La sfida di raccontare l’Unione europea in maniera “laica”. Intervista ad Angela Mauro

Angela Mauro

Continua il viaggio di Euractiv.it nella società civile per discutere dell’Unione europea, delle sue contraddizioni, problematiche e possibili trasformazioni. Il percorso procederà tramite una serie di interviste ad attivisti, militanti, opinionisti e intellettuali. A ogni intervistato/a verrà richiesta un’opinione sulla “Conferenza sul Futuro dell’Europa” attualmente in corso. In questa tappa Tommaso Visone ha intervistato Angela Mauro, corrispondente a Bruxelles di Huffpost Italia.

Angela Mauro è corrispondente a Bruxelles del giornale online Huffpost e consulente sull’Europa della trasmissione ‘Mezz’ora in più’ condotta ogni domenica su Raitre da Lucia Annunziata e Antonio Di Bella. Dal 2014 è tra i conduttori di ‘Prima pagina’, la rassegna stampa di Radiotre.

Che difficoltà si incontrano come giornalista che si occupa di politica dell’Unione europea rispetto a una collega o a un collega che segue le questioni nazionali?

Per seguire l’Unione Europea devi essere disposto a occuparti di materie molto diverse tra loro e molto spesso tecniche, devi leggere molti documenti, spesso in inglese se non in francese, devi avere la capacità di assorbirli in fretta per produrre articoli, soprattutto se lavori per un giornale online come me. Inoltre devi avere memoria di ciò che accade, di ciò che segui: se ce l’hai, hai un vantaggio rispetto agli altri.

Quali sono le principali carenze dell’informazione italiana riguardo all’Ue?

Penso che l’informazione italiana si occupi poco di Europa. Non c’è molta disponibilità all’approfondimento dei temi, che, come dicevo prima, spesso non sono facili da comunicare. I programmi tv soprattutto se ne occupano pochissimo: è un peccato perché la tv resta il mezzo più egemone, quello che più arriva al grande pubblico. Ecco, ma spesso non c’è tempo, spazio o risorse per andare al fondo delle questioni. Purtroppo o per fortuna, solo se approfondisci riesci a capire un tema che per sua natura è tecnico e dunque riesci a ‘tradurlo’ per chi non ne sa nulla o ne sa poco. Solo se approfondisci prima riesci a farne una trasmissione, a capire che quel tema è ‘mediatizzabile’, diciamo così. Si prenda l’esempio dell’energia, tema centrale nella crisi ucraina che stiamo vivendo. Vedo che il nostro sistema di informazione fa fatica a seguire e informare. Ne consegue che l’Europa fa notizia solo quando diventa bersaglio degli euroscettici, come è successo alle Europee 2019 e come continua a succedere anche adesso. Non è un buon modo di raccontarla, anche perché così facendo ci si perde la parte più bella: raccontare l’Europa in sé, in maniera laica e anche critica, non come fosse ‘Dio in terra’ ma come una ‘casa nostra’ da curare e migliorare.

L’avvento di un nuovo presidente del Parlamento europeo, secondo lei, che tipo di conseguenze avrà sulla politica europea e sulla Conferenza sul Futuro dell’Europa?

Dopo il compianto Sassoli, il Parlamento Europeo ha eletto una personalità che ha ben poco in comune con il suo predecessore. Roberta Metsola, parlamentare maltese del Ppe, è un’anti-abortista convinta, perché il suo è l’unico paese membro dove l’aborto è ancora illegale. È una conservatrice che non si è fatta problemi ad accettare i voti dei sovranisti: per lei hanno votato gli eurodeputati della Lega e anche Fratelli d’Italia. Quest’ultimo partito fa parte – come si sa – dei Conservatori e riformisti, presieduti dall’italiana Giorgia Meloni. Grazie all’accordo su Metsola, i Conservatori e riformisti (Ecr) sono riusciti ad eleggere un vicepresidente in ufficio di presidenza, cosa che non era successa con Sassoli, il quale aveva piantato la sua maggioranza su paletti solidi dell’europeismo escludendo i sovranisti. Invece ora il gruppo referente di Meloni all’Eurocamera non solo è riuscito a entrare in ufficio di presidenza, ma sarà anche determinante: potrà fare squadra con i conservatori e i liberali, per esempio, e mandare i socialisti in minoranza pur con 5 vicepresidenti.

A suo avviso la Conferenza sul Futuro dell’Europa sta ricevendo una copertura mediatica degna della rilevanza dell’evento? In che modo si potrebbe cambiare a riguardo? 

Della conferenza sul futuro dell’Europa non si sta parlando per niente a livello mediatico. Nel suo discorso alle Camere il giorno del giuramento per il secondo mandato, Sergio Mattarella ha provato a richiamare l’attenzione su questo appuntamento ma anche lui non ha ottenuto grandi risultati sui media. Tra l’altro, il Presidente lo ha fatto in maniera critica, ha esortato la Conferenza a produrre risultati concreti per l’Europa in modo da accorciare le distanze tra istituzioni e cittadini: distanze che stanno diventando davvero preoccupanti per la democrazia di tutto il continente. Niente, i riflettori dei media non si sono ancora accesi su questo evento, anch’io me ne sono occupata poco ma ho dato rilievo al richiamo di Mattarella perché lo ritengo molto importante. Saremo comunque obbligati a occuparcene in primavera, quando la Conferenza dovrà produrre le sue conclusioni. Nel discorso al Parlamento Europeo per l’inaugurazione della presidenza francese, Macron si è spinto a dire che la Conferenza assegnerà iniziativa legislativa al Parlamento Europeo. Il capo dell’Eliseo ha detto che su questo c’è l’accordo tra Francia e Germania. Una riforma del genere sarebbe davvero rivoluzionaria: il Parlamento ha sempre dimostrato di essere l’istituzione europea più attenta e all’avanguardia sui diritti e i valori fondanti dell’Ue. Non a caso Sassoli nutriva grandi aspettative sulla Conferenza per il futuro dell’Europa. Ma per assegnare potere di iniziativa legislativa al Parlamento (ora ce l’ha la Commissione, al massimo il Parlamento può sollecitarla a occuparsi di un certo tema) serve una modifica dei Trattati e per modificare i Trattati serve l’unanimità tra i 27 Stati membri. Temo dunque che Macron si sia venduto la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, si vede che è in campagna elettorale per le presidenziali. E temo che dovremo accontentarci dell’introduzione delle liste transnazionali per le prossime europee: questo è un risultato a portata di mano per la Conferenza sul futuro dell’Europa. È già qualcosa, ma si potrebbe fare di più.