Tabacco, i medici chiedono che l’Ue “tenga conto delle politiche di riduzione del danno”

l'UE vuole equiparare la tassazione delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato a quelli delle sigarette normali. [EPA-EFE/SEBASTIEN NOGIER]

L’obiettivo europeo di crescere una generazione senza tabacco da qui al 2040 – contenuto nel piano d’azione per la prevenzione del cancro varato dalla Commissione – è corretto, ma lo sono meno le strategie con cui raggiungerlo. Ad affermarlo sono stati i medici, esperti e professionisti che mercoledì 29 e giovedì 30 settembre hanno partecipato al panel online sul futuro del fumo in Europa, organizzato nell’ambito del quarto summit scientifico sulla riduzione del danno da fumo dell’associazione Scohre.

Nel suo piano, la Commissione ha indicato di voler arrivare, entro il 2040, a far sì che in Europa i fumatori siano meno del 5% della popolazione. Per farcela, intende rivedere le direttive sui prodotti del tabacco e quella sulle accise, e la Raccomandazione del Consiglio relativa agli ambienti senza fumo, che sarà aggiornata entro il 2023.

In particolare, è prevista l’equiparazione dell’imposizione fiscale prevista per le sigarette normali, sia per le sigarette elettroniche che per i prodotti di tabacco riscaldati, e l’estensione anche ad essi del divieto di utilizzo nei luoghi pubblici all’aperto.

Proprio su questo tema, gli esperti si sono divisi tra chi vede con diffidenza le alternative alle sigarette, e quindi sostiene la rigida proposta di  nuova regolamentazione dell’UE, e chi al contrario chiede che l’Unione adotti una politica più attenta alla ‘riduzione del danno’.

È questa la posizione, per esempio, dell’agenzia statunitense dei farmaci (Food and Drug Administration-FDA), che nel 2020 ha classificato come ‘prodotti a rischio modificato’ (Mrp) un sistema di riscaldamento elettronico del tabacco, e il tabacco da masticare ‘SNUS’ (illegale in Europa da circa trent’anni).

“Nel dibattito sulla riduzione del danno da fumo”, ha detto durante il summit Dimitri Richter, capo del reparto di cardiologia dell’ospedale Euroclinic di Atene, “sarebbe utile che l’Unione europea assumesse una posizione regolatrice più simile a quella svolta dalla FDA, capace di integrare la riduzione del danno nelle politiche di contrasto al fumo a fianco delle politiche di prevenzione e cessazione, accentrando decisioni politiche che al momento rimangono delegate ai singoli Stati membri”.

Secondo gli esperti intervenuti al panel, poi, un altro problema del Piano europeo è che in esso non è stata inserita un’analisi sulla riduzione del rischio: alcuni paesi, come ad esempio la Svezia, hanno condotto un’indagine di questo tipo, ma manca uno sguardo complessivo a livello europeo.

Proprio la Svezia, ha detto Karl Fagerstrom, presidente delle clinica svedese Fagerstrom Consulting, è stato il primo Paese nell’UE “e forse nell’intero mondo industriale” a raggiungere l’obiettivo di avere un tasso di fumatori inferiore al 5 per cento. Questi bassi livelli di fumo di sigarette tradizionali, ha spiegato, portano a minori livelli di mortalità, come dimostra il fatto che nell’UE il tasso medio di morti ogni 100 mila abitanti a causa del cancro al polmone è di 220, mentre in Svezia scende a 87.

“Se nell’Ue ci fossero le stesse abitudini al fumo che ci sono in Svezia si avrebbero 350 mila morti in meno ogni anno”, ha affermato Fagerstrom, precisando che il “successo svedese” non è dovuto all’ostilita’ della popolazione contro il tabacco bensì all’utilizzo di ‘SNUS’ e altri prodotti alternativi che hanno scalzato le sigarette tradizionali.

Secondo Giovanni Li Volti, direttore del Centro di ricerca per la riduzione del danno da fumo di Catania (Cohear), “esiste un problema di fondo negli studi sulle sigarette elettroniche: la standardizzazione e armonizzazione delle ricerche internazionali su questo tema. Gli studi di replicazione sono molto difficili da realizzare, soprattutto in termini di coordinamento dei protocolli e armonizzazione delle ricerche svolte”. Per la prima volta, ha spiegato Li Volti, “il progetto ‘Replica’, condotto presso i laboratori dell’Università di Catania, sta replicando, e quindi valutando, tutti gli studi che hanno avuto un profondo impatto sul tema dell’efficacia delle e-cig. Ad oggi i risultati emersi dicono che non esistono più dubbi: le sigarette elettroniche sono più del 95% meno dannose delle normali bionde”.

“Sosteniamo l’impegno dell’UE per ridurre dipendenza giovani da fumo”, ha chiarito Ignatios Ikonomidis, professore di Cardiologia dell’Università Kapodistrian di Atene e presidente di Scohre, spiegando che i dati del Regno Unito dimostrano come i prodotti a rischio modificato come le sigarette elettroniche, siano un valido strumento per ridurre i fumatori e di conseguenza il cancro. Il 74 per cento di chi smette di fumare, infatti, ha usato alcuni medicinali insieme a prodotti Mrp.

Per Ikonomidis, dunque, “la proposta della Commissione dovrebbe incorporare l’esperienza delle politiche di riduzione del danno all’interno, ma anche al di fuori dall’Europa, per migliorare il tasso di cessazione dal fumo. Inserire le politiche di riduzione del danno nel Beating Cancer Plan europeo contribuirà a una Europa più sana nel futuro”.