Cappato: “Bisogna far pagare più tasse a chi inquina, riducendo quelle sul lavoro”

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e fondatore di Eumans e Virginia Fiume, coordinatrice di Eumans. [Fb - Italia tutto bene]

Euractiv Italia ha intervistato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e fondatore di Eumans e Virginia Fiume, coordinatrice di Eumans. Hanno espresso il loro disappunto per la lentezza e la poca ambizione con cui alcuni governi stanno affrontando l’emergenza climatica. Insieme alle critiche, non mancano però proposte per mobilitare la società civile e i cittadini, con l’obiettivo di rinnovare il progetto europeo.

Nella scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato un testo di Legge sul Clima, come giudicate l’impegno delle istituzioni europee nella lotta contro i cambiamenti climatici?

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono riconosciute da (quasi) tutti come devastanti. Nonostante questo, la politica, europea e mondiale, continua a dimostrarsi timida, se non incapace, nell’affrontare l’emergenza climatica con soluzioni concrete e puntuali come si dovrebbero affrontare tutte le emergenze.

Il Parlamento europeo con l’approvazione della Legge sul Clima ha dato un segnale importante. Ma il percorso deve essere rafforzato. Il 23 Settembre 2020 abbiamo organizzato una giornata di mobilitazione con una maratona in live streaming di 12 ore intitolata HEY EU, TAX CO2 in cui rappresentanti della politica europea e della società civile si sono confrontati proprio su quello che manca a vincere questa sfida.

In particolare il parlamentare europeo e Rapporteur al Budget Pierre Larrotourou ha ricordato in quell’occasione come ci sia un problema di buco negli investimenti verdi: si stima che per raggiungere gli attuali obiettivi siano necessari 470 miliardi di euro all’anno. La parlamentare europea Eleonora Evi ha ribadito come lo stesso obiettivo del 60% sia inferiore a quanto richiesto dalla comunità scientifica (che chiederebbe il 65%).

Nello stesso incontro la ex deputy high commissioner delle Nazioni Unite Flavia Pansieri ha ribadito il ruolo fondamentale dell’Unione europea nel quadro globale: la Cina per raggiungere gli obiettivi nel 2060 dovrà ripianificare interamente la propria economia e gli Stati Uniti al momento non sono impegnati in nessuna forma di protezione del pianeta. L’Unione europea è l’unica che ha una leadership politica in grado di raggiungere questi obiettivi.

Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo State of the Union, aveva parlato di una proposta di compromesso per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Il Parlamento europeo ha però alzato la soglia al 60%, mostrandosi dunque ancor più ambizioso. Ora la palla passa al Consiglio. Quali sono le vostre aspettative?

L’approvazione della risoluzione legislativa da parte del Parlamento europeo sulla neutralità climatica entro il 2050 non ha trovato tutti d’accordo su quando arrivare a “emissioni zero”. Possiamo però unirci sul come: tassando sempre più le emissioni di CO2 e riducendo le tasse sui lavoratori. Da tempo ormai diversi economisti sostengono l’importanza di usare le tasse per disincentivare le emissioni di CO2, spostandole dal lavoro al consumo delle risorse ambientali. Un principio molto semplice, con il quale sembrerebbe difficile non essere d’accordo. Eppure questo tema non è ancora discusso in termini sufficientemente ambiziosi, per far fronte alla gravità della situazione. Per questo è importante portare subito la nostra proposta all’interno delle riunioni ufficiali dei leader europei che ci saranno nelle prossime settimane.

La lotta ai cambiamenti climatici, insieme alla difesa dello Stato di diritto, sono al centro anche del dibattito sul Recovery Plan. Anche in questo caso il Parlamento sta cercando di mantenere alte le ambizioni, nonostante le resistenze di alcuni governi nazionali. In che modo si dovrebbe sbloccare secondo voi l’attuale stallo politico che sembra profilarsi?

Occorre essere ambiziosi e rilanciare il processo di riforma dei trattati. La regola dell’unanimità nelle votazioni del Consiglio europeo rende le decisioni politiche ostaggio degli egoismi nazionali. Le istituzioni europee stanno negoziando le “condizionalità” di bilancio, un meccanismo che lega il rispetto dello Stato di diritto all’accesso ai fondi europei. Ungheria e Polonia minacciano di bloccare i negoziati sul bilancio e sul Recovery Fund se queste condizionalità dovessero essere troppo stringenti. Difficile immaginare uno scenario diverso finché un singolo paese membro avrà potere di veto in Consiglio. Le pressioni del Pe sulle nuove misure ambientali e per lo Stato di diritto potrebbero trovare una nuova forza propulsiva nella Conferenza sul futuro dell’Europa, la grande consultazione civica che avrebbe dovuto iniziare a maggio. Sarebbe l’occasione giusta per cambiare i meccanismi decisionali a livello europeo, e ridisegnare l’assetto istituzionale dell’Unione a partire dal coinvolgimento diretto dei cittadini.

