Strategia sui vaccini, l’errore di Ursula von der Leyen e le divisioni nella Commissione europea

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. [EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL]

La scelta di vietare le esportazioni dei vaccini fuori dall’Ue, che ha rischiato di innescare nuove tensioni in Irlanda, ha provocato tensioni all’interno dell’esecutivo e con il Parlamento che chiede un confronto in plenaria.

La decisione di vietare l’export di vaccini fuori dall’Unione e l’ipotesi, poi ritrattata, di avviare controlli al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord con il rischio di innescare nuove tensioni si sono rivelate dannose e hanno creato tensioni sia all’interno della Commissione che tra l’esecutivo e il Parlamento europeo.

La responsabilità, come testimoniano numerosi funzionari Ue a Euractiv.com, è da attribuirsi in gran parte alla presidente Ursula von der Leyen, che ha deciso in autonomia di introdurre il meccanismo per vietare le esportazioni. Come ricostruito da Jorge Valero su Euractiv.com, infatti, i commissari competenti non sono stati consultati e i loro staff hanno avuto meno di 30 minuti per un “controllo rapido” prima che il meccanismo venisse presentato alla stampa venerdì 29 gennaio.

La squadra della presidente inoltre all’ultimo minuto ha voluto includere nel meccanismo l’articolo 16 del protocollo sull’Irlanda del Nord. Salvo poi fare marcia indietro. “C’è molta agitazione all’interno della Commissione perché questo non è il modo corretto di prendere decisioni”, hanno raccontato due funzionari a Euractiv.com.

Lo scaricabarile

Era prevedibile che usare l’articolo 16 avrebbe messo a rischio la pace e la sicurezza sull’isola che l’Ue e il Regno Unito hanno combattuto duramente per preservare durante i colloqui sulla Brexit. E la stessa Von der Leyen ha dovuto ammettere che è stata una “cattiva idea”

L’inserimento di questo articolo, però, non è venuto dalla direzione generale del Commercio, ma direttamente dallo staff della presidente, che poi ha scaricato la colpa sul vicepresidente Valdis Dombrovskis, dicendo alla stampa che l’articolo 16 “ricade sotto la responsabilità del signor Dombrovskis e della sua squadra, e, naturalmente dei servizi della commissione che rispondono a lui”.

Der Spiegel sottolinea come anche in passato Von der Leyen si sia più volte abilmente sottratta alle sue responsabilità. “Ogni volta che ha assunto una nuova posizione di leadership, non è mai stata semplicemente il nuovo ministro. Si è sempre comportata come se volesse fare tutto diversamente – meglio – del suo predecessore – scrive il quotidiano tedesco -. Spesso è sembrato che Von der Leyen progettasse di reinventare qualsiasi dipartimento o ministero di cui aveva appena assunto il controllo, rendendolo più funzionale e più affascinante allo stesso tempo. Ma quando è diventato necessario immergersi nei sordidi dettagli, di solito è andata avanti”.

Come ministro della Famiglia nel 2005 ha ampliato l’offerta di asili nido, ricorda Der Spiegel. Ma quando si è trattato di affrontare le difficoltà associate all’apertura di un gran numero di nuovi asili ha lasciato che se ne occupasse il suo successore. Nel 2009 come ministro del Lavoro e degli affari sociali ha promesso un pranzo caldo per ogni bambino. I risultati però non sarebbero stati all’altezza delle aspettative.

La rabbia degli eurodeputati

Martedì 2 febbraio la presidente della Commissione ha incontrato i principali gruppi del Parlamento europeo Ppe, S&D e Renew Europe per rispondere alle loro richieste di chiarimenti e difendere la sua strategia. Al centro degli incontri a porte chiuse i ritardi nelle consegne dei vaccini, ma anche i passi falsi, soprattutto quello sul cosiddetto meccanismo di controllo delle esportazioni dei vaccini. Un’altro ciclo di incontri è fissato per oggi (mercoledì 3 febbraio), i gruppi però vorrebbero confrontarsi con la presidente in plenaria, la prossima settimana.

Secondo Dacian Cioloș, presidente del gruppo liberale Renew Europe, gli errori potrebbero avere gravi conseguenze. “Non abbiamo margine di errore in questo processo. Da esso dipende non solo la credibilità dell’UE e in particolare della Commissione europea, ma anche la salute e il benessere dei nostri cittadini”, ha dichiarato.

L’eurodeputata liberale olandese Sophie in ‘t Veld ha detto alla Reuters che Von der Leyen “ha fatto un paio di grossi errori”, aggiungendo che la sua tendenza a parlare solo ai media tedeschi è stato un altro problema. Il gruppo di estrema sinistra della Gue chiede di istituire una commissione parlamentare di inchiesta per fare chiarezza sulla vicenda.