Vaccino Pfizer, sui 10 milioni di dosi in anticipo non c’è unanimità ma l’Ue va avanti lo stesso

Pfizer/BioNTech vaccine in Hungary [EPA-EFE/Zsolt Szigetvary HUNGARY OUT]

Austria, Repubblica Ceca e Slovenia hanno rifiutato la proposta portoghese sulle dosi di dosi Pfizer che arriveranno in anticipo. Ma gli altri Stati membri si sono organizzati per un’intesa a 24.

Lo scontro tra i paesi dell’Unione europea su come distribuire 10 milioni di dosi extra del vaccino Pfizer in arrivo continua. La presidenza portoghese accogliendo la richiesta di solidarietà da parte dei Paesi più in difficoltà ha proposto di destinare 2,8 milioni delle dosi in arrivo a Bulgaria, Estonia, Croazia, Lettonia e Slovacchia, mentre i restanti 7 milioni sarebbero distribuiti tra gli Stati membri in base alla popolazione.

Questi cinque Paesi all’inizio della campagna di vaccinazione hanno scelto di acquistare meno dosi di Pfizer di quanto avrebbero potuto, privilegiando il vaccino di AstraZeneca perché più economico. I ritardi annunciati da AstraZeneca però li hanno messi in gravi difficoltà. Per questo su spinta del cancelliere austriaco Sebastian Kurz hanno innescato una crociata contro la redistribuzione delle dosi.

Vaccini, l'Austria ha sbagliato strategia e ora minaccia di bloccare 100 milioni di dosi Pfizer

Continua lo scontro tra il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e l’Unione europea. Vienna ritiene di poter bloccare l’acquisto. Tuttavia la Commissione e altri Paesi non condividono questa logica.

Vienna ora minaccia di bloccare l’acquisto di 100 milioni di dosi del vaccino …

Il paradosso è che ora proprio l’Austria, che era il portabandiera della protesta, ha deciso di negare a questi 5 Paesi le dosi di “solidarietà”. La ragione è semplice: la proposta della presidenza portoghese non prevede alcuna dose di solidarietà per Vienna, dato che a differenza degli altri 5 Paesi non è in una situazione di emergenza e non è altrettanto in ritardo sulle vaccinazioni.

Lo stesso discorso vale per Repubblica Ceca e Slovenia che, dopo aver lamentato la mancanza di solidarietà all’interno dell’Ue, ora negano a loro volta quella stessa solidarietà.

Tuttavia, la solidarietà europea andrà avanti lo stesso, grazie a un’intesa a 24. Due diplomatici Ue hanno spiegato a Bloomberg che i colloqui nelle ultime settimane sono stati piuttosto burrascosi.

“È un segnale importante nel mezzo della crisi del Covid, che la vasta maggioranza dei membri Ue mostri solidarietà ai Paesi particolarmente colpiti dalla penuria di vaccini. È deplorevole che Austria, Slovenia e la Repubblica Ceca rifiutino di fare un gesto solidale”, ha dichiarato una fonte all’Ansa. “Questo – ha aggiunto – è totalmente incomprensibile, dato che Austria e Repubblica Ceca hanno beneficiato della solidarietà dell’Unione europea di recente, ottenendo 100mila dosi in più a testa.  Sotto il mantello del costume da Robin Hood di Kurz e dei suoi due amici si nascondeva lo sceriffo di Nottingham. Prendono i vaccini ma non li condividono”.

L’ambasciatore portoghese Nuno Brito è stato chiaro: non c’era un piano B. Se lo schema proposto da Lisbona fosse stato rifiutato, i 10 milioni di dosi sarebbero stati distribuiti in base alla popolazione, secondo il principio indicato dalla Commissione. Alla fine durante il Coreper del 1° aprile 19 Paesi membri hanno deciso di cedere alcune delle loro dosi ai 5 Paesi più in difficoltà.

Le dosi che non ha ottenuto da Bruxelles, Kurz potrebbe presto ottenerle dall’amico Vladimir Putin. Il cancelliere austriaco ha fatto sapere che dalla prossima settimana ordinerà il vaccino Sputnik V: l’obiettivo è arrivare a un milione di dosi a giugno. Alla domanda se l’Austria aspetterà il via libera dell’Ema e l’approvazione della Commissione un portavoce dell’ufficio di Kurz ha detto che il meccanismo di licenza “è ancora da decidere”.