Vaccini, la Commissione Ue chiama in causa gli Stati sulle responsabilità nella distribuzione

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Fiale usate dei vaccini di Pfizer-BioNTech (a sinistra), Moderna (al centro) e AstraZeneca (a destra) all'ospedale di Malmö, Svezia. [EPA-EFE/Johan Nilsson/TT SWEDEN OUT]

Uno degli impegni della nostra testata è fornire un’informazione il più possibile corretta e far luce sulle fake news concernenti il rapporto fra l’Unione europea ed i suoi Stati membri. La sollevazione di alcuni paesi contro la Commissione sulla distribuzione dei vaccini presenta aspetti che è necessario chiarire.

La Commissione ha commesso ingenuità nella gestione dei contratti sui vaccini. Era tuttavia difficile, quando quei contratti sono stati stipulati, pretendere tempi certi ed impegni precisi in mancanza di informazioni corrette e definitive sui tempi di approvazione, produzione e distribuzione degli stessi.

La Ue ha forse dimenticato che in una guerra (e quella dei vaccini si configura come una guerra, combattuta con un siero che non solo salva vite, ma permette ai sistemi economici e sociali di rimettersi in moto, ed è quindi cruciale per la sopravvivenza), se – come nel caso europeo – non si parte da una posizione di forza, occorre lasciarsi aperte più opportunità negoziali, guardando oltre i tradizionali alleati. Insomma, in guerra non si guarda in faccia nessuno, anche se si presenta con la faccia benevola e pacifica. Né si può snobbare l’aiuto di chi presenta un volto che non ci piace.

Sull’approvvigionamento, dunque, la Ue ha commesso errori ed ingenuità, per quanto comprensibili. Sulla distribuzione dei vaccini, però, aveva proposto di adottare un criterio corretto: quello di un’allocazione pro-rata, ossia proporzionale alla popolazione di ciascun paese membro.

Come la Commissione ha ricordato in un comunicato di ieri, sabato 13, sono stati gli Stati membri a pretendere che questo criterio fosse ammorbidito, modificato. Che tenesse conto di necessità derivanti dalla specifica situazione epidemiologica di alcuni Stati. E che, nel caso in cui un paese membro rinunci alla propria allocazione pro-rata, i vaccini siano redistribuiti agli altri Stati membri.

Come conclude laconicamente il comunicato di Bruxelles: “se gli Stati membri intendono tornare all’applicazione di una distribuzione pro-rata, sta loro trovare un accordo”. Tanto per chiarire di chi sono le responsabilità di una distribuzione che è oggi oggetto di critiche scorrette da parte di alcuni leader politici europei.