Green pass per ristoranti, eventi e trasporti: le regole nei Paesi Ue

Un controllo del green pass in una pizzeria. [EPA-EFE/JESSICA PASQUALON]

L’uso del Green pass, ufficialmente certificato Covid digitale dell’Ue, adottato a livello europeo il primo luglio per consentire i viaggi oltre confine, in molti Paesi è stato esteso a ristorante, musei, eventi, trasporti, piscine e altri luoghi chiusi.

Sono 300 milioni i certificati verdi digitali già emessi tra i 27 Paesi membri dell’Ue. Sono tre le condizioni per ottenerlo: essere vaccinati, avere un certificato di guarigione dal Covid o aver fatto un tampone.

Con la progressiva diffusione della variante delta, la certificazione è diventata uno strumento indispensabile per mangiare al ristorante o andare al cinema in Italia, ma anche per prendere il treno o l’aereo in Francia o soggiornare in un albergo portoghese. Ma vediamo in dettaglio le regole che si sono dati alcuni Paesi europei in proposito.

Dal 6 agosto il green pass è obbligatorio in Italia per sedersi ai tavoli interni di bar e ristoranti, andare a eventi sportivi, spettacoli (anche all’aperto) o concerti. E anche per entrare in palestre, piscine, centri termali, cinema, teatri, parchi tematici, fiere e congressi. Dal 1° settembre dovrebbe diventare obbligatorio anche per salire sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza, come aerei, treni o traghetti.

In Francia dal 9 agosto c’è l’obbligo di presentare il certificato per andare al bar o al ristoranti (anche negli spazi all’aperto), per salire su treni e autobus a lunga percorrenza e per cinema, teatri, ospedali e parrucchieri. Secondo le previsioni del ministero della Salute con l’introduzione di questa regola il Paese dovrebbe riuscire a far crescere il numero dei vaccinati di altri 10 milioni.

Anche in Austria non si entra al bar o al ristorante se non si ha con sé la certificazione. Il green pass viene richiesto anche nei musei. Anche in Estonia, Lettonia e Lituania senza pass non si entra al ristorante e si è costretti a cenare all’aperto, con limiti legati al distanziamento e al numero delle persone per tavolo.

In Danimarca il “corona pass” è in uso da aprile ed è indispensabile per accedere a ristorazione, luoghi di cultura e intrattenimento, parchi divertimento e aree balneari. Il certificato viene richiesto anche per palestre e attività sportive e in alcuni casi persino per entrare in chiesa. Nei Paesi Bassi è indispensabile per i grandi eventi.

In Portogallo gli alberghi chiedono di esibire il green pass all’accettazione e serve anche per andare al ristorante in 60 comuni, tra i quali Lisbona e Porto. La regola del green pass per alberghi e ristoranti vale anche in Irlanda. In Grecia i ristoranti hanno tre categorie: quelli che ammettono solo persone con certificato di vaccinazione, quelli che accettano anche un test negativo e quelli che garantiscono che tutti i dipendenti sono stati vaccinati.

Tra i pochi Paesi che non hanno esteso l’uso del green pass alle attività quotidiane ci sono Germania e Spagna, che per ora hanno preferito delegare la scelta ai singoli territori. A questi si aggiungono Stati che hanno un tasso di vaccinazioni ancora troppo basso come la Bulgaria. Per il resto la tendenza è a considerarlo uno strumento quotidiano necessario per garantire una ripresa della vita normale con il virus ancora in circolazione.