Vaccini, la Commissione Ue deve assicurare maggior trasparenza sui contratti

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Una dose di vaccino AstraZeneca. [EPA-EFE/DOMINIC LIPINSKI / POOL]

Il vaccino contro il Covid-19 è un bene pubblico che appartiene a tutti, per questo l’Unione europea ha investito nella produzione di 2,3 miliardi di dosi. 

È nei momenti di difficoltà che emergono i veri valori e il modo in cui affrontiamo oggi la crisi provocata dal Covid-19 rispecchia la nostra fiducia nei principi che ispirano l’Unione europea.

Un anno fa, all’inizio della pandemia, abbiamo chiesto solidarietà e oggi, guardando indietro, possiamo dire che siamo riusciti a mantenere i nostri confini aperti, a garantire la fornitura di medicinali e altri beni di necessità, a dar vita al Recovery Plan e offrire sostegno finanziario alle imprese e ai lavoratori. Abbiamo dimostrato che insieme siamo più forti e che la solidarietà è il modo più efficace per affrontare le difficoltà. Questo è il momento di avere una unica e comune strategia europea rispetto all’acquisto, alla distribuzione e alla somministrazione del vaccino. L’Ue non crede nel darwinismo sociale ed economico dell’ “America First” di Donald Trump. La sua grande forza è nell’affrontare la pandemia e la strategia per la vaccinazione traducendo i propri valori in modo concreto: per noi non ci sono Paesi forti e deboli che devono combattersi, e non permetteremo alle grandi aziende farmaceutiche di trascinarci in una specie di asta o di guerra silenziosa per aumentare i loro profitti.

Prima dell’estate l’Ue ha negoziato con diverse case farmaceutiche le proprie forniture al fine di ridurre il rischio e garantirsene l’approvvigionamento.
Inoltre, per coprire le spese di ricerca e accelerarne lo sviluppo, Bruxelles ha fornito a tali aziende un pre-finanziamento utilizzando prestiti della Banca europea per gli investimenti.
Ora dobbiamo essere molto chiari: non è accettabile che alcune aziende, come AstraZeneca, alla ricerca di un migliore offerente, provino a tirarsi indietro dopo aver firmato un contratto a determinate condizioni. L’Ue intraprenderà azioni legali e continuerà a collaborare con altre aziende.

La Commissione europea deve agire con forza e, allo stesso tempo, assicurare maggiore trasparenza sui contratti. Neanche gli eurodeputati hanno potuto accedere ai contratti firmati. Tutti i documenti esenti da clausole di riservatezza dovrebbero essere resi pubblici immediatamente, una cosa che riaffermerebbe la credibilità della Commissione.

Questa settimana con la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen abbiamo avuto uno scambio di opinioni a porte chiuse ma nella sessione plenaria del Parlamento europeo che si apre questo lunedì 8 febbraio chiediamo la sua presenza per una discussione pubblica. Il nostro Gruppo dei Socialisti e Democratici ha sostenuto il lavoro della Commissione e ne abbiamo difeso l’azione come la migliore garanzia per assicurare una forte posizione negoziale comune, per prezzi dei vaccini più bassi e per evitare una dannosa concorrenza interna tra gli Stati membri. Ma non possiamo tollerare il comportamento spregiudicato di alcune aziende che hanno costretto i governi a rivedere le proprie strategie di vaccinazione. 

Ora i cittadini vogliono sapere come si sono svolte le cose e ne hanno pienamente diritto. Il Gruppo S&D ha fatto propria questa esigenza di trasparenza e non si riterrà soddisfatto finché non saranno fornite risposte dettagliate.

Bisogna accelerare la distribuzione del vaccino. Un accordo tra i 27 leader nazionali c’è già. Gli Stati membri hanno anche concordato un protocollo comune che impedisce ai cittadini di recarsi in un altro membro dell’Unione nel tentativo di essere vaccinati prima. L’obiettivo comune è vaccinare entro marzo almeno l’80% delle persone di età superiore agli 80 anni e degli operatori sanitari e prima della fine dell’estate il 70% di tutta la popolazione adulta. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie monitorerà i progressi e pubblicherà i dati ogni due settimane.
Se i tempi di approvazione dei vaccini da parte dell’Ue sono più lunghi rispetto a Paesi come Cina, Russia o Regno Unito è perché l’Unione europea segue processi di autorizzazione più severi, senza sacrificare la sicurezza in nome della propaganda.
L’Ue, inoltre, ha negoziato per conto dei 27 Stati membri dosi di vaccino a un prezzo vantaggioso – senza l’aumento dei costi derivante da un’asta tra i vari Paesi – ma queste dosi non sono destinate ai soli cittadini europei. L’Unione europea ha infatti acquistato 2,3 miliardi di dosi di vaccino a fronte di una popolazione di circa 500 milioni di cittadini. Questo significa che sin dall’inizio abbiamo preso in considerazione le esigenze del resto del mondo, alle quali risponderemo lavorando insieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Come socialdemocratici siamo particolarmente orgogliosi del fatto che l’Ue consideri il vaccino un bene pubblico globale e che quindi consideri come un dovere il fatto di garantirne l’accesso a tutti. Gli Stati più ricchi, che rappresentano il 14% della popolazione mondiale, si sono assicurati il 53% dei vaccini, tra quelli nelle fasi più avanzate della distribuzione. Abbiamo il dovere di garantire una giusta ed equa distribuzione in tutto il mondo. L’Ue ha inoltre lavorato con l’Oms per realizzare uno strumento internazionale, COVAX, che canalizzerà la solidarietà a livello globale. Ma l’Ue dovrebbe anche coordinare la propria strategia diplomatica, insieme agli Stati membri, in modo da lavorare con i nostri vicini e con i Paesi meno sviluppati.

L’Unione europea non è perfetta, c’è ancora molto lavoro da fare, ad esempio costruendo una vera Unione della Salute. Tuttavia siamo convinti che i nostri valori siano necessari per affrontare una crisi globale e che la nostra influenza sugli organismi internazionali possa contribuire a rafforzare le Nazioni unite e costruire un nuovo ordine mondiale basato su diritto, giustizia e cooperazione.

Iratxe García Pérez, Capogruppo S&D al Parlamento Europeo

Brando Benifei, Capodelegazione Eurodeputati PD al Parlamento Europeo

Simona Bonafe’, Vice-Presidente Gruppo S&D al Parlamento Europeo