La Germania va avanti con Sputnik. Spahn: “Ci serve”

Fiale vuote di tutti i vaccini COVID-19 disponibili in Ungheria: AstraZeneca, Moderna, A e B di Sputnik V, Sinopharm, Pfizer-BioNTech, da sinistra a destra, sono viste su un tavolo nell'ufficio di un medico generico a Nyiregyhaza, Ungheria. EPA-EFE/Attila Balazs

Il ministro della salute tedesco Jens Spahn ha affermato che la Germania è pronta ad andare avanti anche senza il resto dell’UE per acquistare le dosi del vaccino russo Sputnik V, dopo l’approvazione dell’EMA.

La Germania andrà avanti anche da sola. “La Commissione UE ha detto ieri che non firmerà contratti (per lo Sputnik) come ha invece fatto per altri produttori – come BioNTech, per esempio – così ho detto… terremo colloqui bilaterali con la Russia”; queste le parole del ministro per la salute Spahn all’emittente pubblica WDR giovedì (8 aprile).
Il problema per il ministro è il fattore tempo: servono più vaccini e servono ora. Per intervenire rapidamente sulla terza ondata. “Per fare davvero la differenza rispetto alla situazione attuale, la consegna dovrebbe arrivare nei prossimi due, quattro, cinque mesi – altrimenti avremo vaccini più che sufficienti”, e a quel punto Sputnik non sarebbe più così indispensabile, ha detto Spahn. Ecco perché quello su cui punta è un “impegno vincolante su quali quantità specifiche potrebbero raggiungere la Germania dopo l’approvazione normativa e quando”.

In Europa in generale, e anche in Germania, la campagna vaccinale sta andando a rilento. All’inizio non arrivavano le dosi promesse dai colossi farmaceutici, tutti in forte ritardo rispetto alle consegne pattuite; poi le complicazioni su AstraZeneca hanno ulteriormente rallentato le somministrazioni.
Solo il 13% della popolazione tedesca ha ricevuto la prima delle due dosi, mentre il paese è alle prese con una feroce terza ondata. Ci sono migliaia di nuove infezioni e più di 300 morti al giorno. Al contempo, i dati mostrano chiaramente che dove la campagna vaccinale sta andando molto più rapidamente (Israele o Gran Bretagna ad esempio) la situazione complessiva del quadro pandemico è completamente diversa: la terza ondata è totalmente sotto controllo, i contagi diluiscono, diminuiscono drasticamente i decessi e si programmano le riaperture che nei paesi europei sembrano ancora premature.

La Germania ha finora coordinato il suo acquisto di vaccini con l’UE, affidando, come gli altri paesi, la regia alla Commissione. Ma ora potrebbe davvero fare da sola, almeno per Sputnik. Lo stato meridionale della Baviera ha già firmato una lettera d’intenti per comprare fino a 2,5 milioni di dosi del vaccino Sputnik V, se sarà approvato dall’EMA (che al momento sta effettuando gli studi sul vaccino russo ed ha aperto un’indagine per verificare se durante la sperimentazione clinica del vaccino russo Sputnik V siano state violate le norme etiche e scientifiche concordate a livello internazionale, dopo alcune segnalazioni di “costrizioni” per provare il vaccino). Oltre a questi 2,5 milioni di dosi che sarebbero importate dalla Russia, l’idea è anche quella di metterlo direttamente in produzione in un impianto della società farmaceutica R-Pharm nella città tedesca di Illertissen.

Tra i paesi UE, per ora Sputnik è stato già acquistato dall’Ungheria e dalla Slovacchia, ma proprio qui sono nate delle fortissime polemiche, soprattutto dopo l’annuncio dell’Istituto nazionale slovacco per il controllo dei farmaci (Sukl) che ha fatto sapere che i lotti arrivati in Slovacchia avrebbero qualcosa di diverso da quelli usati per gli studi pubblicati dalla rivista medica The Lancet.
In generale, in quasi tutti i paesi europei il vaccino russo divide il dibattito pubblico: c’è chi insiste per accelerare i tempi del via libera da parte dell’EMA e c’è chi invece sostiene che di Sputnik non ci sia affatto bisogno (tra questi anche il commissario europeo Thierry Breton).

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