La strategia sui vaccini anti-Covid: una dura lezione per l’Ue

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L’agenzia Reuters ha ricostruito i colloqui interni all’Ue dell’ultimo mese che rivelano i limiti e dell’approccio della Commissione europea e gli ostacoli con cui si è dovuta scontrare.

L’Ue ha pagato miliardi di euro per dei vaccini volti a frenare una pandemia che sta uccidendo migliaia di europei ogni giorno. Ora i produttori di vaccini hanno tagliato le consegne, e l’Ue è intrappolata in una battaglia mediatica dinnanzi all’opinione pubblica.

“Questa è una catastrofe”, ha detto l’ambasciatore francese Philippe Leglise-Costa alla riunione del 27 gennaio, secondo una nota diplomatica vista da Reuters. Il vertice rappresenta un momento cruciale nelle due settimane di confusione e di rabbia sulla fornitura di vaccini, che avrebbero fatto precipitare l’Unione nella sua crisi più profonda da quando Ursula von der Leyen è entrata in carica come presidente della Commissione europea poco più di un anno fa.

Una settimana prima, l’Ue aveva fissato l’obiettivo di vaccinare contro il Covid-19 il 70% degli adulti entro la fine dell’estate, una potenziale via di uscita dalle chiusure che sono costate miliardi ai Paesi membri. Quando l’impatto della carenza di vaccini è diventato chiaro, l’Unione si è imbarcata in una campagna per far spingere i produttori di farmaci responsabili dei ritardi di produzione a rilasciare più forniture. Ma la tattica non stava funzionando e i dettagli degli accordi confidenziali hanno iniziato a trapelare, mettendo in dubbio la capacità dell’Ue di far rispettare i contratti che aveva concordato per conto dei suoi Stati membri.

Reuters ha ottenuto dettagli esclusivi dei colloqui interni dell’Ue nell’ultimo mese, e ha intervistato quattro persone presenti alle riunioni chiave per verificare il contenuto delle note diplomatiche in suo possesso. Le stesse rivelano come gli alti dirigenti dell’Ue siano passati dalla soddisfazione per il programma di vaccinazione al panico.

Alcuni funzionari dell’Ue erano già a conoscenza a dicembre dei ritardi nella produzione dei vaccini, come mostrano le note, ma la Commissione ha comunque annunciato obiettivi ambiziosi. L’Ue inizialmente non teneva traccia delle dosi di vaccino che lasciavano il blocco per altri Paesi, rendendosi conto solo dopo che le sue stesse forniture erano state ritardate che non poteva rintracciare i milioni di dosi che erano già state esportate. E mentre i suoi tentativi di guadagnare terreno con mezzi legali sono falliti, la Commissione ha affrontato attacchi taglienti dai governi dell’Ue sulla sua strategia di comunicazione pubblica.

In una pandemia che ha ucciso più di 700.000 persone solo in Europa, i ritardi annunciati dalle aziende produttrici di vaccini contro il coronavirus – AstraZeneca PLC e Pfizer Inc. – rischiavano di lasciare milioni di persone in Europa senza protezione durante l’inverno, proprio mentre nuove varianti, più trasmissibili, circolavano e gli ospedali erano pieni. I centri di vaccinazione da Madrid a Parigi hanno chiuso per mancanza di forniture.

La Commissione Ue ha rifiutato di commentare questa storia. Lo stesso ha fatto AstraZeneca, che ha detto di essere concentrata sull’aumento delle forniture al blocco dopo i problemi di produzione. La Commissione ha spesso detto che si aspetta un aumento esponenziale della disponibilità di vaccini da aprile. L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ha detto a Reuters che la produzione è tornata in pista in Europa dopo che la società ha apportato modifiche al suo sito di produzione belga per aumentare la fornitura.

La stretta sui vaccini non è stata solo un problema per la salute pubblica. È stata anche una crisi politica.

La Gran Bretagna, appena uscita dal mercato unico dopo cinque anni di difficili negoziati, stava vaccinando a un ritmo molto più veloce di qualsiasi altro Paese dell’Ue, come mostrano i dati pubblici.

