In Europa il virus fa paura: Francia e Germania tornano in lockdown

I clienti in un caffè seguono la dichiarazione televisiva del Presidente francese Emmanuel Macron, sul loro cellulare, a Parigi, il 28 ottobre 2020. EPA-EFE/MOHAMMED BADRA

Il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno annunciato mercoledì (28 ottobre) misure molto simili a quelle del lockdown, in risposta alla seconda ondata di contagi da coronavirus che sta travolgendo l’Europa.

In Francia da venerdì si potrà uscire solo per acquistare beni di prima necessità, richiedere cure mediche o fare esercizio fisico per un’ora al giorno. Si potrà andare al lavoro solo se è impossibile lavorare da casa ma le scuole rimarranno aperte. Anche in Germania Angela Merkel ha annunciato un lockdown light: bar, ristoranti e teatri saranno chiusi dal 2 al 30 novembre ma anche qui le scuole rimarranno aperte. Come in Italia, anche in Germania si sono registrati diversi episodi violenti di protesta ispirati dai cosiddetti “negazionisti”: l’Istituto Robert Koch, ente governativo che centralizza i dati sul coronavirus, ad esempio è stato attaccato “da ignoti” con delle bottiglie incendiarie.

Con la seconda ondata ospedali in affanno

“Il virus sta circolando a una velocità che nemmeno le previsioni più pessimistiche avevano previsto”, ha detto Macron in un discorso televisivo. “Come tutti i nostri vicini, siamo sommersi dall’improvvisa accelerazione del virus”. Le sue parole fanno eco a quelle pronunciate poche ore prima dalla Presidente della Commissione Von Der Leyen: “La situazione è molto grave: tutti i dati indicano una grande diffusione del virus in tutta Europa. Nelle prossime settimane ci aspettiamo un rapido incremento dei numeri. Rispetto alla primavera nessun Paese è stato risparmiato”, nell’occasione della presentazione del nuovo piano di coordinamento Ue per contrastare la seconda ondata della pandemia.

I mercati azionari mondiali sono andati in picchiata in risposta alle notizie giunte da Berlino e Parigi, in un contesto economico in cui l’economia globale è nel mezzo della più profonda recessione da generazioni.
“Le misure di deconfinamento sono state allentate troppo presto”, ha ammesso la presidente della Commissione. E anche se tutti ipotizzavano una seconda ondata fin dalla primavera, in pochi pensavano che sarebbe stata altrettanto pericolosa.

“Se aspettiamo che i reparti di terapia intensiva siano pieni, sarà troppo tardi”, ha detto il ministro della Sanità tedesco Jens Spahn, il cui paese ha già accolto pazienti dai Paesi Bassi, dove gli ospedali hanno raggiunto il limite di capienza. La situazione più critica si registra in Belgio, il Paese maggiormente colpito in questo momento: negli ospedali manca il personale medico e nei giorni scorsi è emersa la notizia del richiamo al lavoro persino di medici positivi al Covid, ma asintomatici.
Le speranze che nuovi trattamenti possano frenare la diffusione sono state frenate dalle dichiarazioni del capo della task force britannica per l’approvvigionamento del vaccino secondi cui un vaccino pienamente efficace potrebbe non essere mai sviluppato.

La pandemia nel resto d’Europa

Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di martedì hanno mostrato che l’Europa ha riportato 1,3 milioni di nuovi casi negli ultimi sette giorni, quasi la metà dei 2,9 milioni segnalati in tutto il mondo, con oltre 11.700 morti, un salto del 37% rispetto alla settimana precedente.

In Belgio già il 27 ottobre è stato superato il record di marzo di ricoveri giornalieri in ospedale. Oggi il Belgio è diventato il paese Ue con il maggior numero di nuovi casi sulla popolazione, nonostante siano stati interrotti i test sugli asintomatici.
Il governo spagnolo ha dichiarato lo stato d’emergenza sanitaria in tutto il Paese per fronteggiare il nuovo picco di casi di coronavirus. Lo ha annunciato il premier Pedro Sanchez. Il nuovo stato d’allerta sanitaria prevede il coprifuoco dalle 23 alle 6 del mattino in tutta la Spagna tranne che alle isole Canarie. Per il momento resterà in vigore per 15 giorni ma potrebbe essere prolungato fino a maggio.
In Repubblica Ceca fino al 22 settembre erano morte circa 500 persone a causa del coronavirus. In appena tre settimane le vittime totali sono raddoppiate. Per questo il governo  del Paese è stato il primo a chiudere teatri, cinema, centri sportivi, palestre e anche le scuole, fino al 2 novembre.

Intensificare una risposta europea, condividere i dati e fare test rapidi

Per fronteggiare questa seconda ondata, occorre un coordinamento europeo. La Commissione Ue ha invitato gli Stati membri a migliorare la condivisione dei dati a livello europeo, fornendo tutti i dati pertinenti al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM).
Gli Stati membri dovrebbero poi concordare i criteri da utilizzare per la selezione dei test rapidi dell’antigene, si legge nella raccomandazione della Commissione. E infine per interrompere la catena di trasmissione si devono tracciare in maniera capillare i contagi.

L’11 novembre la Commissione europea adotterà un pacchetto di iniziative “per stabilire i primi elementi costitutivi di un’Unione europea della sanità”. Sull’importanza di un efficace coordinamento europeo si è espresso anche l’ex Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che sui suoi account social ha scritto: “la vera notizia è che l’Europa potrebbe organizzare in dimensione europea le restrizioni e coordinare le politiche per contrastare il contagio. Una proposta che verrebbe avanzata dalla Commissione e che sarebbe aperta alla adesione degli Stati membri. Se ciò accadesse, la cittadinanza europea si rafforzerebbe in modo straordinario e tutti noi ci sentiremmo meno soli”.