Vaccini, la stretta Ue sulle esportazioni: via libera solo se ci sono reciprocità e proporzionalità

[EPA-EFE/Piroschka van de Wouw]

L’Ue fissa nuovi paletti sulle esportazioni dei vaccini. D’ora in poi, per concedere il via libera agli immunizzanti saranno valutati anche i criteri di “reciprocità” e “proporzionalità”. Nel mirino ci sono AstraZeneca che non ha rispettato gli impegni presi e il Regno Unito che, pur essendo primo beneficiario delle esportazioni europee, non garantisce la reciprocità nelle esportazioni.

Il nuovo regolamento introduce due modifiche al meccanismo esistente, ma non è un divieto di esportazione, precisa Bruxelles. Oltre all’impatto di un’esportazione, gli Stati membri e la Commissione dovrebbero anche considerare se il paese di destinazione limita le proprie esportazioni di vaccini o delle loro materie prime e se la situazione epidemiologica, il tasso di vaccinazione e l’accesso ai vaccini nel paese di destinazione sono migliori o peggiori di quelle dell’Ue. Inoltre bisognerà valutare se le esportazioni richieste possono mettere in crisi  la capacità di approvvigionamento di vaccini e dei loro componenti nell’Unione.

Per avere un quadro completo del commercio di vaccini, il nuovo regolamento sarà applicato anche a 17 paesi che in precedenza erano stati esentati. Saranno invece escluse da questo schema le forniture di vaccini per gli aiuti umanitari o destinati ai 92 paesi a basso e medio reddito che rientrano nell’elenco Covax.

“L’Unione europea dalla fine di gennaio ha inviato 43 milioni di vaccini in 43 Paesi e continua ad essere il primo contribuente del sistema Covax”, ha ricordato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. “Su 381 richieste 380 sono state approvate. Solo una richiesta non è stata accolta perché avrebbe messo in crisi gli impegni di AstraZeneca. Bisogna poter distinguere tra aziende che fanno bene e aziende che non rispettano i contratti”.

“La revisione del meccanismo arriva nel momento opportuno tenendo conto della situazione in molti Stati membri. Lo dimostra il fatto che 19 Paesi riferiscono di aumenti di casi e nelle ultime settimane c’è stato anche un aumento del numero delle varianti. Gli Stati membri intendono adottare misure più dure in materia di salute pubblica per contrastare questa tendenza”, ha spiegato la commissaria alla Salute, Stella Kyriakides. “Continuiamo a tenere sotto controllo le varianti perché si tratta di mutazioni per le quali gli attuali vaccini potrebbero non essere adeguati”.

Inoltre, per accelerare l’approvazione di vaccini aggiornati che siano efficaci contro le nuove varianti, l’esecutivo Ue ha deciso di introdurre una misura per accelerare l’autorizzazione dei vaccini COVID-19 adattati nell’ambito dell’incubatore Hera, il nuovo piano europeo di preparazione alla biodifesa contro le varianti del coronavirus.