I diplomatici temevano che la Commissione stesse perdendo la battaglia e l’avevano esortata a raffreddare lo scontro con la società britannica AstraZeneca per cercare di ottenere i farmaci il più presto possibile, come mostrano le note e hanno testimoniato alcune persone presenti.

Il dilemma della Commissione mette in luce il potere delle grandi case farmaceutiche mentre i governi si affannano a vaccinare i loro cittadini, e le tensioni geopolitiche che ne possono derivare.

Alla fine, le note mostrano che i diplomatici dell’Ue hanno riconosciuto che l’Unione non poteva trarre beneficio dallo scontro con AstraZeneca. Invece, la Commissione ha alzato il tiro contro il Regno Unito – che, secondo AstraZeneca, stava impedendo ai vaccini prodotti in Gran Bretagna di raggiungere l’Europa – salvo poi fare rapidamente un passo indietro dopo aver capito che rischiava di far saltare il compromesso sul confine irlandese raggiunto nell’ambito dell’accordo sulla Brexit.

Ritardi annunciati a dicembre

A gennaio i funzionari della Commissione europea e i diplomatici coinvolti si erano incontrati nella sala S7 dell’Europa Building. La Commissione era rappresentata dal massimo negoziatore sui vaccini dell’Ue, Sandra Gallina, una cittadina italiana che ha iniziato a lavorare per la Commissione Ue più di tre decenni fa come interprete, che si è rifiutata di commentare questa storia.

L’Ue era circa tre settimane indietro rispetto alla Gran Bretagna nel lanciare un vaccino – in gran parte perché ha scelto di non ricorrere all’approvazione di una normativa di emergenza come ha fatto la Gran Bretagna. Ma l’Ue aveva annunciato accordi con sei produttori di vaccini per assicurare quasi 2,3 miliardi di dosi per la i suoi 450 milioni di abitanti.

Pfizer, lavorando con il partner tedesco BioNTech, era una delle due sole aziende ad aver ottenuto l’approvazione. Era l’unica a fornire l’Ue, che aveva annunciato accordi per un massimo di 600 milioni di dosi. La distribuzione è iniziata subito dopo Natale.

“Le consegne sono finora per lo più senza problemi”, aveva assicurato Gallina ai diplomatici in un briefing dell’8 gennaio, secondo una nota della riunione. Gallina aveva dichiarato che l’Ue stava ricevendo 3,5 milioni di dosi di vaccino Pfizer a settimana e aveva sottolineato che il Regno Unito, al contrario, aveva ordinato solo 4 milioni di dosi del vaccino Pfizer fino a febbraio. Pfizer ha rifiutato di commentare, dicendo che i programmi di consegna sono riservati.

Gallina aveva spiegato ai diplomatici che alcuni Paesi, già in attesa di dosi Pfizer, stavano operando per assicurarsi anche il vaccino di AstraZeneca, che avrebbe dovuto avviare le consegne nell’Ue una volta che il suo vaccino avesse ottenuto l’approvazione alla fine di gennaio. I vaccini di entrambe le aziende sono prodotti ed esportati da stabilimenti a breve distanza da Bruxelles. AstraZeneca produce vaccini per l’Ue anche in fabbriche in Germania e Gran Bretagna, secondo la Commissione Ue. Gallina alla riunione aveva sottolineato che gli Stati membri vedevano AstraZeneca come un punto di riferimento per i suoi prezzi bassi e i suoi grandi numeri.

Le aziende non hanno voluto rilasciare dichiarazioni in merito ai prezzi. Due funzionari dell’Ue direttamente coinvolti nelle negoziazioni hanno detto alla Reuters che il vaccino di AstraZeneca costa circa 2,5 euro per dose, contro i 15,5 euro di quello di Pfizer. AstraZeneca si è impegnata a consegnare almeno 80 milioni di dosi fino a marzo e un massimo di 120 milioni.

I negoziatori dell’Ue erano consapevoli che AstraZeneca stava riducendo la fornitura pianificata a causa di problemi di produzione. L’azienda aveva annunciato al gruppo direttivo dell’Ue il 4 dicembre che avrebbe ridotto i suoi obiettivi per il primo trimestre a due terzi del massimo di 120 milioni, secondo una nota diplomatica. In un’audizione pubblica il 12 gennaio al Parlamento europeo, Gallina ha detto ai legislatori dell’Ue di aver sentito solo tre casi di reclami “relativamente minori” sulle consegne.

