Vaccini, perché sia la Commissione sia AstraZeneca sostengono di aver vinto in tribunale

L'avvocato di AstraZeneca, Hakim Boularbah, all'inizio del processo tra la Commissione europea e AstraZeneca al palazzo di giustizia di Bruxelles, Belgio, 26 maggio 2021. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

Dopo il verdetto della giudice Delphine Grisard sia la Commissione europea sia la casa farmaceutica AstraZeneca hanno esultato, reclamando vittoria. Perché entrambe le parti sostengono che la sentenza sia loro favorevole?

Il 18 giugno il Tribunale di prima istanza di Bruxelles ha deciso sulla causa che opponeva la Commissione europea e la casa farmaceutica AstraZeneca, dopo che l’istituzione comunitaria ad aprile aveva annunciato l’intenzione di portare l’azienda farmaceutica in tribunale per i ritardi sulle consegne delle dosi di vaccino. Le 67 pagine della sentenza della giudice Delphine Grisard sono state pubblicate in francese sul sito della Commissione.
La cosa strana è che questa decisione è stata interpretata da entrambe le parti in causa come una vittoria. La Presidente von der Leyen, ha accolto con favore la decisione: “Questa decisione conferma la posizione della Commissione: AstraZeneca non ha rispettato gli impegni presi nel contratto. È bello vedere che un giudice indipendente lo conferma. Questo dimostra che la nostra campagna di vaccinazione europea non solo fornisce ai nostri cittadini risultati giorno per giorno. Dimostra anche che è stata fondata su una solida base giuridica”. Allo stesso tempo, però, anche la casa farmaceutica esprime la medesima soddisfazione in un comunicato ufficiale che recita “AstraZeneca accoglie con favore la sentenza della Corte sulla fornitura del suo vaccino COVID-19 in Europa”.
Com’è possibile? Chi ha vinto davvero?

La versione della Commissione Europea

La corte ha in effetti in sostanza ordinato ad AstraZeneca di consegnare urgentemente 50 milioni di dosi di vaccino all’UE entro il 27 settembre 2021 – secondo un calendario vincolante:almeno 15 milioni di dosi entro le 9 del mattino del 26 luglio, 20 milioni di dosi entro le 9 del mattino del 23 agosto e 15 milioni di dosi alla stessa ora del 27 settembre.
In caso di mancato rispetto di questi termini di consegna, AstraZeneca dovrà pagare una penale di 10 euro per ogni dose non consegnata e se non dovesse consegnare alcuna dose in ciascuna delle tre scadenze, dovrà pagare 500 milioni di €. Entrambe le parti considerano questa decisione una vittoria.

Sul sito della Commissione UE è stata pubblicata una sezione con le domande e le risposte rispetto alla vicenda giudiziaria. Una sezione di questo tipo viene realizzata spesso per spiegare le principali questioni che ruotano intorno ad un tema particolarmente rilevante. Non è dunque inusuale che siano state preparate e pubblicate le “Domande e risposte” sulla sentenza. La cosa invece inusuale è il modo in cui si è deciso di rispondere alla seconda domanda: “Qual è il messaggio principale della sentenza del tribunale? AstraZeneca ha violato gravemente e intenzionalmente l’accordo con l’UE”. In genere le risposte che vengono preparate, per quanto sintetiche e ispirate ad un criterio di chiarezza, non sono così lapidarie. Ma in questo caso la campagna mediatica è stata senza esclusione di colpi e sembra proprio che al Palazzo Berlaymont volessero mettere i puntini sulle i.

A pagina 50 della sentenza in effetti si legge che “Sembra che AstraZeneca abbia scelto intenzionalmente di non utilizzare i mezzi a sua disposizione per produrre e consegnare i vaccini” e il riferimento in questo caso è alla decisione dell’azienda di non consegnare all’UE le dosi prodotte negli stabilimenti britannici. E poche righe pi avanti, a pagina 51, la giudice scrive che “i ritardi possono essere spiegati dagli obblighi verso il Regno Unito cui AstraZeneca ha deciso di dare priorità, obblighi che erano sostanzialmente in conflitto con l’accordo con l’UE e ne impedivano il completo adempimento”. Sembra dunque che il tribunale belga abbia riconosciuto che la casa farmaceutica non abbia rispettato gli obblighi contrattuali con l’UE che le imponevano di fare “ogni sforzo possibile” per rispettare le consegne e che la Commissione avesse ragione nel dire che l’azienda privilegiasse intenzionalmente il Regno Unito a discapito dell’Unione.

La versione di AstraZeneca 

L’azienda, di contro, sostiene che “La Commissione europea aveva richiesto 120 milioni di dosi di vaccino cumulativamente entro la fine di giugno 2021, e un totale di 300 milioni di dosi entro la fine di settembre 2021. Il giudice ha ordinato la consegna di 80,2 milioni di dosi entro il 27 settembre 2021”. La società ha attualmente consegnato 30,2 milioni di dosi nel primo trimestre (contro le 120 milioni di dosi pattuite) e altri 40 milioni di dosi nel secondo trimestre (contro le 180 previste).
Il tribunale impone ad AstraZeneca di consegnare «urgentemente» alla Ue 50 milioni di dosi entro il 27 settembre 2021, una cifra ben al di sotto di quanto richiesto dalla Commissione e di quanto effettivamente pattuito.

In secondo luogo, “la sentenza ha anche riconosciuto che le difficoltà incontrate da AstraZeneca in questa situazione senza precedenti hanno avuto un impatto sostanziale sui ritardi”.
E Jeffrey Pott, consigliere generale della casa farmaceutica, continua a ribadire che “AstraZeneca ha pienamente rispettato il suo accordo con la Commissione europea”.
Tra l’altro, l’azienda ribadisce che il suo vaccino, che costa meno di 2 euro a dose, per il momento è il meno caro; il prezzo di Pfizer ad esempio è dieci volte tanto.

Una chiave di lettura interessate per capire il peso delle rispettive argomentazioni è proposta dal giornalista italiano David Carretta, che propone di guardare l’ultima voce delle 67 pagine: quella sulle spese legali, che sono imposte per il 70% ad AstraZeneca e per il 30% alla Commissione.

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