Ue: “Per il vaccino contro il Covid-19 bisognerà aspettare ancora”

epa08692859 La Commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides interviene durante una conferenza stampa sulla valutazione del rischio del coronavirus, a Bruxelles, Belgio, 24 settembre 2020. EPA-EFE/FRANCOIS LENOIR / POOL

La Commissione europea non è in grado di dire quando sarà disponibile il vaccino contro il Covid-19, secondo quanto riportato dalla commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare, Stella Kyriakides. La speranza che il primo vaccino possa essere diffuso sul mercato già a novembre rimane però ancora viva.

“Non sono in grado di fare una previsione; abbiamo visto come gli studi clinici nella fase III possano affrontare molte incertezze, quindi eviterei di fare previsioni o di delineare tempistiche certe”, ha detto la Kyriakides.

“Con il vaccino contro il Covid-19 ancora lungi dall’essere trovato, sono profondamente preoccupata per la situazione attuale e per ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Dobbiamo inoltre sapere che anche un vaccino non risolverà magicamente la pandemia”, ha avvertito la commissaria cipriota.

Il ministro della Salute italiano, Roberto Speranza, ha invece affermato che le prime dosi di vaccino, in Italia, potrebbero essere distribuite tra sei mesi. Quando arriverà un vaccino anti-Covid, ha aggiunto il ministro in occasione del Forum Frontiere di Repubblica, “all’inizio ci saranno poche dosi, perché non arriveranno tutte insieme e dovremo fare delle scelte”. Il governo ha già programmato che a ricevere per primo le vaccinazioni sarà il personale sanitario, seguito poi dalle persone più anziane e da quelle con fragilità e con più patologie.

In tutto il mondo sono in fase di sviluppo 140 vaccini candidati, 30 dei quali sono entrati nella fase di sperimentazione clinica. Tuttavia, l’industria farmaceutica dell’Ue ha avvertito che non intende accelerare i tempi a spese della sicurezza dei cittadini.

“Capiamo e condividiamo davvero la speranza e il desiderio di tutti di avere al più presto un vaccino, ma questo non potrà mai essere realizzato a discapito della sicurezza”, ha detto recentemente Nathalie Moll, direttore generale della Federazione europea delle associazioni e delle industrie farmaceutiche (EFPIA), in un’intervista rilasciata al canale televisivo greco Mega. Le voci che circolano a Bruxelles suggeriscono che le autorità europee considerano l’agosto 2021 come uno scenario realistico.

Una situazione preoccupante

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato oggi la sua valutazione dei rischi del Covid-19, sottolineando che la situazione è piuttosto allarmante in sette Stati membri: Spagna, Romania, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca e Malta. Kyriakides ha affermato che in alcuni Paesi la situazione è peggiore rispetto al picco di marzo. “Ciò significa, per essere chiari, che le misure di controllo adottate non sono state abbastanza efficaci, o non sono state applicate o seguite come avrebbero dovuto”, ha affermato.

“Malgrado le persone risultate positive al Covid-19 in diversi Stati membri siano per lo più giovani e i tassi di mortalità rimangano più bassi di prima, stiamo iniziando a vedere un aumento dei tassi di occupazione delle unità di terapia intensiva”, ha aggiunto, in commenti che dovrebbero far suonare campanelli d’allarme per la salute del settore pubblico in tutta Europa.

Kyriakides ha invitato gli Stati membri dell’Ue a adottare misure immediate e i cittadini dell’Ue a rispettare le precauzioni per evitare nuovi lockdown, che potrebbero avere effetti catastrofici. “Dobbiamo evitare che si ripresenti una situazione tale per cui i governi si sentano di non avere altra scelta se non quella di reintrodurre chiusure generalizzate”. Questo sarebbe estremamente dannoso per le nostre economie, per l’educazione dei nostri figli e per la nostra vita quotidiana, per non parlare del nostro benessere mentale”. La commissaria Ue per la salute ha anche chiesto agli Stati membri di essere “costanti e coerenti” nella loro comunicazione sui rischi della pandemia e le nuove misure da adottare.