La dura realtà

Tre giorni dopo, il 15 gennaio, anche Pfizer ha detto che aveva ridotto la produzione e avrebbe temporaneamente tagliato le forniture all’Ue dal suo stabilimento belga. C’è stata un’immediata protesta pubblica in tutta Europa. Il commissario speciale dell’Italia per il Covid, Domenico Arcuri, ha detto che l’Italia stava considerando un’azione legale contro Pfizer.

Nonostante questi ritardi, la Commissione Ue è andata avanti e ha annunciato un ambizioso obiettivo di vaccinazione. Il 19 gennaio, quando poco più di 5 milioni di vaccini erano stati somministrati nell’Ue, la Commissione ha confermato gli obiettivi di vaccinare almeno l’80% degli operatori sanitari e degli anziani sopra gli 80 anni entro marzo, e il 70% della popolazione adulta dell’Ue entro la fine dell’estate. Ha anche proposto un modo per donare le dosi in eccesso ai Paesi più poveri.

Il giorno dopo nel briefing della sala S7, i diplomatici dell’Ue hanno detto ai funzionari della Commissione che quegli obiettivi erano troppo ambiziosi. “Abbiamo solo il 2% circa di vaccinati. Come siete arrivati all’obiettivo del 70%?”, ha chiesto un rappresentante della Lituania. “Preferiamo non promettere e dare di più”, ha detto il delegato olandese. Un portavoce dell’ambasciatore olandese ha confermato che i Paesi Bassi hanno espresso preoccupazioni sull’ambizione della proposta della Commissione. Una portavoce dell’ambasciatore lituano ha rifiutato di commentare.

Tre giorni dopo, le note mostravano Gallina che diceva ai diplomatici che il taglio improvviso di Pfizer aveva “danneggiato” i piani di vaccinazione degli Stati membri. Ma li ha rassicurati che le spedizioni sarebbero riprese la settimana successiva.

Lo scontro con AstraZeneca

Il peggio doveva ancora arrivare. Venerdì 22 gennaio, AstraZeneca, che avrebbe dovuto iniziare le consegne nell’Ue il 15 febbraio, ha detto che avrebbe tagliato ulteriormente le forniture nei primi tre mesi. Un alto funzionario coinvolto nei colloqui ha detto a Reuters che questo significherebbe un calo di circa il 60% – a 31 milioni di dosi invece di 80 milioni.

La Commissione europea è passata all’offensiva. Poche ore dopo l’annuncio, il commissario per la salute Stella Kyriakides ha espresso su Twitter la sua “profonda insoddisfazione”. Il lunedì successivo la Commissione ha convocato i dirigenti di AstraZeneca per fare pressione sull’azienda per aumentare le consegne.

La Commissione ha ottenuto delle concessioni – AstraZeneca ha si è impegnata a consegnare 8 milioni di dosi aggiuntive rispetto alla precedente offerta e ad iniziare la distribuzione una settimana prima.

Però non era abbastanza. Consapevole dei problemi di produzione nel sito belga di AstraZeneca, la Commissione Ue allora ha chiesto vaccini dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Ma AstraZeneca non ha offerto alcun chiarimento sul fatto che le dosi potessero essere dirottate dalla Gran Bretagna, ha spiegato alla Reuters un funzionario Ue che ha partecipato alla riunione.

Il giorno dopo, l’amministratore delegato della società Pascal Soriot ha dichiarato ad alcuni giornali europei che AstraZeneca non era legalmente obbligata a consegnare le dosi all’Ue in un tempo preciso, perché nel contratto c’era scritto solo che avrebbe fatto del “suo meglio” per consegnare.

Ha anche detto che la Gran Bretagna aveva firmato il suo contratto prima dell’Ue e aveva chiesto di essere servita per prima dagli stabilimenti britannici. Il governo britannico si è rifiutato di commentare.

Le dichiarazioni di Soriot hanno fatto infuriare la Commissione Ue. Il 27 gennaio, secondo i verbali visti da Reuters, Gallina aveva detto ai diplomatici di essere “scioccata” dal “livello di dichiarazioni scorrette” che, a suo dire, Soriot aveva fatto sugli impegni di AstraZeneca. L’azienda si è rifiutata di commentare.

