Sanità europea, dubbi e perplessità dei Paesi di Visegrad

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel con il primo ministro ceco Andrej Babis, il polacco Mateusz Morawiecki, l'ungherese Viktor Orban e lo slovacco Igor Matovic. [EU]

Il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) finora non si è dimostrato molto favorevole all’aumento delle competenze dell’Unione europea in materia di sanità, un’idea che è stata recentemente rilanciata dalla Commissione Ue. Il report del network Euractiv.

Non corre buon sangue tra Bruxelles e il gruppo di Visegrad in materia di sanità pubblica e la pandemia potrebbe aver esacerbato la situazione. La scorsa primavera Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia avevano criticato l’Ue per non aver fornito agli Stati membri un numero sufficiente di mascherine e altro equipaggiamento durante  la prima ondata della pandemia.

Ora stanno incolpando Bruxelles per la lentezza nell’esecuzione del piano vaccinale. “Sfortunatamente, si potrebbe dire che la politica di acquisto dell’Ue sarà parzialmente responsabile del fatto che abbiamo una terza ondata della pandemia in Europa”, ha dichiarato con durezza il ministro della Salute polacco Adam Niedzielski di recente.

Il sito ufficiale di tracciamento del Covid-19 del governo ungherese sottolinea regolarmente nelle sue news che “solo pochi vaccini arrivano lentamente dalle acquisizioni di Bruxelles”, perciò “l’Ungheria sta facendo tutto il possibile per assicurare abbastanza dosi da effettuare la vaccinazione di massa”.

Non sorprendentemente, il gruppo di Visegrad non ha preso bene la recente idea della Commissione Ue di ripensare la competenza in materia di sanità europea, che al momento è nelle mani degli Stati membri.

Nel suo primo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità di costruire un’unione sanitaria europea più forte. In questo contesto, ridiscutere le competenze in materia sanitaria “è uno scopo nobile e urgente per la Conferenza sul futuro dell’Europa”. Tuttavia, questa idea non ha ottenuto grande supporto tra i Paesi di Visegrad.

Il ministero della Salute slovacco ha dichiarato a EURACTIV.sk che “accoglie con piacere e supportano la creazione di un’Unione sanitaria europea per potenziare la resilienza dell’Ue nei casi di crisi sanitarie transfrontaliere”.

Hanno sottolineato che “le lezioni apprese dalla pandemia dimostrano che unire le forze aiuta a superare le difficoltà dei singoli Stati membri”. Tuttavia, nonostante queste dichiarazioni positive, la proposta della Commissione non è stata particolarmente discussa in Slovacchia.

Unione sanitaria

Lo scorso novembre, l’esecutivo europeo aveva posato le prime pietre di un pacchetto più ampio per stabilire un’Unione sanitaria europea. Tra le sue priorità c’è la creazione di un piano pandemico europeo e di una nuova agenzia per le emergenze europee. La riforma consentirebbe anche al Centro europeo per la  prevenzione e il controllo delle malattie di emettere raccomandazioni sulle politiche da adottare agli Stati membri.

La slovacca Monika Beňová è stata una dei primi eurodeputati a supportare pienamente la proposta di portare avanti l’Unione sanitaria, potenziando il ruolo di diverse aziende sanitarie, migliorando le riserve strategiche o il programma Eu4Health.

Questo ambizioso programma è incluso nel Next Generation Eu, il pacchetto di stimolo della Commissione europea lanciato a maggio dell’anno scorso per riprendersi dalla pandemia.

Un altro europarlamentare slovacco, il liberale Marin Hojsík, ritiene che la gente si aspetti una risposta dall’Ue in questo tipo di crisi. “La lezione che abbiamo imparato è che ci servono processi che ci permettano di muoverci in maniera coordinata e questo dovrebbe includere anche nuove competenze”, ha dichiarato, aggiungendo che, nonostante qualche contrattempo, il contratto per l’accesso ai vaccini dovrebbe a sua volta essere considerato un successo.

Tuttavia, è improbabile che l’Ue pretenda che gli Stati membri trasferiscano più competenze sanitarie al blocco centrale, perché questa misura potrebbe generare una forte resistenza. Edina Tóth, un’eurodeputata del partito di governo ungherese Fidesz, ha dichiarato durante una plenaria sulla strategia sanitaria post-Covid che “non abbiamo bisogno di un minimo di sanità europea proposta dalla sinistra, ma del massimo livello di protezione da parte dell’Ue”.

Per lei, l’Ue dovrebbe “cooperare con gli Stati membri, supportarli e armonizzarne le misure”. Tuttavia, ha accolto con favore le risorse finanziarie stanziate per il programma Eu4Health e le precedenti proposte della Commissione.

István Ujhelyi, un europarlamentare ungherese del gruppo S&D, supporta invece “il ripensamento di alcune competenze nazionali” perché il Covid-19 ha dimostrato che alcune sfide possono essere mitigate attraverso la cooperazione.

Ujhelyi ha sottolineato che “dobbiamo trovare la via aurea per assicurarci che le competenze degli Stati membri non siano messe in pericolo, ma le vite e la salute sia contemporaneamente messe al sicuro.

Un nuovo trattato contro le pandemie: la proposta Ue-Oms per rafforzare la difesa sanitaria

L’idea era stata avanzata dal presidente del Consiglio europeo Michel lo scorso novembre ed è sostenuta da 24 leader mondiali, tra cui il premier italiano Mario Draghi.

Il mondo ha bisogno di un trattato globale per affrontare future emergenze sanitarie, analoghe …

Repubblica Ceca e Polonia restano in silenzio

Il governo ceco finora non ha commentato sulla proposta di un’Unione sanitaria europea, né condiviso alcuna osservazione con il pubblico. Tuttavia, la Repubblica Ceca non ha dimostrato alcuna intenzione di spingere verso un maggiore potere dell’Ue quando si arriva alla salute.

Tomáš Doležal, un economista ceco che si occupa del settore farmaceutico, sarebbe d’accordo con il potenziamento dei poteri Ue nell’agenda sanitaria. “Una delle aree potrebbe essere la coordinazione di test, tracciamento, regole di movimento, così come quella delle capacità sanitarie della sanità transfrontaliera”, ha dichiarato a EURACTIV.cz.

Ha aggiunto che sarebbe sicuramente d’accordo con il potenziamento del ruolo europeo nei trial clinici delle nuove tecnologie attraverso il processo di Health Technology Assessment (Hta).

Dopo essere rimasto bloccato al Consiglio dei ministri Ue per due anni, il cruciale dossier sanitario sull’Hta potrebbe ora giungere alla sua fase finale, dato che la presidenza portoghese ha ottenuto il mandato per iniziare i negoziati con il Parlamento.

Questa legislazione aveva lo scopo di aiutare i Paesi europei a decidere il prezzo e i rimborsi dalle assicurazioni e dai sistemi sanitari.

In Polonia, per via del corso più lieve della pandemia di Covid-19 rispetto ad altre parti d’Europa, non ci sono state discussioni serie sull’aumento dei poteri europei riguardo la protezione della salute.

Tuttavia, sembra improbabile che che l’attuale governo conservatore polacco approvi questi cambiamenti, dato che ha già un approccio diverso su questioni come l’aborto, l’eutanasia, il trattamento dell’infertilità e la contraccezione rispetto alla maggioranza degli  Stati membri.