Vaccini, l’Austria ha sbagliato strategia e ora minaccia di bloccare 100 milioni di dosi Pfizer

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. [EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

Continua lo scontro tra il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e l’Unione europea. Vienna ritiene di poter bloccare l’acquisto. Tuttavia la Commissione e altri Paesi non condividono questa logica.

Vienna ora minaccia di bloccare l’acquisto di 100 milioni di dosi del vaccino Pfizer per i Paesi Ue, per il quarto trimestre, se non otterrà una consegna più massiccia dei 10 milioni di dosi che verranno anticipati dal lotto tra aprile e giugno, e che in parte dovranno andare ai Paesi più bisognosi, secondo quanto emerso dal summit dei leader Ue. A dare la notizia è Politico.eu.

Si tratta solo dell’ultima di una serie di mosse con le quali il cancelliere Kurz tenta di alzare il tiro con la Commissione e gli altri Stati membri per ottenere un maggior numero di dosi di vaccino e cercare così di compensare agli errori commessi.  L’Austria, infatti, avendo puntato tutto su AstraZeneca, si trova in difficoltà per i ritardi annunciati dall’azienda e rischia di raggiungere l’immunità di gregge più tardi di altri Paesi. Il  governo ha comprato meno dosi di Johnson & Johnson e di Pfizer-BioNTech di quante avrebbe potuto chiedere e ha rinunciato anche a parte delle dosi di Moderna. E, dopo che AstraZeneca ha annunciato un taglio delle forniture di oltre il 50 per cento per il primo e per il secondo trimestre, si vede costretto a rivedere la propria strategia e cerca di fare pressione su Bruxelles.

Ed è un ultimatum che alcuni temono possa mettere a repentaglio una spedizione di vaccini di cui c’è un bisogno critico, mentre l’Ue cerca disperatamente dei modi per aumentare la produzione di vaccini e le forniture.

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Molti Stati membri hanno rinunciato al secondo lotto di consegne e solo Germania e Danimarca hanno scelto di accaparrarsi le dosi rifiutate dagli altri. L’Italia invece non l’ha fatto.

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Le dosi contese

I 100 milioni di dosi Pfizer al centro della contesa, sarebbero dovuti arrivare verso la fine del 2021, ma l’azienda ha fatto sapere che riuscirà a consegnarne 10 milioni prima del 30 giugno. Ed è proprio su questa consegna che si è scatenata una lotta tra i paesi dell’Ue sui criteri di assegnazione.

La questione è stata discussa anche nel Consiglio europeo di giovedì 25 marzo, con Kurz che ha ribadito la sua richiesta di dosi extra, accusando l’Ue di aver penalizzato il suo Paese. Alla fine i leader dei 27 Paesi hanno deciso di riaffermare che la distribuzione dei vaccini deve avvenire in base alla popolazione di ciascuno Stato membro e hanno incaricato gli ambasciatori dell’Ue di sciogliere il nodo dei 10 milioni di dosi nel Coreper di mercoledì 31 marzo.

L’Austria però ha deciso di alzare la posta, minacciando di impedire  alla Commissione di esercitare la sua opzione sull’acquisto dei 100 milioni di dosi Pfizer, se le sue richieste non verranno esaudite. Per argomentare la minaccia Vienna sfrutta il fatto che il nuovo acquisto di Pfizer avrebbe bisogno dell’approvazione unanime dei 27 Paesi Ue. Secondo il cancelliere austriaco, infatti, il contratto richiede i fondi dello strumento per il sostegno di emergenza e l’approvazione legale del comitato direttivo dell’Ue per i vaccini, che opera sulla base del consenso intergovernativo.

Molti altri Paesi e la stessa Commissione, però, rifiutano questa logica, sostenendo che l’Austria non ha basi legali per impedire l’acquisto, dato che ha già approvato il più ampio contratto complessivo con BioNTech/Pfizer e la strategia dell’Ue sui vaccini. Tuttavia la presidenza portoghese ha chiesto un parere all’ufficio legale del Consiglio per verificare se la minaccia di Kurz potesse avere qualche fondamento.

Diplomatici di diversi paesi dell’Ue, sentiti da Politico.Eu hanno espresso indignazione per la minaccia. “Questo dimostra che Kurz è disposto a mettere in pericolo la vita di 50 milioni di europei per ottenere qualcosa di cui non ha nemmeno bisogno”, ha dichiarato un diplomatico al sito di informazione.

Al momento l’Austria è ancora tra i primi Paesi Ue in termini vaccinazioni effettuate. Ma da aprile, quando arriveranno le dosi di Johnson & Johnson, rischia di rallentare il ritmo di vaccinazione. Infatti ha ordinato solo il 63% delle dosi che avrebbe potuto chiedere.