La Commissione Ue intende sbloccare altri 1,5 miliardi per combattere il coronavirus

Un'infermiera si prepara a vaccinare una donna anziana con la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech in un centro di vaccinazione ad Atene, 20 gennaio 2021. EPA-EFE/ORESTIS PANAGIOTOU

La Commissione europea intende attingere ai margini di bilancio dell’Ue quest’anno – circa 1,5 miliardi di euro – per investire sui vaccini, finanziare studi di farmacovigilanza e combattere le nuove varianti del COVID-19.

La direttrice della Dg Salute Sandra Gallina ha insistito soprattutto sul fatto che il denaro sarebbe necessario per fare ricerca sulle nuove varianti del virus. Gallina ha spiegato che l’Ue ha investito finora oltre 3,4 miliardi di euro per combattere la pandemia di cui 2,7 miliardi di euro da fondi Ue e 750 milioni di euro provenienti dagli Stati membri. Circa l’84% è stato speso per i vaccini, mentre il resto è stato destinato all’acquisto del farmaco antivirale Remdesivir, all’acquisto di test rapidi per gli antigeni e alla formazione degli operatori sanitari.

Più della metà del denaro aggiunto dagli Stati membri – circa 416 milioni di euro – sarà usato per acquistare i vaccini Novavax e Valneva, che sono ancora in fase di sviluppo. Con questi due nuovi accordi, la Commissione avrà un totale di otto vaccini nel suo portfolio.

La direttrice generale della Dg Salute, intervenendo in audizione al Parlamento europeo, ha difeso con forza gli accordi di fornitura anticipata dei vaccini anti-Covid che l’Ue ha stipulato con le aziende farmaceutiche produttrici, sottolineando in particolare che la consegna agli Stati membri dei quantitativi previsti di dosi secondo i calendari concordati nei contratti “è un obbligo”, nonostante la clausola sul “best effort”. Inoltre, ha sottolineato che il prezzo pagato dall’Ue per i vaccini è “pienamente giustificato” e che “pagando di più non avremmo avuto più dosi”.

Gallina ha ricordato che le aziende farmaceutiche che hanno firmato gli accordi di fornitura con la Commissione, hanno poi stipulato anche un contratto riguardo agli ordinativi (‘order form’) con ciascuno degli Stati membri. ‘Gli obblighi delle società – ha spiegato la direttrice generale – per noi sono molto chiari: gli ‘order form’, che sono in mano agli Stati membri, dicono dove si trova il centro di smistamento in cui devono arrivare i vaccini in ogni Paese, e contengono ‘un calendario settimanale con un giorno preferito per le consegne. E questi contratti con i calendari di consegna sono vincolanti, non c’è solo un impegno a fare il massimo sforzo”.

Lo scontro con AstraZeneca

In merito allo scontro con AstraZeneca la direttrice della Dg Salute ha poi ribadito quanto aveva già detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “So che nei contratti si parla di impegno per il “massimo sforzo”, ma questo è perché le aziende non potevano sapere se avrebbero avuto successo i trial clinici e se avrebbero ottenuto l’autorizzazione per il vaccino”.

Oggi con l’azienda britannica ‘c’è un problema’, ha riconosciuto Gallina, precisando che invece Pfizer-BioNTech e Moderna l’Ue stanno rispettando le consegne.

“Siamo attorno ai 15 milioni di dosi di vaccini consegnate in gennaio, 33 milioni a febbraio e 55 milioni a marzo, ma ci saranno quantità molto maggiori nel secondo trimestre, perché entreranno in azione nuovi contratti e molte più dosi – ha proseguito – . Non avremo più solo Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca, ma anche un nuovo contratto con BioNTech che raddoppierà i quantitativi di vaccini; avremo Johnson & Johnson che entrerà in campo, e poi attendiamo Curevac nel secondo trimestre”.

Alla fine si dovrebbe riuscire a vaccinare entro l’estate il 70% dell’intera popolazione dell’Ue. “Avremo tutti i vaccini per riuscirci – assicura Gallina – 300 milioni nel secondo trimestre, da aggiungere ai 100 milioni di primo. In tutto 400 milioni, abbastanza da avere almeno 200 milioni di persone vaccinate”.