Passaporti vaccinali, la Commissione invita alla cautela sulle decisioni unilaterali

Fonti Ue hanno hanno dichiarato che, in teoria, ogni Stato può agire unilateralmente nel decidere l'adozione di un passaporto vaccinale. [Shutterstock/ ronstik]

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri alla cautela nell’adozione di passaporti vaccinali unilaterali che consentano determinati privilegi di viaggio alle persone che hanno già effettuato il vaccino, suggerendo invece un approccio comune.

I passaporti vaccinali unilaterali potrebbero creare dei problemi, visto che gli Stati membri dell’Ue si trovano tutti nell’area Schengen”, ha dichiarato una fonte Ue. “Non possiamo garantire privilegi di viaggio a cittadini britannici o israeliani ed escludere quelli dell’area Schengen”.

Al momento, i viaggi al di fuori dell’Ue sono limitati. “C’è un dibattito politico in corso, ma in nessun caso una misura deve causare discriminazione”, ha aggiunto la fonte.

Sul tavolo dei leader europei si trova la proposta della Grecia, che chiede di rilasciare un certificato a chi si è sottoposto al vaccino contro il Covid-19. Questo documento consentirebbe ai viaggiatori di evitare i tamponi e le quarantene qualora dovessero andare all’estero.

Al termine del vertice, agli ambasciatori europei è stato dato mandato di trovare nuove proposte per il passaporto vaccinale, che saranno discusse tra tre mesi, quando il numero di cittadini inoculati sarà sufficiente.

“C’è l’accordo sul fatto che i certificati elettronici dovrebbero essere creati abbastanza rapidamente quando abbastanza persone saranno vaccinate. Verranno però rilasciati solo a chi ha ricevuto le dosi di vaccini approvati dall’Ue”, confermano fonti europee.

Tuttavia, la questione resta molto divisiva. I Paesi che si basano molto sul turismo, come Cipro, Malta, Portogallo, Spagna e Italia, sono favorevoli, così come l’Estonia. Dall’altra parte di sono Stati come Germania, Francia e Romania, che sostengono che non si possano rilasciare certificati per i viaggi finché tutti i cittadini europei non avranno un accesso paritario ai vaccini.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel sembra ora più favorevole a questa idea, sottolineando però che non si tratta di una priorità finché il numero di vaccinati sarà basso.

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L’ipotesi di adottare un passaporto vaccinale che consenta alle persone vaccinate contro il Covid-19 di spostarsi liberamente attraverso l’Ue continua a dividere gli Stati membri.

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Serve un approccio comune

Per evitare di perdere un’altra stagione estiva, Atene ha già avvertito che intenderà applicare la misura unilateralmente se non ci sarà un provvedimento a livello europeo. Fonti diplomatiche hanno confermato a EURACTIV che tecnicamente ogni Stato membro può agire in indipendenza, perché il controllo dei confini nazionali è competenza strettamente personale.

La Grecia ha già stipulato un accordo con Israele, mentre i media di Atene suggeriscono che ci siano colloqui in corso con il Regno Unito e la Serbia.

L’Austria, nel tentativo di ridurre le restrizioni ai viaggi in Europa, sta lavorando al progetto di una sorta di ‘lasciapassare’ per chi non costituisce un rischio per la salute. Secondo le dichiarazioni del cancelliere Sebastian Kurz, i candidati a ricevere questo pass sarebbero quelli che sono già stati vaccinati, quelli che hano già contratto la malattia e chi è stato sottoposto a test molto recentemente. Kurz ha annunciato che, se l’Ue non dovesse iniziare a lavorare su un lasciapassare, l’Austria lavorerà sul progetto in autonomia.

Altri Stati sono però contrari. In Francia, una fonte presidenziale ha riferito a EURACTIV.fr che resta ferma sulla sua posizione di cautela riguardo la protezione dei dati e le disuguaglianze che si potrebbero creare. Parigi ha comunque annunciato di essere disponibile al dialogo e di voler lanciare un “lavoro tecnico” per valutare questo strumento.

Un altro problema riguardante i certificati di vaccinazione riguarda il riconoscimento dei vaccini nell’Ue. In altri Paesi, infatti, le persone potrebbero essere state inoculate con un vaccino non ancora approvato dall’Ema. In Serbia, per esempio, sono stati usati sia quello russo che quello cinese. “Si tratta di una questione a cui i leader europei devono dare risposta”, ha dichiarato una fonte Ue.

La richiesta dei vettori aerei

L’International Air Transport Association (Iata), che riunisce le compagnie aeree a livello mondiale, ha chiesto ai leader europei di adottare velocemente i passaporti vaccinali per consentire la ripartenza del settore dell’aviazione, messo in ginocchio dalla pandemia.

Nel documento visto da EURACTIV la Iata chiede l’implementazione in tutto il continente di restrizioni “basate su prove scientifiche” e di trovare un accordo sul ruolo cruciale delle soluzioni digitali sicure, come lo Iata Travel Pass.

La lettera è firmata dal vicepresidente della Iata responsabile dell’Europa, Rafael Schvartzman, e indirizzata al presidente del Consiglio europeo Charles Michel in vista del vertice del 25 febbraio. All’interno si dichiara che il Travel Pass  fornirebbe a governi, autorità, passegger ed equipaggi la necessaria serenità riguardo la salute.

Questo lasciapassare digitale raccoglierebbe lo status vaccinale dei passeggeri, così come l’esito dei loro test anti-Covid, in modo da condividere rapidamente le informazioni necessarie con le autorità dei Paesi in cui devono muoversi.

Inoltre, il pass può essere una soluzione per tenere i passeggeri costantemente informati sui cambi di regolamenti. Gli stringenti requisiti della Iata possono anche combattere le frodi nella creazione di falsi certificati vaccinali.

La Iata si è offerta di collaborare con i governi europei per costruire un progetto di graduale riapertura sulla base degli attuali indicatori della diffusione del virus, percentuale di cittadini vaccinati, tassi di infezione e di mortalità.