Il Covid-19 e il nazionalismo metodologico

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Coronavirus pandemic in Italy [EPA-EFE/FILIPPO VENEZIA]

Una pandemia va osservata da un punto di vista medico e scientifico. L’utilizzo di una prospettiva nazionale rende difficile prevenire le crisi e imparare da quello che accade altrove. E vale per l’Italia come per gli altri Paesi, scrive il direttore di Euractiv Italia Roberto Castaldi.

Osservare la vicenda della pandemia mette tristezza da molti punti di vista. Il primo è ovviamente la sofferenza per i morti, i malati, i loro cari. Il secondo è l’ostinata mania di analizzare perfino una pandemia in una prospettiva nazionale – quel che il grande sociologo Ulrich Beck chiamava “nazionalismo metodologico” – che porta a percezioni distorte, comprensione limitata e quindi a non imparare tutto quel che dovremmo, riducendo la capacità complessiva di affrontare la situazione.

All’inizio della pandemia l’Italia è stata tra i Paesi più contagiati. Molti si sono illusi che fosse un problema “italiano”, mentre era abbastanza ovvio che se il virus era arrivato dalla Cina all’Italia, difficilmente non avrebbe colpito il resto dell’Europa. La maggior parte dei Paesi europei di dimensione simile alla nostra ha avuto un andamento epidemiologico simile al nostro, ma con alcune settimane di ritardo. Ma invece di attrezzarsi per gestire un andamento simile a quello italiano, molti si sentivano rassicurati nell’osservare che i loro dati giornalieri erano inferiori a quelli italiani.

Oggi accade l’opposto. Le scuole – che non sono necessariamente dei focolai in quanto tali, ma che innescano una serie di contatti sociali e di utilizzo dei mezzi pubblici enorme – in Italia aprono con alcune settimane di ritardo rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei. E così ora è probabilmente l’Italia ad essere indietro di alcune settimane rispetto ai dati di altri grandi Paesi europei. Eppure, la discussione pubblica verte piuttosto sul compiacimento per il fatto che stavolta la nostra situazione sembri migliore invece che sulle misure da mettere in atto in vista di un trend che probabilmente sarà analogo. Tanto da ritrovarci con manifestazioni e polemiche contro le misure che il governo sta mettendo in campo per cercare di arginare la seconda ondata.

Tutto questo avviene perché assumiamo una prospettiva nazionale, mentre una pandemia va osservata da un punto di vista medico e scientifico. L’utilizzo di una prospettiva nazionale di fatto rende difficile prevenire le crisi e imparare dalla situazione pandemica altrove. E vale per l’Italia come per gli altri Paesi.

L’altro paradosso della prospettiva nazionale è una sensazione di efficacia nella risposta italiana ed europea alla pandemia, che forse non è così suffragata dai dati. La prospettiva nazionale porta a vedere che ci sono altri Paesi più colpiti di noi, come Usa, India, Brasile, senza badare alle rispettive dimensioni e popolazioni. Così è un po’ come comparare ciliegie e angurie e rallegrarsi che la ciliegia pesi meno. La Cina ha circa 1400 milioni di abitanti e 91.000 contagi con oltre 4.700 vittime. L’India ha 1380 milioni di abitanti, 7,37 milioni di contagi e oltre 112.000 vittime. Gli Usa hanno 328 milioni di abitanti, quasi 8 milioni di infettati e 217.700 vittime da Covid. Il Brasile ha 209 milioni di abitanti, 5,17 milioni di contagi e oltre 152.000 vittime. Il Giappone ha 126 milioni di abitanti, oltre 91000 contagi e 1652 vittime. L’UE ha 446 milioni di abitanti, quasi 3,8 milioni di contagi e oltre 154.000 vittime. I dati di Cina e India sono migliori dei nostri, anche se si può dubitare sulla loro completezza e veridicità a causa del regime vigente in Cina e della complessità dell’India. Tuttavia è evidente che i dati del Giappone – dove nelle grandi città le mascherine erano comune anche prima come protezione contro lo smog e per ridurre in generale il contagio di malattie – sono migliori di quelli dell’Ue, mentre quelli degli Usa e del Brasile sono peggiori.

Molte cose possiamo imparare da questa pandemia. Tra queste anche l’elevato livello di interdipendenza globale ormai raggiunto. Un virus emerso in Cina ha rapidamente colpito tutto il mondo, con un impatto sanitario, economico e sociale enorme, e con potenziali conseguenze politiche di lungo periodo sugli equilibri mondiali a seconda della risposta data alla crisi. Un fenomeno mondiale che non si presta ad aanlisi meramente nazionali. L’importanza della scienza e di politiche fondate su conoscenze scientifiche piuttosto che sull’ispirazione del momento del premier o del presidente in carica. Il ruolo fondamentale che l’etica pubblica e il senso civico, ovvero il rispetto delle regole possono avere per la convivenza umana, e addirittura per salvare molte vite umane.