Inquinamento, le polveri sottili provocano 300 mila morti all’anno in Europa

I decessi causati dal biossido di azoto sono diminuiti del 25% tra il 2018 e il 2019. [Toa55 / Shutterstock]

Le morti premature causate dall’inquinamento atmosferico da polveri sottili sono diminuite del 10% ogni anno in tutta Europa, ma l’inquinamento atmosferico è ancora responsabile di 307.000 morti premature all’anno, ha affermato l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) in un report diffuso lunedì 15 novembre.

Se le ultime linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità fossero seguite dagli stati membri dell’UE, il numero di decessi registrati nel 2019 potrebbe essere dimezzato, secondo il rapporto.

I decessi legati alle polveri sottili – con un diametro inferiore a 2,5 micrometri, le cosiddette PM2,5 – sono stati stimati in 346.000 per il 2018.

La netta riduzione dei decessi nell’anno successivo è stata attribuita in parte al clima favorevole ma soprattutto a un progressivo miglioramento della qualità dell’aria in tutto il continente, ha affermato il centro dati sull’inquinamento atmosferico dell’Unione europea.

Secondo il rapporto, all’inizio degli anni ’90 le polveri sottili, che penetrano in profondità nei polmoni, hanno portato a quasi un milione di morti premature nei 27 paesi membri dell’UE. Quella cifra era stata più che dimezzata entro il 2005, arrivando a 450 mila.

Nel 2019, il particolato fine ha causato 53.800 morti premature in Germania, 49.900 in Italia, 29.800 in Francia e 23.300 in Spagna. La Polonia ha visto 39.300 morti, la cifra più alta in proporzione alla popolazione.

L’EEA registra anche i decessi prematuri legati ad altri due importanti inquinanti, ma afferma di non contarli nel suo bilancio complessivo per evitare il raddoppio della cifra dei decessi.

Le morti premature causate dal biossido di azoto – emesso principalmente da auto, camion e centrali termiche – sono diminuiti di un quarto (a 40.000) tra il 2018 e il 2019. Anche quelle legate all’ozono troposferico nel 2019 sono scese del 13%, a 16.800.

L’inquinamento atmosferico rimane la più grande minaccia ambientale per la salute umana in Europa, ha affermato l’agenzia. Le malattie cardiache e gli ictus provocano la maggior parte delle morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico, seguite dalle malattie polmonari (cancro incluso).

Nei bambini, l’inquinamento atmosferico può danneggiare lo sviluppo polmonare, causare infezioni respiratorie e aggravare l’asma.

Ridurre l'inquinamento potrebbe prevenire 50 mila morti all'anno nelle città europee

Cinquantamila morti all’anno: sono quelle che si potrebbero impedire nelle città europee riducendo l’inquinamento atmosferico ai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ad affermarlo è uno studio di alcuni ricercatori spagnoli e olandesi pubblicato mercoledì 20  gennaio

Sette milioni di morti nel mondo

Anche se la situazione sta migliorando, l’EEA ha avvertito a settembre che la maggior parte dei paesi dell’UE era ancora al di sopra dei limiti di inquinamento raccomandati, siano essi le linee guida europee o gli obiettivi più ambiziosi dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Secondo l’ente sanitario delle Nazioni Unite, l’inquinamento atmosferico provoca sette milioni di morti premature ogni anno in tutto il mondo: gli stessi livelli del fumo e della cattiva alimentazione.

A settembre, le statistiche allarmanti hanno portato l’OMS a rafforzare i limiti raccomandati sui principali inquinanti atmosferici per la prima volta dal 2005.

“Investire in riscaldamento più pulito, mobilità, agricoltura e industria migliora la salute, la produttività e la qualità della vita per tutti gli europei, e in particolare per i più vulnerabili”, ha affermato in una nota il direttore dell’EEA Hans Bruyninck.

Entro il 2030, l’UE vuole ridurre le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico di almeno il 55% rispetto al 2005. Se l’inquinamento atmosferico continua a diminuire al ritmo attuale, l’agenzia stima che l’obiettivo sarà raggiunto entro il 2032.

Tuttavia, una popolazione che invecchia e che è sempre più urbanizzata potrebbe rendere tutto più difficile.

“Una popolazione anziana è più sensibile all’inquinamento atmosferico e un tasso di urbanizzazione più elevato in genere significa che più persone sono esposte a concentrazioni di PM2,5, che tendono ad essere più elevate nelle città”, afferma il rapporto.