Quattro italiani su cinque vorrebbero più poteri UE per affrontare la pandemia

Un grafico del report con le percentuali di cittadini favorevoli ad un cambiamento dell'UE

Il 78% degli italiani chiede maggiori competenze a livello europeo e la percezione positiva dell’Unione è aumentata di undici punti rispetto alla scorsa primavera: è quanto emerge dalla seconda parte di un sondaggio di cui vi avevamo già parlato. Si tratta del terzo sondaggio commissionato dal Parlamento Europeo quest’anno; è stato condotto online (e via telefono a Malta) da Kantar in un periodo di tempo compreso tra il 25 settembre e il 7 ottobre 2020 e ha raggiunto 24.812 intervistati di età compresa tra i 16 e i 64 anni.

Ricapitoliamo brevemente i dati che erano già stati diffusi a fine ottobre. La maggioranza assoluta degli intervistati (il 54%) continua a chiedere un bilancio Ue più ampio per combattere la crisi da Covid-19 e le sue conseguenze. Tra i sei Paesi in cui è più alta la percentuale di coloro che ritengono che l’Ue dovrebbe avere strumenti finanziari maggiori per affrontare la crisi figurano Cipro, Grecia, Spagna, Malta, Portogallo e Italia. Secondo gli intervistati, le risorse aggiuntive del bilancio, i settori più rilevanti in cui trasferire risorse aggiuntive sono nell’ordine: la salute pubblica, la ripresa economica, il cambiamento climatico  e poi l’occupazione e gli affari sociali. Avevamo già riportato che due terzi degli intervistati (66%) concordano sul fatto che l’Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come quella generata dalla pandemia di coronavirus e che otto intervistati su dieci (il 77% sul dato europeo) sostengono che l’Ue dovrebbe fornire fondi ai Paesi europei solo a condizione che il governo nazionale rispetti lo stato di diritto.

La percezione dell’UE

Vediamo ora qualche dato più specifico emerso nel corso del sondaggio.
Un primo dato negativo è quello che riflette la percezione dell’UE in generale: solo quattro intervistati su dieci (41%) affermano di avere un’immagine generale positiva dell’UE; un terzo (34%) afferma di avere un’immagine neutrale dell’UE, mentre il 21% ha un’immagine negativa; sono più basse le percentuali di coloro hanno indicato un’idea molto positiva o molto negativa. Dobbiamo comunque segnalare che i dati sono diventati più positivi dopo la seconda ondata, con un aumento della percentuale di coloro che hanno un’immagine positiva dell’UE di 4 punti percentuali in più.

Le considerazioni da fare a questo riguardo sono almeno due: in primo luogo, la percentuale di coloro che hanno un’immagine positiva dell’UE è aumentata costantemente nel corso dell’emergenza pandemica, passando dal 31% del primo sondaggio al 37% del secondo, fino al 41% del terzo. Allo stesso tempo, la percentuale di coloro che hanno dichiarato di avere un’immagine negativa è diminuita progressivamente.
In secondo luogo, dal punto di vista socio-demografico, l’immagine dell’UE varia notevolmente in base all’età: sono gli intervistati più giovani ad avere una visione più positiva rispetto a quelli più anziani, che invece propendono per un’immagine negativa (il 30% tra le persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni e appena il 12% tra i giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni).

La solidarietà tra i Paesi membri

Solo un terzo degli intervistati nel sondaggio (34%) è soddisfatto della solidarietà tra gli Stati membri dell’UE nella lotta contro la pandemia del Coronavirus, e appena il 4% si dice “molto soddisfatto”. Più della metà degli intervistati (il 57%) non è invece soddisfatta.
Gli atteggiamenti nei confronti della solidarietà dimostrata dagli Stati membri dell’UE tra loro nella lotta contro la pandemia del Coronavirus sono tornati ai livelli registrati dal sondaggio (in aprile-maggio, in piena prima ondata). Anche allora, solo il 34% degli intervistati era soddisfatto; questa percentuale era però salita al 39% nei mesi successivi, per poi riscendere dopo l’estate.

L’UE così com’è e come potrebbe essere

Circa sei intervistati su dieci (61%) si dichiarano a favore dell’UE, ma di questi solo il 23% si dichiara a favore dell’UE così come è stata realizzata finora, mentre il 38% si dichiara a favore dell’UE, ma non nel modo in cui è stata realizzata finora. Poco più di un quarto (28%) ha un’opinione  negativa, ma dichiara che potrebbe cambiare la sua opinione in caso di una riforma radicale.
Un dato che si pone in linea con quello secondo cui per due terzi degli intervistati (66%) “l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus”.
Anche in questo caso bisogna sottolineare che gli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni (70%) sono i più propensi a chiedere maggiori competenze all’UE per affrontare crisi come quella attuale.

Tra coloro che hanno dichiarato di avere sentito, visto o letto notizie circa le misure o azioni dell’UE per fronteggiare la pandemia è stato chiesto quanto fossero soddisfatti delle misure adottate dall’UE finora: nel complesso, poco meno della metà degli intervistati (46%) è  soddisfatta delle misure adottate finora dall’UE contro la pandemia del Coronavirus e una percentuale leggermente superiore di intervistati (50%) non è invece soddisfatta.