Vaccini, senza l’Unione europea sarebbe andata molto peggio

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Il vaccino anti-Covid dell'americana Moderna. [Pool/EPA/EFE]

Ci sono stati errori e tutt’ora ci sono aspetti da correggere, ma lo sforzo dell’Unione europea è stato determinante e possiamo ancora farcela, scrive Luca Jahier.

Un dibattito cruciale oggi al Parlamento Europeo, tutta la mattinata, sulla strategia vaccinale europea. Si, ci sono critiche evidenti intorno a ciò che non sta funzionando nella strategia definita in autunno, sul non rispetto da parte delle case farmaceutiche dei tempi di fornitura e delle quantità stabilite nei contratti con le Big Farma, sul ritorno di tentazioni di ripiego nazionalistico, sulla possibile rimessa in discussione dell’obiettivo che l’Europa sia leader nel favorire la messa a disposizione dei vaccini per i paesi vicini, dai Balcani al Mediterraneo e Africa in particolare.

Ma anche il riconoscimento che solo un anno fa cominciavamo a dover fronteggiare una pandemia mondiale di queste proporzioni, che in meno di un anno, grazie certo ad enormi investimenti pubblici, Unione europea in testa, si è giunti ad autorizzare già 3 vaccini e molti altri sono in dirittura d’arrivo, un vero miracolo della scienza accompagnata dalla politica dell’Ue. Che la salute non era neppure lontanamente una priorità secondaria dell’Ue e che oggi tutti riconoscono e sollecitano un ruolo più rilevante dell’Europa in questo campo, fino ad aver lanciato l’Unione europea della Salute. Si stiamo ora sperimentando le difficoltà concrete della produzione e della logistica, campi mai considerati prima delle competenze dello Stato né tantomeno dell’Unione Europea e che oggi già spingono ad un ruolo più forte delle delle istituzioni comunitarie in questo campo, con l’iniziativa già affidata al Commissario europeo all’industria, Thierry Breton.

Ci sono certamente aspetti da correggere. Ad un mese dal lancio della campagna vaccinale, concreti meccanismi di correzione su questo aspetto sono già stati messi in moto e stiamo tutti imparando facendo, in terreni inesplorati e in cui fino a ieri non c’erano né mandato né competenze. È chiaro che bisogna fare in fretta, perché solo una estesa copertura vaccinale, fatta secondo le regole dell’Ema e in sicurezza per i cittadini secondo gli alti standard europei, ci garantirà una uscita dal tunnel della pandemia. E non c’è tempo da perdere.

La campagna vaccinale segna oggi la sfida più rilevante su cui tutte le autorità pubbliche delle nostre democrazie europee giocano il proprio futuro e la stessa capacità di ripresa di una vita normale per i cittadini come anche la ripresa economica e la tenuta sociale.

Ma un dato è certo, se siamo onesti, senza il ruolo cruciale giocato in questi difficili mesi dall’Ue tutto sarebbe andato molto peggio e con l’impegno determinato e costante dell’Ue, assieme agli Stati membri, sotto il controllo e lo stimolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, possiamo farcela, presto e bene.

Certo una riflessione specifica emerge, sul ruolo delle Big Pharma e sulla doppia sfida, di come gestire la gestione delle pandemie e considerare la produzione e le messa a disposizione dei vaccini come “bene pubblico” mondiale. Non servono le ideologie, ma una visione e un determinato e strutturale pragmatismo.

Luca Jahier è stato presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE) da aprile 2018 a ottobre 2020.