Turismo, come reagisce l’Europa tra riaperture e nuovi lockdown

Una spiaggia vuota a Benidorm, nella Comunità Valenciana, il 29 luglio 2020. [EPA-EFE/MORELL]

La Spagna perde i suoi turisti principali, gli inglesi. I giovani fanno paura, sulle spiagge come in vacanza studio. In Romania e Bulgaria tante colf e badanti potrebbero non tornare nemmeno per l’estate. E in Italia c’è da aspettarsi “un autunno caldissimo”, per il presidente di Assoturismo.

“La Spagna ti aspetta. Oggi, resta a casa”. Diceva così pochi mesi fa il videomessaggio promosso dal governo di Madrid per persuadere i concittadini a rispettare il lockdown. Ora l’isolamento forzato si è concluso, ma quanto a turisti il rischio è che la terra di Felipe e Letizia debba attendere ancora a lungo. Da un lato è tra le nazioni europee meno esigenti nei confronti dei viaggiatori in entrata – non richiede né test né quarantena a chi arriva dall’Ue e dall’area Schengen – dall’altro è tra quelle che fanno più paura, insieme a Germania e Romania, a causa della recente impennata di nuovi positivi (soprattutto in Catalogna) che potrebbe trasformare il Paese dei toreri nell’epicentro della temuta “seconda ondata” di pandemia da Sars-Cov-2. Ma la preoccupazione per il turismo non è un’esclusiva iberica: il settore soffre in tutta Europa. E i numeri lo dimostrano.

Un ecosistema che dava lavoro a tanti giovani, ora 6 milioni di posti a rischio

Secondo la Commissione quello che ruota intorno a visitatori e curiosi è un ecosistema che vale, nel complesso, il 10 per cento del Pil di tutta l’Unione. A generarlo, quasi due milioni e mezzo di imprese, di cui nove su dieci sono piccole o medie. Negli ultimi anni il vecchio continente è stato leader mondiale nel settore, aggiudicandosi il 40 per cento degli arrivi internazionali e convincendo più di quattro cittadini comunitari su cinque a trascorrere le proprie vacanze nel perimetro dell’Unione.

Tra chi dipende di più dal turismo c’è la Croazia, che in questo modo prima del Covid-19 maturava il 25 per cento del Pil, seguita da Cipro (22%), Grecia (21%) e Portogallo (19%). Quinta posizione a pari merito per Austria, Estonia e Spagna con il 15 per cento di Pil, quindi l’Italia a quota 13 per cento. Un settore che lo scorso anno dava uno stipendio a 23 milioni di persone – quattro su dieci con meno di 35 anni – e che ora potrebbe veder sfumare 6 milioni di posti di lavoro.

Previsioni difficili tra riaperture e battute d’arresto

Gli ultimi dati Eurostat disponibili, per provare a fare un confronto tra i singoli stati membri dell’Ue, risalgono a maggio 2020: meno di 27 milioni di persone accolte in strutture per turisti in tutta Europa– in gran parte dentro i propri confini nazionali – quando nello stesso mese dell’anno precedente si contavano quasi 89 milioni di check-in. Ma tre mesi fa la Spagna era in pieno lockdown e l’Italia cominciava timidamente ad affacciarsi alla “fase 2” (solo nella seconda metà di maggio, con alcune regioni chiuse fino a giugno). Con la riapertura delle città e delle frontiere in piena stagione estiva, almeno tra Paesi Ue e area Schengen, il turismo avrebbe dovuto tirare un sospiro di sollievo. Il Coronavirus, però, continua a minare i progetti di vacanze dei cittadini comunitari.

Spaventa l’abbassarsi dell’età media dei nuovi contagi, come testimonia il nuovo focolaio scoppiato sulle spiagge della Bretagna – 54 infetti tra i 18 e i 25 anni – che ha spinto le autorità francesi a dichiarare il coprifuoco serale nella zona. Misure analoghe sono state adottate in Austria, a St. Wolfgang, e ad Anversa, in Belgio, dove nella terza settimana di luglio si sono registrati quasi duemila nuovi contagi (+70% rispetto ai 7 giorni precedenti): qui oltre al coprifuoco si chiede ai cittadini di limitare la propria “bolla sociale” incontrandosi con solo cinque persone al di fuori del nucleo famigliare. Perdite all’orizzonte anche sul fronte dei viaggi studio, che solitamente muovono centinaia di migliaia di giovani per imparare una nuova lingua.

