Midollo osseo bloccato alle frontiere: perché è colpa degli Stati e non dell’Europa

Un militare polacco al confine con la Germania. [EPA-EFE/MARCIN BIELECKI POLAND OUT]

Dai verbali di una riunione dell’Advisory Forum dell’Ecdc emerge che il blocco delle frontiere imposto dagli Stati ha causato problemi per importanti componenti utili alla salvezza delle persone. Con la pandemia sono esplosi limiti e contraddizioni dei Governi nazionali.  

La cieca corsa a chiudere le frontiere nelle prime due settimane di marzo, a causa del Covid-19, ha creato non pochi problemi per la circolazione non solo di mascherine e dispositivi di protezione individuale, indispensabili per il personale sanitario impegnato a lottare contro il coronavirus Sars-Cov-2, ma anche di materiali salvavita come il midollo osseo. Un fatto di ulteriore gravità questo perché con il midollo, che ha bisogno di un complesso percorso di idoneità del dono e di un intervento per l’estrazione, viene trapiantato per curare patologie come talassemie, gravi deficit immunitari e tumori delle cellule del sangue.

Ad annunciare questi gravi disservizi, dopo aver estrapolato il verbale della videoconferenza dell’Advisory Forum dell’Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), riunitosi in via straordinaria il 17 marzo, è stata l’agenzia di stampa Adnkronos. In quella riunione – si spiega nel lancio di agenzia –, gli esperti dell’Ecdc, dell’Oms e dei Paesi membri si confrontano sul da farsi, affrontando i molti problemi che il rapido diffondersi del coronavirus sta provocando in Europa, tra i quali “la carenza di materiali da laboratorio” in “diversi Stati membri”, che impedisce di effettuare test e tamponi su larga scala.

Franck Van Loock, epidemiologo della Commissione Europea che partecipa all’Advisory Forum dell’Ecdc, è intervenuto sottolineando che la chiusura delle frontiere “ha creato molta confusione e problemi per il commercio, non solo per le merci, ma anche per trasporti medici essenziali come il midollo osseo, farmaci essenziali e dispositivi di protezione individuale. Questo problema è stato affrontato il 16 marzo in un incontro audio tra i ministri della Salute e i ministri dell’Interno” dell’Unione.

Gli Stati si sono mossi da soli

Le misure adottate ai confini interni dai vari Paesi sono state prese unilateralmente, senza coordinamento e in modo disordinato: alcuni Stati, ricorda Van Loock, hanno chiuso i confini per i flussi in entrata, altri per quelli in uscita. Qualche nazional-sovranista sta cercando di rivendere la cosa come una responsabilità dell’Europa. In realtà la decisione di chiudere le frontiere interne è stata presa da alcuni Paesi ed è stata da subito combattuta dalla Commissione Europea nel suo insieme, e dal commissario Breton nello specifico. Del resto, proprio nel verbale in questione, emerge chiaramente che la posizione di Van Loock, che partecipava all’incontro per conto della Commissione, è una posizione di critica rispetto alla decisione di chiudere alcune frontiere dello spazio Schengen.

Il commissario europeo per il mercato interno e i servizi Thierry Breton in un’audizione al senato francese ad aprile, aveva spiegato proprio che l’obiettivo principale della Commissione era stato quello di lavorare per far riaprire le frontiere e di creare dei corridoi speciali, anche per il materiale sanitario. Del resto, in quell’occasione, aveva sottolineato come anche negli USA, stato federale, gli Stati di New York e del New Jersey avevano comunque deciso di chiudere le frontiere, esattamente come alcuni Paesi europei.

Più avanti nel corso dell’incontro, Van Loock ha anche sottolineato che “una grande minaccia al momento è il consiglio arrivato da più parti di guardare all’aumento dell’immunità di gregge e di avere misure meno stringenti”. Loock “ha sottolineato – riporta ancora il verbale – che un simile consiglio mina tutte le azioni intraprese nell’Ue e che i messaggi appropriati andrebbero trasmessi a tutti i livelli, incluso a livello Oms, per combattere questi messaggi dannosi”.