Vaccini, via alle terze dosi in Israele. La Germania le somministrerà da settembre

Un infermiere somministra la terza dose di vaccino a due pazienti a Gerusalemme, Israele. 1° agosto 2021. [EPA-EFE/ABIR SULTAN]

Mentre in Israele è partita la somministrazione delle terze dosi di vaccino Pfizer agli over 60, in Europa si inizia a dibattere sulla possibilità. La Germania inizierà le somministrazioni dal 1° settembre per gli anziani e le categorie a rischio.

Israele è il primo Paese al mondo a somministrare le terze dosi di vaccino anti-Covid. I cittadini con più di 60 anni possono ricevere il vaccino, a condizione che siano passati almeno cinque mesi dalla seconda somministrazione. Il presidente Isaac Herzog è stato il primo a ricevere il terzo richiamo, venerdì 30 luglio.

Il Paese ha deciso di somministrare la terza dose dopo la consultazione con un team di esperti, che ha consigliato di procedere dopo aver verificato un calo dell’efficacia della copertura per chi era stato vaccinato da più di sei mesi.

In particolare, i dati mostravano un calo dell’efficacia dal 96% all’84% nel corso dei sei mesi presi in considerazione, mentre la protezione nei confronti delle forme gravi si è mantenuta alta, confermando l’utilità del vaccino nella prevenzione di ricoveri e decessi.

Israele è stato colpito da un’ondata di infezioni, tanto che negli ultimi tre giorni si registrano oltre duemila contagi giornalieri, mentre il numero di contagi giornalieri è in salita. “I risultati mostrano che c’è un declino dell’immunizzazione dell’organismo nel tempo”, ha detto il primo ministro Naftali Bennett in un briefing. “L’obiettivo è farla risalire e quindi ridurre significativamente la possibilità di infezione e malattia grave”.

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Il piano tedesco

Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non si sbilancia sulla necessità di una terza dose, anche visto che nei Paesi poveri la vaccinazione è ancora indietro, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha dichiarato che “al momento è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono abbastanza dati nelle campagne vaccinali”.

La Germania è uno dei primi Paesi europei a pensare concretamente alla terza dose, con una bozza di piano d’azione che prevede la somministrazione di un richiamo ulteriore agli anziani e alle persone a rischio a partire dal 1° settembre.

Nel piano è prevista anche la raccomandazione della vaccinazione per i ragazzi dai 12 ai 17 anni, un progresso ulteriore rispetto alle linee guida precedenti. Il piano definitivo è stato approvato dal ministro della salute Jens Spahn lunedì 2 agosto.

Saranno impiegati dei team di vaccinazione mobili che si recheranno nelle case di riposo e di cura per somministrare il richiamo di Pfizer o Moderna ai residenti, indipendentemente dal vaccino che avevano inizialmente ricevuto.

Anche in questo caso l’azione viene giustificata da alcuni studi che dimostrano la perdita di efficacia nel tempo della copertura offerta dal vaccino, che può perciò rimettere in pericolo le persone a rischio.

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L’incertezza italiana

Anche l’Italia sta studiando la possibilità di una terza dose, ma finora non ci sono piani concreti messi in atto dal governo. Tuttavia, quando questa decisione sarà presa, i primi a beneficiare del richiamo saranno naturalmente gli anziani e le persone più a rischio, come ha confermato il direttore della Prevenzione al ministero della Sanità Gianni Rezza.

“Sulla terza dose c’è indecisione”, ha spiegato Rezza, membro del Comitato tecnico-scientifico. “Non ci sono ancora evidenze abbastanza forti per dire che faremo la terza dose a tutti. Alcuni Paesi come Israele hanno deciso di puntarci, l’Inghilterra sta pianificando una campagna in autunno”, ha ricordato.

“Ci sono Paesi che hanno scelto di vaccinare con un richiamo le persone immunodepresse. Per le altre persone fragili, gli anziani e gli operatori sanitari non si è arrivati a nessuna decisione. Credo però che quelli più a rischio effettueranno un richiamo”, ha concluso.

Il dibattito si è originato da uno studio di Pfizer, da cui emerge che a causa della variante Delta  la terza dose, somministrata almeno sei mesi dopo la seconda, assicura una copertura di anticorpi superiore di 5 volte nei più giovani e di 11 volte negli anziani.