Al centro del dibattito ci sono anche le nuove risorse proprie dell’Ue, tra cui compaiono anche il Carbon border adjustment e il Carbon pricing. In che modo Stopglobalwarming.eu può e vuole entrare in questo dibattito cruciale per il futuro di tutti gli europei?

StopGlobalWarming.eu è un’iniziativa dei cittadini europei con un obiettivo più ambizioso di quello fissato dalla Commissione europea. Se il Carbon Border Adjustament Mechanism è stato recepito dalla Commissione, il Carbon Pricing in quanto tale non è ancora incluso nella proposta, che si limita ad estendere a nuovi settori l’attuale sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue, dimostratosi finora debole e inefficace. In questo contesto, la spinta dei cittadini attraverso l’unico strumento di democrazia partecipativa previsto dai trattati rafforzerebbe la posizione delle istituzioni europee nei confronti di quegli stati membri ancora reticenti a introdurre misure radicali per combattere l’emergenza climatica. Se un milione di cittadini europei avranno firmato entro il 22 gennaio, le istituzioni europee avranno in mano uno strumento decisivo per fare pressione sull’obiettivo di tassare le emissioni inquinanti. Inoltre, la nostra proposta non chiede semplicemente di utilizzare il gettito derivato dalla tassazione delle emissioni per finanziare le risorse proprie dell’Ue, ma si sforza di individuare una forma di compensazione sociale abbassando le tasse sui lavoratori. Contrariamente a chi sostiene che le esigenze ecologiche sono in contrapposizione con quelle sociali, il nostro messaggio è che una buona politica ambientale è anche una buona politica sociale.

Stopglobalwarming.eu è stata promossa anche da Eumans. Potete descrivere in breve il progetto Eumans e anticiparci alcune delle prossime iniziative che vi vedranno impegnati?

Eumans è un movimento paneuropeo di cittadini che, attraverso gli strumenti della democrazia partecipativa, mirano a raggiungere gli obiettivi Onu sullo sviluppo sostenibile, rafforzando la qualità della vita, dell’ecosistema e della democrazia in Europa. È stato fondato nel 2019 da un gruppo di attivisti e collabora con cittadini e associazioni di tutta Europa per rafforzare l’impatto degli strumenti di democrazia partecipativa, verso il raggiungimento di obiettivi politici transnazionali.

Per garantire la piena realizzazione della democrazia, attraverso l’intreccio tra democrazia partecipativa e democrazia rappresentativa, portiamo avanti l’elaborazione della proposta “Equal Dignity for Participatory Democracy”, la proposta che mira a parificare gli investimenti e le risorse investite dall’Unione Europea per i momenti elettorali.

Oltre all’iniziativa dei cittadini europei Stopglobalwarming.eu, abbiamo attivato nel pieno dell’emergenza Covid-19 una petizione al Parlamento europeo, EU CAN DO IT: proposte concrete per rafforzare le competenze e la cooperazione europea per la gestione delle emergenze sanitarie, climatiche, sociali ed economiche. Oltre che l’avvio immediato della Conferenza sul futuro dell’Europa. Grazie a 8.000 cittadini, venti sindaci di tutta Europa e una rete di oltre 40 organizzazioni la petizione presentata alla commissione Petizioni ora sta aspettando i pareri della commissione Affari costituzionali e del gruppo di lavoro della Conferenza sul futuro dell’Europa. Per rilanciare l’urgenza dell’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa e preparare il terreno per l’istituzione di assemblee dei cittadini estratti a sorte anche a livello europeo abbiamo presentato proprio l’8 ottobre una nuova petizione al Parlamento insieme alla coalizione Citizens Take Over Europe.

È soprattutto un movimento non identitario, che mette il lavoro sulle singole iniziative davanti al rafforzamento dell’organizzazione. Per questo ci offriamo come “movimento di servizio”, in supporto di tutte le organizzazioni che portano avanti iniziative che condividiamo. Proprio in questi giorni per esempio stiamo sostenendo l’iniziativa dei cittadini europei per i pieni diritti politici degli europei in mobilità Voterwishoutborders.eu, creando un ponte tra gli organizzatori della Ice e la rete dei 3Millions nel Regno Unito di cui alcuni attivisti Eumans fanno parte.

Da novembre 2020 sarà possibile iscriversi a Eumans.