Perchè il plasma dei pazienti guariti dal COVID è così importante

Il plasma donato da una persona guarita dal covid-19, all'ospedale El Salvador, a San Salvador, 29 gennaio 2021. EPA-EFE/Rodrigo Sura

Una delle frontiere per il trattamento della malattia COVID è quella basata sul plasma. Un’opzione terapeutica ancora in fase di studio e sperimentazione, sia per quanto riguarda le trasfusioni ai pazienti con l’infezione in corso sia per quanto riguarda la produzione di prodotti medicinali derivati dal plasma.

La sieroterapia

Ad oggi, però, gli studi clinici sull’efficacia del plasma da convalescenti di COVID-19 (CCP) come trattamento contro la malattia hanno mostrato finora risultati contrastanti.
All’inizio, la strategia del plasma prevedeva di somministrare ai pazienti affetti da coronavirus il plasma delle persone già guarite sperando nel ruolo degli anticorpi contenuti in esso.
Il plasma da soggetti convalescenti è stato utilizzato per trasferire gli anticorpi ai pazienti con infezione in atto già durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015.
La Fondazione Veronesi a dicembre però riportava che secondo uno studio realizzato dall’Hospital Italiano de Buenos Aires e pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine l’utilizzo del plasma iperimmune nei pazienti con forme di covid grave non sortirebbe alcun effetto, né per quanto riguarda la mortalità né per quanto riguarda il miglioramento clinico. La terapia al plasma funzionerebbe solo nella fase iniziale della malattia.

Una strategia parzialmente diversa è quella di usare il plasma non di chi guarito ma di chi è vaccinato.
In Italia ad esempio gli ospedali di Catania e Ragusa, i Policlinico di Pavia, e l’Azienda ospedaliera di Padova hanno fatto domanda al Centro nazionale sangue per poter avviare il prelievo di sangue iperimmune, cioè ricco di anticorpi contro il Covid-19, da persone vaccinate, partendo dal personale sanitario.
La Commissione ha recentemente pubblicato una guida aggiornata sui CCP, in cui affronta l’ammissibilità dei donatori vaccinati e in cui raccomanda di limitare la trasfusione di PCC ai pazienti nelle prime fasi della malattia.

Ma c’è anche un’altra questione: la diminuzione della raccolta. Nei primi mesi della pandemia si era registrato un drastico calo delle donazioni di sangue, al punto che alcuni personaggi di spicco avevano portato avanti una campagna di sensibilizzazione rispetto al fatto i protocolli per la donazione fossero totalmente sicuri. Secondo i dati del Centro nazionale sangue nel 2020 sono calate le donazioni di plasma, un componente fondamentale del sangue che viene utilizzato per produrre farmaci salvavita.
I medicinali derivati dal plasma (PMDP) sono utilizzati per trattare malattie rare e croniche, spesso di origine genetica, ma anche immunodeficienze, disturbi emorragici e malattie neurologiche associate all’assenza o al cattivo funzionamento di proteine specifiche.

Il plasma raccolto sarà utile a prescindere

Un portavoce della Commissione europea ha detto che premere per le terapie al plasma sarà utile a prescindere. Anche se recenti studi sul CCP hanno indicato risultati negativi, sono attualmente in corso studi sulla trasfusione molto precoce con CCP ad alta potenza, sostenuti da finanziamenti di ricerca dell’UE, come nel caso del progetto SUPPORT-E.
“Il plasma da convalescenti di COVID è una risorsa promettente che potrebbe aiutarci ad affrontare la crisi attuale e altre pandemie in futuro”, ha detto poi Pierre Tiberghien, presidente della European Blood Alliance (EBA), un’associazione che rappresenta più dell’80% dei servizi di trasfusione dell’UE.

Al di là della pandemia, l’aumento della capacità di raccolta di plasma contribuirebbe sia ad affrontare la carenza attuale di donazioni sia la dipendenza dai paesi terzi per il plasma utilizzato nella produzione di prodotti medicinali.

Il Dottor Alessandro Mazzoni, Direttore dell’unità operativa trasfusionale Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana ci ha infatti confermato che “è dimostrato che il plasma raccolto nel periodo della pandemia non ha mai trasmesso il virus”, anche perchè il trattamento solvente/detergente è molto sicuro da questo punto di vista; “ma il plasma di convalescenti è ancor più sicuro perché deriva da una persona che ha efficacemente superato la malattia” ha aggiunto il Dottor Mazzoni. In Italia si attende ancora il via libera ma il plasma da convalescente potrebbe essere lavorato e reso sicuro per preparare emoderivati.