Covid-19: uno schiaffo ai paesi poveri che ci costerà caro

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Una protesta davanti alla sede di Johnson&Johnson a Città del capo. [EPA-EFE/NIC BOTHMA]

Mercoledì 17 marzo il quotidiano La Stampa ospita un editoriale della brava giornalista  Karima Moual che denuncia con forza  la decisione del WTO che ha bloccato la iniziativa di 80 paesi del Sud del mondo, guidati da India e Sudafrica – i quali chiedevano una deroga alle regole commerciali sui brevetti (TRIPS) per poter produrre su larga scala i vaccini di cui hanno drammaticamente bisogno e che le case farmaceutiche non sono in grado di fornire in breve termine.  Ma USA, UK e UE hanno detto no. Certo facendosi forza del meccanismo COVAX, costruito sin dalla scorsa estate per iniziativa pregevole della stessa Unione Europe e ora gestito sotto l’egida dell’OMS. Ma che ad oggi è riuscito a distribuire ai paesi poveri poco più di 2 milioni di dosi, ben lungi dalla promessa che campeggia sul sito dedicato di garantire almeno la copertura del 20% della popolazione di tali paesi.

Il dibattito su una sospensione temporanea del brevetto, per favorire una moltiplicazione esponenziale delle filiere produttive è ormai evocato da più parti, anche in seno al recente dibattito del Parlamento Europeo, senza contare la lista di personalità che negli ultimi mesi hanno sottoscritto la campagna mondiale per dichiarare il Vaccino COVID19 un Bene pubblico mondiale, tra cui lo stesso Romano Prodi. 

Qui vi sono due considerazioni che emergono con forza. La prima, meramente egoistica: anche qualora riuscissimo presto a garantire una vasta copertura vaccinale delle popolazioni dei paesi ricchi, non vi sarebbe alcune sicurezza di fronte alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale non coperta se non in misura risibile e prateria per lo sviluppo di continue varianti sempre più aggressive. La seconda attiene al rischio del più clamoroso fallimento geopolitico di sempre, creando una nuova e gravissima frattura tra paesi poveri e paesi ricchi, mandando all’aria tutte le migliori attese di una vera svolta di pace, progresso e cooperazione. Quella che la Presidenza Von der Leyen ha affermato voler perseguire, in particolare verso l’Africa, e che ora la nuova Presidenza Biden vuole riprendere con grande forza. In questa nuova frattura non potranno non inserirsi sia nuove e vecchie potenze, che già operano con vigore e successo in questa crisi pandemica, come anche nuove forze di rottura e di ribellione. La crisi geopolitica che ne deriverebbe manderebbe all’aria qualunque seria prospettiva di cooperazione mondiale rafforzata per gestire la ripresa post-pandemica e anche le altre fide che sono in campo, dal clima alla sicurezza. 

E’ infine sintomatico di un mondo che continua ad usare criteri e regole del passato, che la grave decisione presa dal WTO accada negli stessi giorni in cui viene pubblicato il Rapporto della Commissione di alto livello sulla salute, voluta dall’OMS e presieduta da Mario Monti. Certo il suo mandato principale concerneva la dimensione paneuropea e riguardava il futuro, cioé come prepararsi a gestire future pandemie. 

Ma nel leggere il breve ma denso documento (WHO/Europe | European Programme of Work – A call to action: national governments and the global community must act now), si osserva che molte riflessioni e proposte sono rivolta alle istituzioni mondiali, dal G20 al sistema ONU. Vi si afferma infatti  che c’è molto da rifare perché è evidente che molte delle strutture e delle regole oggi in essere sono insoddisfacenti. Che è ormai necessario considerare la Salute come una vera priorità delle istituzioni mondiali, UE compresa, lavorando per esempio per un Trattato vincolante contro le pandemie, ma anche creare da subito un “Board sulla salute globale” in seno al prossimo G20 (peraltro sotto presidenza italiana) cosi come si fece dopo la crisi della Lehman brothers, con la creazione di un Financial stability board, che ha realmente funzionato. 

Mi auguro che si aprano presto gli occhi su questa dimensione del problema e raccogliendo la prospettiva del Rapporto Monti si rimetta mano con urgenza alla improvvida, grave e dannosa decisione presa in seno al WTO. Nuove regole e massima cooperazione per produrre nel più breve tempo possibile e nelle quantità necessarie i vaccini per tutti, saranno il primo segno di questa svolta sulla Salute, Bene pubblico Mondiale.

Luca Jahier è stato presidente CESE 2018-2020