Vaccini anti-Covid, l’Ungheria non comunica ai cittadini quale somministra

In Ungheria, un emendamento al decreto governativo prevede che non sia comunicato quale vaccino viene somministrato ai pazienti. [Shutterstock/Dima Sobko/Reddavebatcave/rawf8]

Il certificato di vaccinazione nazionale ungherese non riporterà l’indicazione su quale vaccino sia stato somministrato al paziente, in accordo con un emendamento al decreto governativo pubblicato sabato 27 febbraio.

Con l’emendamento, parte del testo che specificava i dati sulla salute che potevano essere trasmessi alle autorità competenti è stato riscritto, escludendo le informazioni sul tipo di vaccino che era stato usato.

Il tema è particolarmente rilevante in Ungheria, l’unico Paese dell’Ue che sta somministrando vaccini non autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema), il russo Sputnik V e il cinese Sinopharm.

In Polonia per esempio, una recente decisione permette l’ingresso nel Paese solo a chi presenta un test Pcr negativo non più vecchio di 48 ore oppure un certificato che dimostri l’avvenuta inoculazione con un vaccino approvato dall’Ema. Gli unici vaccini attualmente approvati per l’uso in Ue sono quelli di Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca.

Domenica 28 febbraio il premier ungherese Viktor Orbán ha annunciato sulle sue pagine social di aver ricevuto il vaccino cinese di Sinopharm. “Sto già lavorando, sto benissimo, non dovreste preoccuparvi neanche voi”, ha dichiarato in un video.

Al momento non c’è chiarezza sull’introduzione di un certificato di vaccinazione a livello europeo, ma in ogni caso resta il dubbio su come i cittadini ungheresi potranno dimostrare quale vaccino abbiano ricevuto.

Al termine del Consiglio europeo di giovedì 25 febbraio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva dichiarato che le posizioni riguardo un possibile ‘passaporto vaccinale’ si stavano avvicinando, ma permanevano differenze tra gli Stati membri.

Alla fine di gennaio, i Paesi dell’Ue avevano concordato su quali dati sarebbero stati necessari per questo tipo di certificato, incluso il vaccino utilizzato. Gli Stati membri avrebbero poi dovuto implementare questo sistema nel loro circuito sanitario, mentre la Commissione avrebbe avuto bisogno di almeno tre mesi per garantire l’interoperabilità dei dati.

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Meno Moderna, più Sinopharm

Finora, l’Ungheria ha scelto di acquistare solo metà delle dosi del vaccino Moderna allocate al Paese in proporzione alla sua popolazione. Secondo Telex, il Paese ha deciso di comprare 1,74 milioni di dosi sulle 3,5 milioni disponibili.

“Il meccanismo di azione dei vaccini di Pfizer e Moderna è molto simile, ma Pfizer ha offerto condizioni e prezzi più favorevoli”, ha dichiarato una fonte governativa ungherese. Tuttavia, il vaccino di Moderna costerebbe la metà di Sinopharm, secondo The Lancet, arrivando a 31 dollari rispetto ai 62 di quello cinese.

La preoccupazione di Budapest per la convenienza economica è in contrasto anche con alcune precedenti dichiarazioni di Orbán, che più volte aveva detto che il costo delle dosi di vaccino non avrebbe dovuto influenzare la campagna di vaccinazione.

All’inizio di febbraio, il primo ministro ungherese aveva dichiarato in un’intervista radio che “ai burocrati di Bruxelles interessa solo ottenere i vaccini al minor prezzo possibile”, mentre l’Ungheria avrebbe preferito riceverli più velocemente, anche se a costi più alti.