La Commissione, affermando di essere sicura della forza delle sue argomentazioni legali, ha chiesto ad AstraZeneca di pubblicare il contratto che avevano concordato. Una versione in parte oscurata è stata infine resa pubblica il 29 gennaio.

Con la “schiena al muro”

Alla riunione del 27 gennaio, Gallina aveva detto ai delegati che alcuni dei problemi con AstraZeneca erano già noti, ma il nuovo taglio era “un colpo grosso”. Ha anche detto che l’Ue non aveva un report dettagliato su chi esportava i vaccini e dove. “Abbiamo alcune informazioni, ma ci serve di più”, aveva affermato.

Durante il suo intervento aveva riferito anche che alcuni dati doganali mostravano che, nelle ultime settimane, milioni di vaccini contro il Covid-19 erano stati esportati in Gran Bretagna, Canada, Israele e Cina. La Commissione Ue non ha risposto alla richiesta di questi dati da parte della Reuters. Gran Bretagna, Israele e Canada hanno detto di aver ricevuto i vaccini di Pfizer dall’Ue e la Gran Bretagna ha anche detto di aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca dall’Ue. Fosun, l’azienda cinese che ha i diritti esclusivi di vendere il vaccino di Pfizer in Cina e Hong Kong, non ha rilasciato commenti.

Durante l’incontro con i diplomatici Gallina aveva annunciato che l’Ue avrebbe creato un nuovo meccanismo per tracciare e autorizzare le esportazioni e aveva aggiunto che gli avvocati dell’Ue avrebbero potuto usare diversi argomenti legali per spingere AstraZeneca a rilasciare più dosi.

Il briefing non è andato bene. Almeno cinque diplomatici hanno detto che la Commissione si era spinta troppo oltre nella sua battaglia mediatica e l’hanno esortata a calmare la disputa, almeno privatamente.

“La Commissione ha le spalle al muro”, ha detto l’ambasciatore francese Leglise-Costa alla riunione, secondo le note viste dalla Reuters. Ha sollecitato un cambiamento immediato nella strategia di comunicazione.

Più tardi quel giorno, in un’altra telefonata con la Commissione, Soriot ha detto all’Ue di non aspettarsi dosi dalle fabbriche di AstraZeneca in Gran Bretagna perché Londra stava usando una clausola nel suo contratto che le dava la priorità sulle dosi prodotte nel Regno Unito.

“Atto di ostilità”

Vedendo che i diplomatici volevano attenuare lo scontro con AstraZeneca, la Commissione ha preso di mira il governo britannico.

Il giorno dopo, l’esecutivo ha minacciato pubblicamente di bloccare le esportazioni di vaccini – una mossa che avrebbe colpito le importazioni britanniche di vaccini dallo stabilimento belga della Pfizer. E la Commissione ha detto di voler istituire un meccanismo che imponesse alle aziende di chiedere l’autorizzazione prima di esportare dosi di vaccino.

Venerdì 30 gennaio, ha fatto un ulteriore passo, minacciando di far scattare una clausola che impedisse alle esportazioni di vaccini di raggiungere l’Irlanda del Nord – una provincia britannica che rimane parte del mercato interno dell’Ue dopo la Brexit.

Imporre restrizioni su quel confine era una scelta potenzialmente esplosiva: nei colloqui sulla Brexit si era concordato di tenerlo aperto, per preservare l’asse portante di un accordo di pace del 1998 che metteva fine a 30 anni di conflitto armato nella provincia.

Il primo ministro dell’Irlanda del Nord Arlene Foster ha definito la proposta dell’Ue “un incredibile atto di ostilità” e i funzionari dell’Ue hanno rapidamente ammesso che era eccessiva. Poco dopo la Commissione è tornata sui suoi passi.

La presidente della Commissione Von der Leyen ha annunciato in un tweet che L’Unione aveva effettuato un “passo avanti sui vaccini”: AstraZeneca si era offerta di aumentare le consegne a 9 milioni. Dopo una settimana di lotte e caos diplomatico, l’Ue è riuscita ad assicurarsi solo 1 milione di dosi in più rispetto all’offerta iniziale edulcorata dell’azienda.