Vaccini in Europa: un adulto su due ha ricevuto almeno la prima dose

Due degli avvocati della Commissione europea Fanny Laune e Rafael Jafferali all'inizio del processo della Commissione europea e di AstraZeneca al palazzo di giustizia di Bruxelles, Belgio, 26 maggio 2021. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

Questa settimana arriva un obiettivo cruciale per la campagna europea di vaccinazione: la metà della popolazione adulta ha ricevuto almeno una dose. Nel frattempo, l’UE prosegue con l’azione legale per avere da AstraZeneca un risarcimento per le dosi di vaccino COVID-19 che non ha consegnato, mentre l’EMA ha incaricato Johnson & Johnson di condurre ulteriori controlli di sicurezza dopo la morte di una donna in Belgio.

Dopo i ritardi iniziali, la campagna vaccinale dell’UE ora sta andando avanti rapidamente: questa settimana la metà degli adulti nell’UE saranno stati vaccinati, almeno con la prima dose. Sono  infatti state consegnate già le prime 300.000 dosi e “Siamo sulla buona strada per vaccinare il 70% della popolazione adulta entro la fine di luglio”, secondo la presidente della Commissione Von Der Leyen.

AstraZeneca in tribunale

Naturalmente l’obiettivo può essere raggiunto a condizione che arrivino dosi sufficienti. Proprio questo aspetto rimanda allo scontro giudiziario tra la Commissione e AstraZeneca. L’UE sta portando avanti una causa contro AstraZeneca per costringerla a consegnare 90 milioni di dosi in più prima di luglio, sostenendo che l’azienda sia venuta meno al suo dovere contrattuale consegnando solo una frazione delle dosi pattuite.

AstraZeneca ha consegnato solo 30 milioni di dosi nel primo trimestre, anziché 120 milioni che avrebbe dovuto fornire per contratto. Per il trimestre in corso, che termina il 30 giugno, prevede di consegnare  70 milioni di dosi di vaccino a fronte delle 180 milioni di dosi inizialmente promesse.
L’UE ha deciso di non rinnovare il contratto con la casa farmaceutica, la cui scadenza è fissata per metà giugno, e l’azienda andrà incontro a sanzioni se non rispetterà questa scadenza. Il team legale dell’UE ha chiesto una multa anticipata di 10 milioni di euro a cui sommare “10 euro per singola dose per ogni giorno di ritardo” nel caso di ritardo.

L’azienda si difende basandosi sul fatto che nel contratto si parla di “tutti i possibili sforzi” per centrare gli obiettivi e sostenendo che tutti quegli sforzi da parte di AstraZeneca ci siano stati. Ma questa versione non ha mai convinto le istituzioni europee o gli Stati membri, al punto che Mario Draghi aveva bloccato l’export del vaccino verso l’Australia.
Questa è in effetti la tesi dell’UE, riferita dall’avvocato Rafael Jeffareli in tribunale: l’azienda avrebbe deliberatamente dato la priorità alle forniture in Gran Bretagna e oltre, mentre non avrebbe fatto il massimo sforzo per intensificare la produzione nel proprio sito UE in Olanda, gestito dal subappaltatore Halix. Per diverse settimane dopo la firma del contratto con l’UE,  l’impianto olandese ha continuato a fornire mercati non europei.

AstraZeneca, che ha lavorato con l’Università britannica di Oxford per lo sviluppo del suo vaccino, nega di aver mancato ai suoi obblighi contrattuali e allo stesso tempo si giustifica affermando che “l’urgenza non stia tanto nella vaccinazione in Europa, ma in quella della popolazione mondiale”, con le parole dell’avvocato Boularbah.

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L’indagine dell’EMA sulla morte di una donna vaccinata con Johnson & Johnson

Se l’UE, decidendo di non rinnovare il contratto prima, e decidendo di intraprendere un’azione legale poi, ha dimostrato di non fare più affidamento nella casa farmaceutica, i cittadini europei e gli Stati membri hanno paura soprattutto dei possibili effetti collaterali gravi indotti dal suo vaccino e dei coaguli di sangue fatali molto rari che si sono registrati nei vaccinati.
La Danimarca ha smesso di usare AstraZeneca già da aprile, seguita poi a ruota da Norvegia e Austria. La maggior parte degli altri paesi ha invece deciso di limitarne l’uso alla popolazione più anziana.

A questo proposito, l’EMA sta esaminando i dati sulla morte di una donna in Belgio che aveva ricevuto il vaccino della Johnson & Johnson. Dopo questo episodio il Belgio ha sospeso l’uso del vaccino Janssen della J&J per le persone di età inferiore ai 41 anni.
Il regolatore europeo ha chiesto alla casa farmaceutica statunitense di effettuare una serie di studi supplementari per aiutare a valutare un possibile legame tra il vaccino e una rara forma di trombosi che può essere mortale.

Secondo una recente ricerca condotta dal professor Rolf Marschalek di Francoforte i coaguli di sangue e le rarissime trombosi che si sono verificate dopo alcune vaccinazioni di AstraZeneca e Johnson&Johnson potrebbero essere correlati ai vettori di adenovirus che sono utilizzati in entrambi i casi per fornire le istruzioni genetiche per la proteina spike. Se così fosse  si tratterebbe di modificare una piccola parte per evitare gli effetti indesiderati gravi.