Olanda, violente proteste contro il lockdown anti-Covid

Un'auto data alle fiamme a Eindhoven, Olanda. 24 gennaio 2021. [EPA-EFE/ROB ENGELAAR]

Ondata di proteste in Olanda dopo le chiusure ordinate nel weekend per contrastare la diffusione del Covid-19. Due giorni di violenze in strada che il primo ministro dimissionario Mark Rutte ha definito “inaccettabili e criminali”.

Il governo olandese ha imposto un coprifuoco dalle 21 alle 4.30 del mattino in tutto il Paese, destinato a durare fino al 10 febbraio. Si tratta della prima misura di questo genere nei Paesi Bassi dalla Seconda guerra mondiale.

In risposta, centinaia di persone hanno protestato ad Amsterdam, dove solo i cannoni ad acqua usati dalla polizia sono riusciti a disperdere i manifestanti. Si sono registrati scontri anche a Eindhoven, Rotterdam, L’Aia e diverse altre città, con lanci di lacrimogeni, auto danneggiate e negozi saccheggiati. Un centro di test per il Covid è stato dato alle fiamme nella cittadina di Urk.

Centinaia di arresti sono stati effettuati, secondo quanto riportato dal Guardian. “Il 99% delle persone rispetterà le restrizioni”, ha dichiarato il premier Mark Rutte. “Le rivolte non hanno nulla a che fare con la lotta per la libertà. Si tratta di violenza criminale e la tratteremo come tale”.

Rutte ha poi aggiunto che le chiusure “non sono un divertimento, ma a causa del virus. Quanto accaduto ad Amsterdam e Eindhoven è inaccettabile”, ha proseguito, sottolineando che saranno prese le dovute misure contro i colpevoli.

Proteste in tutto il mondo

Nell’ultimo fine settimana si sono registrate proteste contro le restrizioni in tutto il mondo. A Madrid e Copenaghen migliaia di persone sono scese in piazza. Il continuo isolamento, unito alla persistente crisi economica, ha alimentato l’esasperazione.

A Madrid migliaia di persone si sono riunite in centro nella notte di sabato 23, negando direttamente l’esistenza del Covid-19 e definendolo un complotto. Anche in Danimarca si sono verificate scene simili ed è stato bruciato un pupazzo a grandezza naturale della premiere Mette Frederiksen con la scritta “deve morire”.

La Svezia ha chiuso il più lungo confine terrestre dell’Ue, quello con la Norvegia, per tre settimane, dopo che a Oslo sono stati scoperti numerosi contagi con la variante inglese del virus.

In Israele, un autobus è stato dato alle fiamme in un distretto di Tel Aviv, mentre proteste analoghe sono andate in scena a Gerusalemme. Il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva annunciato la chiusura quasi completa del Paese ai voli in entrata e uscita, con rare eccezioni.

In Australia, infine, centinaia di persone hanno sfidato le restrizioni per riunirsi nel giorno della festa nazionale, il 26 gennaio, l’anniversario dello sbarco britannico sull’isola che le popolazioni indigene ritengono il “giorno dell’invasione”.