l’Europa del futuro. Nell’ambito del Taobuk festival, storica manifestazione culturale di Taormina, giunta ormai alla decima edizione, il think tank Vision ha organizzato una tre giorni per raccogliere ‘visioni’ su come trasformare l’Europa per attrezzarla alle sfide interne ed internazionali del domani.

Perché lo straordinario sforzo compiuto in questi mesi per rispondere alla pandemia non sia un’eccezione, ma diventi capacità strutturale dell’Europa di fornire risposte concrete ai suoi cittadini ed alle imprese che vi operano.

L’iniziativa, che ha preso avvio ieri a Messina, nella sede del Rettorato, parte da un’idea ambiziosa: rilanciare, ancora una volta da Messina, 65 anni dopo la celebre Conferenza che rimise in moto il processo d’integrazione europea dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa nel 1954, il percorso verso un’Unione più efficace, democratica, finalmente una comunità con una propria identità sovranazionale a fianco di quelle locali, regionali, nazionali e come attore globale.

Ospiti della manifestazione una trentina di ‘visionari’ internazionali; espressione della società civile, delle imprese, delle università e del giornalismo europeo. Ossia gli attori dei cambiamenti culturali, sociali, economici ed, in ultima analisi, istituzionali che dovranno attrezzare l’Unione Europea ad affrontare le sfide, interne e globali, del futuro.

Obiettivo della seconda giornata è proprio l’elaborazione di un Manifesto per il cambiamento (che sarà articolato in dieci punti). Pur essendo ancora in elaborazione, possiamo anticiparne alcuni elementi fondanti.

Primo, l’Europa non può cambiare se non viene eliminato il diritto di veto: le decisioni collettive non possono essere affidate al voto all’unanimità, perchè esso espone l’Europa all’immobilismo (mentre il mondo intorno a noi corre veloce) ed a ricatti incrociati che portano a compromessi al ribasso, impedendo all’Unione Europea di essere davvero un modello d’integrazione innovativo ed efficace.

Secondo: è il momento di ripensare le competenze della UE, rendendola più snella, ed allo stesso tempo più sovrana in specifiche aree di interesse comune, che non possono essere affrontate efficacemente dai singoli stati nazionali. In questo senso, è essenziale avviare un percorso ‘costituzionale’, che sia affidato alla Conferenza sul futuro dell’Europa o, forse più efficacemente, ad un confronto fra Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali.

Terzo: sulle ‘risorse proprie’ si gioca il destino dell’Unione. Perché senza una propria capacità fiscale autonoma, la Ue non riuscirà a consolidare il successo del Next Generation EU e le sue priorità: digitale, green deal, infrastrutture in grado di impattare sulla produttività complessiva del sistema economico. E per raccogliere le enormi risorse che saranno necessarie per adeguare l’Unione alle esigenze dell’era Post-Covid.

Insomma, un tentativo di indicare ulteriori strade da percorrere al di là del Next Generation EU. Per non fermarci a guardare i successi raggiunti e trovare idee e coraggio per guardare lontano.