I Rom in Ungheria “muoiono come mosche” a causa del covid

Alcuni rom partecipano alla festa annuale che si tiene in occasione del giorno della nascita della Beata Vergine Maria presso la cappella cattolica di Szentkut a Csatka in Ungheria, 2016. EPA/Zoltan Balogh HUNGARY OUT

Se nell’Europa occidentale il covid è letale soprattutto per gli anziani e le persone fragili, in Ungheria sta colpendo molto duramente la comunità rom.

Le testimonianze

La comunità rom ungherese conta circa 700.000 persone su 10 milioni di ungheresi. Non ci sono dati ufficiali ma secondo i resoconti si tratterebbe di un’epidemia incontrollata, con una diffusione dei contagi altissima, alimentata da una profonda sfiducia nelle autorità ungheresi e dalle condizioni di vita anguste e insalubri.
Secondo l’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, l’80% dei Rom che risiedono nell’Unione vive al di sotto della soglia di povertà del proprio Stato ma il dato più rilevante rispetto alla situazione pandemica è che uno su tre abita in alloggi privi di acqua corrente. Significa che di fatto non possono mantenere le misure igieniche necessarie a prevenire il contagio.
“La nostra gente sta morendo come mosche”, ha detto Aladar Horvath, un sostenitore dei diritti dei rom che viaggia molto tra la comunità. Zsanett Bito-Balogh, invece, ha paragonato l’epidemia nella sua città di Nagykallo nell’Ungheria orientale a un’esplosione: “È come se fosse scoppiata una bomba”.
Bito-Balogh, che è guarita due volte dal COVID-19, ha detto che a un certo punto aveva 12 membri della famiglia in ospedale. Ha detto di aver perso due zii e sua nonna a causa del virus nell’ultimo mese, e un vicino ha perso entrambi i genitori, un cugino e uno zio nel giro di poche settimane.

La politica del governo Orbán

Rispettare le prescrizioni di restare in casa, lavarsi spesso le mani, evitare luoghi affollati è molto difficile nel contesto di un campo rom.
Nonostante le sfide nel convincere molti rom a rivolgersi alle autorità sanitarie per le cure mediche e le vaccinazioni, i leader della comunità rom stanno sollecitando il governo a fare di più per intervenire e affrontare quella che Horvath descrive come una crisi umanitaria.
Il capo dello staff del primo ministro Viktor Orban, Gergely Gulyas, dal canto suo ha detto che le vaccinazioni saranno distribuite anche ai rom, ma che la comunità deve offrirsi volontaria per le vaccinazioni, senza nessun tipo di programma specifico.
Si tratta di mettersi in fila come tutti gli altri ma ci sono almeno tre problemi: il primo è che i membri della comunità rom sono prevalentemente molto più giovani della media della popolazione, il che significa che potranno vaccinarsi molto più tardi rispetto agli altri; il secondo problema è che nell’attesa del vaccino, che non spetterà loro nell’immediato, continuano a vivere in condizioni che di fatto impediscono il contenimento del contagio – i campi cioè sono sempre sovraffollati e spesso senza acqua corrente-; il terzo problema ha a che fare con la necessità di sensibilizzare rispetto alla necessità del vaccino una popolazione poco istruita e che è molto diffidente nei confronti dell’autorità e dei medici, dopo decenni di discriminazioni.
Trattare una comunità come quella rom esattamente come tutti gli altri cittadini ungheresi, fingendo che le condizioni siano equiparabili, significa di fatto lasciarli alla mercé del virus.

Il problema non è solo il contagio

Ma i problemi derivati dalla pandemia non sono legati solo al contagio. Secondo un report del Centro europeo per i diritti dei Rom (Errc) di Bruxelles la chiusura delle scuole e il passaggio all’apprendimento online hanno aggravato i già pesanti, tradizionali svantaggi degli studenti Rom: «In Ungheria la maggior parte di questi bambini vive in zone rurali senza accesso a Internet, né computer e, in alcuni casi, senza nemmeno l’elettricità. Il ricevimento degli aiuti sociali, poi, dipende dalla frequenza scolastica, dunque per la mancata partecipazione alle lezioni online le famiglie rischiano di vedersi negare servizi sociali vitali e gli assegni familiari». Questa situazione, naturalmente, non vale solo per i rom ungheresi ma è comune anche negli altri paesi Ue, considerando che la minoranza rom è la minoranza più numerosa nel vecchio continente.
L’Ungheria però ha attualmente il più alto tasso di mortalità settimanale pro capite del mondo, a causa della variante più contagiosa, quella inglese, che sta mietendo molte vittime. E la comunità rom ungherese, senza una politica governativa maggiormente attenta alla situazione, potrebbe essere decimata.