Ue: “Le relazioni degli Stati membri sul coronavirus sono ancora insufficienti”

Daily life amid coronavirus in Prague [EPA-EFE/MARTIN DIVISEK]

Gli Stati membri dell’Ue continuano a non dar conto in modo adeguato alla Commissione europea dell’evoluzione della pandemia nei rispettivi Paesi, mettendo a rischio il tentativo di seguire un approccio unificato per affrontare una seconda ondata di contagi.

“Ci rammarichiamo di non aver visto livelli adeguati di segnalazione da parte degli Stati membri. Pertanto, esortiamo gli Stati membri a riferirci sullo stato attuale della situazione e a comunicarci qualsiasi aiuto di cui possano aver bisogno”, ha dichiarato un funzionario dell’Ue a Euractiv.com.

La dichiarazione riporta alla memoria il modo in cui gli Stati membri dell’Ue hanno gestito la prima ondata di Covid-19, quando la mancanza di informazioni sulle necessità degli Stati membri, ciascuno dei quali agiva per conto proprio, ha portato ad una situazione quasi incontrollabile.

Molti hanno suggerito che durante la prima ondata era logico che gli Stati membri non fossero preparati, considerato che non se lo aspettavano. Tuttavia, dopo l’esperienza della prima ondata, ora non dovrebbero esserci più scuse. Anzi, ci si aspetterebbe che sia ormai condivisa l’importanza di un coordinamento adeguato.

Da un lato la Commissione è soddisfatta dei progressi realizzati nell’uniformare i test per individuare i contagi. Tuttavia, l’esecutivo europeo non ha ancora un quadro complessivo delle capacità effettive degli Stati membri in materia di test, di  tracciamento e ricerca dei contatti e soprattutto della capacità degli ospedali di far fronte all’emergenza.

“Non si sottolineerà mai abbastanza che gli Stati membri devono continuare a mantenere e a sviluppare le loro capacità, in particolare in termini di test e di ricerca di contatti”, ha detto il funzionario dell’Ue, evidenziando al contempo l’importanza di disporre di strategie di comunicazione efficaci e mirate. “I cittadini – compresi i giovani che oggi rappresentano una proporzione maggiore di casi Covid-19 rispetto al passato – devono capire che la pandemia non è ancora alle nostre spalle”.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato la scorsa settimana una valutazione dei rischi, dalla quale emerge che la situazione è piuttosto allarmante in sette Stati membri: Spagna, Romania, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca e Malta.

Commentando la relazione, Stella Kyriakides, commissaria Ue per la salute e la sicurezza alimentare, ha esortato gli Stati membri a essere pronti. “Questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità di evitare che si ripeta quanto accaduto la scorsa primavera”, ha detto.

In un’intervista con Euractiv dello scorso aprile, il commissario Ue per la gestione delle crisi, Janez Lenarčič, ha detto che alcuni Paesi avevano creduto di essere preparati, ma in realtà non lo erano. “Nessuno si aspettava o poteva aspettarsi che le dimensioni di questa epidemia qui in Europa sarebbero state così grandi”, ha detto, aggiungendo che l’esecutivo dell’Ue aveva chiesto di prepararsi ad affrontare la pandemia fin dal primo giorno di gennaio.

Gli esperti suggeriscono che una seconda ondata sarebbe ancora più difficile da gestire, se gli Stati membri non riferiscono in misura adeguata alla Commissione, considerando che l’opzione di un secondo blocco generale per rallentare la pandemia non è sul tavolo. “Non abbiamo un quadro generale dei piani di emergenza degli Stati membri. Anche quelli preparati, non sappiamo se questi piani saranno sufficienti a superare la crisi senza un blocco generale”, ha avvertito un’altra fonte.

Il 17 giugno la Commissione ha lanciato un processo di approvvigionamento congiunto di farmaci essenziali per le unità di terapia intensiva. Euractiv ha appreso che dieci Stati membri e altri cinque Paesi hanno aderito all’iniziativa. Il processo riguarda 6 aree di farmaci per la terapia intensiva (analgesici, antibiotici, miorilassanti, anestetici, rianimazione, altri farmaci). La valutazione è stata completata e l’assegnazione è stata firmata il 17 settembre, per garantire la fornitura di medicinali per i casi più gravi di Covid-19. “Ora notificheremo alle aziende i risultati e ci aspettiamo di firmare i primi contratti entro la fine di settembre”, ha spiegato una fonte di Bruxelles, aggiungendo che ulteriori appalti congiunti potranno essere lanciati in qualsiasi momento se se ne presentasse la necessità e gli Stati membri esprimessero interesse in tal senso.