Che Gran Bretagna e Norvegia abbiano reintrodotto la quarantena per i viaggiatori provenienti dalla Spagna significa negare a Madrid il suo flusso principale di turisti: il Regno Unito era il luogo di provenienza maggiore tra gli europei in visita sulle coste iberiche. Idescat, l’Istituto di statistica della Catalogna, registra -96 per cento tra le permanenze in hotel e -100 per cento di presenze straniere. Secondo VisitBritain, anche il turismo interno al Paese di Elisabetta II si contrarrà, quasi dimezzandosi, segnando una perdita di 45 miliardi di sterline. I Balcani accusano il colpo dopo le nuove misure adottate dai paesi limitrofi, alla notizia di nuovi contagi record, per tutelarsi. L’Italia ha introdotto la quarantena obbligatoria di 14 giorni per chi arriva da Bulgaria e Romania: tanti lavoratori provenienti da questi Paesi e stabilmente residenti in altri stati membri – soprattutto colf e badanti – potrebbero non rientrare in patria nemmeno per la pausa estiva.

Nella Penisola si preannuncia un autunno caldissimo, e non per i cambiamenti climatici

Per l’Italia qualche stima arriva dal barometro del turismo di Federalberghi: 7 miliardi di euro in fumo nel giro d’affari tra alloggi e ristorazione (-34%), con 140 mila posti di lavoro stagionali a rischio e contratti indeterminati altrettanto in bilico. Solo nel mese di maggio 2020, le richieste di cassa integrazione in questo frangente avrebbero coperto 800 mila orari di lavoro a tempo pieno.

Secondo il presidente di Assoturismo Vittorio Messina, però, non ha senso fare previsioni. “I numeri sono importanti ma bisogna essere lungimiranti, capire che le conseguenze di quanto accade oggi si protrarranno almeno fino al 2022”, dice a Euractiv.it, “e che dobbiamo inventarci un nuovo modo di fare turismo, per restituire la fiducia ai consumatori”. Consapevoli che qualche recrudescenza di Covid-19 ci sarà sicuramente e che la salute viene prima di tutto, ma che non si può rinunciare a un settore che genera il 13 per cento del Pil nazionale. “Una cosa ‘buona’ la pandemia l’ha fatta: se non altro tutti si sono accorti di quanto conti il nostro mestiere per il benessere del Paese e dell’Ue”, riconosce Messina.

Per lui a dare notti insonni a chi gestisce alberghi e ristoranti è soprattutto lo smartworking. Non solo limita i viaggi d’affari, ma “ha ucciso la pausa pranzo fuori casa”, contraendo drasticamente le prospettive per chi lavora nella ristorazione. Poi preoccupa la chiusura dei voli internazionali con gli Usa: “Gestisco un’attività in Sicilia. Prima pullulava di americani e spagnoli, oggi c’è soltanto qualche francese”, sospira. E il prolungarsi dello stato di emergenza, con conseguente blocco dei licenziamenti, paralizza le piccole realtà in carenza di liquidità. Ritiene che il governo di Angela Merkel abbia sostenuto le imprese meglio di quello del premier Conte, perché “ha stanziato più aiuti a fondo perduto, mentre in Italia un intervento simile è stato commisurato solo per il mese di aprile – la garanzia statale per prestiti fino a 25 mila euro contenuta nel decreto Liquidità – e non ha senso chiedere a realtà già in crisi di aprire un mutuo”.

Messina paventa “un autunno caldissimo per il 2020”, più caldo di quello del 1969 con le rivolte operaie, “perché chi lavora in aree balneari o montane ha cominciato a veder tornare i turisti solo da una settimana o poco più, mentre normalmente la stagione iniziava ad aprile. Resta poco tempo per sperare di guadagnare qualcosa prima della chiusura autunnale. E le città d’arte sono deserte”, sospira. Per questo il bonus vacanze “è una goccia nell’oceano”, a suo parere: “Ogni aiuto è il benvenuto, ma chi sa che tra un paio di mesi al massimo non avrà più turisti di passaggio, spesso preferisce incassare subito quanto gli spetta, per sapere su quanti soldi può fare affidamento”. Discorso diverso per chi vive di musei e cultura: lì il bonus vacanze al momento è una delle poche entrate in vista, ma sono realtà che – se riescono a superare il momento di crisi – poi potranno contare su un flusso turistico durante tutto l’anno.

Promosso a pieni voti, in questo caso, l’operato delle istituzioni comunitarie: “I 209 miliardi accordati all’Italia senza veti con il Recovery Fund dimostrano un ritorno a quel principio di solidarietà che sta alla base dell’Ue”, riconosce Messina. “Ora sta a noi usarli al meglio, senza guardare all’Europa come a un alibi.