Von der Leyen: per vaccinare il mondo “abbiamo esportato la metà dei vaccini prodotti nell’Ue”

Il 25 marzo i lavoratori dell'aeroporto di Sarajevo scaricano le prime 23.400 dosi di vaccino Biontech/Pfizer, che la Bosnia-Erzegovina ha acquistato con il meccanismo COVAX, a Sarajevo in Bosnia-Erzegovina. EPA-EFE/FEHIM DEMIR

“Su 600 milioni di dosi prodotte in Europa, circa 300 milioni sono state esportate in oltre 90 paesi fino ad oggi. Se tutti gli altri produttori di vaccini avessero seguito il nostro esempio, il mondo oggi sarebbe un posto diverso”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen all’Europarlamento.

In occasione del suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo sulle conclusioni della riunione speciale del Consiglio europeo del 24-25 maggio 2021 e sulla preparazione dei due prossimi appuntamenti più importanti, il vertice del G7 dell’11-13 giugno 2021 e il vertice Ue-Usa, Von der Leyen ha sottolineato l’approccio multilaterale che l’Unione ha adottato dall’inizio dell’emergenza pandemica.

“Il nostro obiettivo immediato è battere il Covid-19. Ovunque. Porre fine alla pandemia è il presupposto più importante per ricostruire le nostre economie. Vogliamo garantire che tutti i paesi del mondo abbiano un accesso uguale ed equo ai vaccini. Questo è il motivo per cui Mario Draghi ed io abbiamo convocato il G20 Global Health Summit”, ha detto Von der Leyen.

Uno dei grandi problemi emersi nella gestione dell’emergenza sanitaria è l’evidente sproporzione della capacità di mitigarne gli effetti nei diversi Paesi, capacità che è anche direttamente legata alla disponibilità di risorse da investire nell’assistenza sanitaria e nell’approvvigionamento di vaccini. Non è un caso che la “corsa” ai vaccini abbia visto come protagonisti i Paesi ad alto reddito, che sono stati in grado di firmare contratti molto onerosi con le aziende farmaceutiche.

Global Health Summit, Draghi: “Dobbiamo vaccinare in fretta tutto il mondo”

Venerdì 21 maggio a Roma si sono riuniti virtualmente numerosi leader mondiali, esperti e rappresentanti di istituzioni per partecipare al Global Health Summit, organizzato nell’ambito della presidenza italiana del G20.

L’evento, organizzato a Villa Pamphili a Roma, ha visto la partecipazione …

In questa corsa, all’inizio, l’Ue è rimasta indietro rispetto a Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti, ma rispetto a questo bisogna fare due precisazioni: la prima è che ora l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione adulta nell’Ue entro l’estate sembra un obiettivo concretamente raggiungibile; e la seconda è che in questi mesi l’Ue, a differenza degli altri Paesi impegnati nella campagna vaccinale, ha esportato nei Paesi a medio e basso reddito la metà dei vaccini prodotti sul suo territorio.

“L’Europa ha dimostrato che è possibile vaccinare la propria popolazione e permettere le esportazioni. Da gennaio, esportiamo quasi la metà della nostra produzione. Su 600 milioni di dosi prodotte in Europa, finora circa 300 milioni sono stati esportati in più di 90 paesi. Se tutti gli altri produttori di vaccini avessero seguito il nostro esempio, il mondo oggi sarebbe un posto diverso” ha detto Von der Leyen.

Oltre a queste 300 milioni di dosi esportate, l’Ue è uno dei maggiori donatori del programma   Covax promosso da Gavi, dall’Oms e dall’Unicef, il cui obiettivo è rendere disponibili due miliardi di dosi di vaccino per un quarto della popolazione mondiale che vive in condizioni di povertà entro la fine del 2021: l’Ue sostiene l’iniziativa con 2,5 miliardi di euro. In più, nel corso del vertice sulla salute, la diplomazia di Ue e Italia ha convinto i  partner industriali a consegnare 1,3 miliardi di dosi entro la fine dell’anno senza scopo di lucro per i paesi a basso reddito e a basso costo per i paesi a medio reddito.