La Danimarca abbatterà 17 milioni di visoni: rischiano di trasmettere una mutazione del coronavirus

Un gruppo di visoni abbattuti in una fattoria a Farre nella parte meridionale dello Jutland, in Danimarca. EPA-EFE/METTE MOERK DENMARK OUT

L’annuncio è arrivato direttamente dal primo ministro Mette Frederiksen mercoledì 4 novembre: alcuni test di laboratorio dello Statens Serum Institut, l’autorità danese che si occupa di malattie infettive, hanno riscontrato una mutazione genetica del coronavirus nei visoni che sarebbe già stata trasmessa all’uomo. Gli abbattimenti sono iniziati anche nei Paesi Bassi e in Spagna.

“Abbiamo una grande responsabilità nei confronti della nostra popolazione, ma con la mutazione che è stata trovata, abbiamo una responsabilità ancora maggiore anche per il resto del mondo”, ha detto Frederiksen nel corso di una conferenza stampa. I risultati dei test di laboratorio, che sono stati condivisi con l’Organizzazione mondiale della sanità e con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, hanno identificato gli stessi ceppi di virus negli esseri umani e nel visone. Questi animali, allevati soprattutto per le pellicce, hanno mostrato una sensibilità ridotta contro gli anticorpi, il che rischia potenzialmente di limitare l’efficacia dei futuri vaccini nel caso di trasmissione agli esseri umani.

“Siamo stati informati dalla Danimarca che un certo numero di persone sono state infettate dal coronavirus da visoni, e che sono stati riscontrati alcuni cambiamenti genetici del virus”, ha detto l’OMS in una dichiarazione inviata via email a Reuters a Ginevra. “Le autorità danesi stanno indagando sul significato epidemiologico e virologico di questi risultati”.
Le autorità danesi hanno identificato cinque casi del nuovo ceppo del virus nelle fattorie di visone e 12 casi negli esseri umani. I focolai nelle fattorie di visoni sono scoppiati nel paese nordico, il più grande produttore mondiale di pellicce di visone, a partire da giugno e da quel momento erano iniziati gli abbattimenti degli animali infetti. L’aggravarsi della situazione ha però portato alla decisione di sterminare l’intera popolazione di visioni: quasi 17 milioni di animali. Per accelerare il processo di abbattimento, Frederiksen ha annunciato che saranno impiegate anche le forze di polizia e l’esercito.

Nel frattempo, Mike Ryan, a capo del programma di emergenza dell’OMS, ha richiesto una ricerca scientifica su larga scala sulla complessa questione della trasmissione del virus dagli esseri umani ai visoni e viceversa. Il virus infatti sarebbe stato trasmesso agli animali dall’uomo, e in un secondo momento il ciclo si sarebbe invertito, con la trasmissione del virus, a quel punto mutato geneticamente, di nuovo all’uomo.
Secondo il rapporto di un’agenzia governativa che mappa la diffusione del Covid-19, la mutazione nel virus è stata trovata in 12 persone nella parte settentrionale del Paese, che sono risultate infettate dai visoni. Il ministro della Sanità, Magnus Heunicke, ha però detto che la metà dei 783 casi di Covid-19 nel nord della Danimarca “sono legati” al visone.

Dopo la scoperta delle infezioni, sono iniziati gli abbattimenti di questi animali anche nei Paesi Bassi e in Spagna.
La questione solleva il più ampio discorso sulla trasmissibilità del coronavirus dagli animali agli esseri umani: alcuni studi sperimentali suggeriscono che alcune specie animali (mustelidi: lontre, tassi, donnole, martore, faina, puzzole e felini) sono suscettibili al SARS-CoV-2, e dunque il Ministero della Sanità suggerisce di proteggere i propri animali domestici da pazienti affetti da Covid-19. In ogni caso, secondo i dati attuali, le infezioni negli animali domestici o selvatici che sono risultati positivi al test per SARS-CoV-2 sono state riscontrate a seguito del contatto con persone infette. Il contagio dunque in questi casi sarebbe sempre partito dall’uomo. Anche nel caso degli allevamenti dei visoni, questi animali hanno contratto l’infezione dai custodi, dagli allevatori o operatori risultati a loro volta affetti da Covid-19.
Per ora non sono stati invece riscontrati casi di infezione nel bestiame allevato per l’industria alimentare; i risultati preliminari degli studi suggeriscono che volatili e suini non sono sensibili al virus.