Europa ancora divisa sul passaporto vaccinale. Bruxelles frena: “Non ci sono sufficienti prove scientifiche”

Il centro di test per il Covid-19 all'aeroporto di Bruxelles. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

L’ipotesi di adottare un passaporto vaccinale che consenta alle persone vaccinate contro il Covid-19 di spostarsi liberamente attraverso l’Ue continua a dividere gli Stati membri.

Durante il Consiglio Affari generali di martedì 23 febbraio i ministri degli Affari europei dei 27 Paesi si sono nuovamente confrontati su questo tema, senza arrivare a una sintesi. “Ci sono posizioni diverse tra gli Stati membri, alcuni esprimono preoccupazioni etiche o tecniche, altri vorrebbero muoversi rapidamente su questo”, ha spiegato la ministra portoghese Ana Paula Zacarias, aggiungendo che è necessario un maggiore coordinamento sulla questione.

I dubbi del Centro europeo per la prevenzione delle malattie

Il vicepresidente della Commissione Ue Maroš Šefčovič ha sottolineato che secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) “attualmente non ci sono prove che una persona vaccinata non possa essere ancora infettata e trasmettere la malattia”.

“Quindi, secondo l’Ecdc, non ci sono sufficienti evidenze per esentare da quarantena e requisiti sui test chi viaggia con una prova di vaccinazione. Ovviamente questa posizione può evolvere nel futuro, sulla base di più evidenze”, ha aggiunto Šefčovič.

Sulla questione è intervenuto anche il commissario alla Giustizia Didier Reynders. “Vogliamo avere un approccio digitale europeo per uso medico – ha dichiarato Reynders -. Nei prossimi mesi poi vedremo se ci sarà la possibilità di usarlo per altri scopi, come i viaggi. Ma la vaccinazione non può diventare un obbligo per viaggiare”, sottolineando che anche chi non si è sottoposto a immunizzazione deve poter continuare a muoversi, “con l’uso dei test e dei periodi di quarantena”.

Il tema sarà discusso anche dai leder nel vertice di giovedì 25 febbraio. Non ci si aspetta tuttavia che prendano una decisione, dato che le posizioni dei diversi Paesi continuano a essere molto distanti tra loro.

Il pressing della Grecia

A spingere per l’adozione del passaporto vaccinale è soprattutto la Grecia, che spera di poter far ripartire al più presto il turismo, vitale per la sua economia. “Guardando la reazione di alcuni paesi alle proposte di certificati di vaccinazione, sento che c’è molta miopia”, ha dichiarato il ministro Harry Theocharis al Financial Times. “Dobbiamo muoverci più rapidamente”.

Le richieste di Atene trovano il sostegno degli Stati membri fortemente dipendenti dal turismo. Però si scontrano con l’opposizione di Francia e Germania e di Paesi del Nord Europa che mettono in guardia dagli effetti discriminatori di uno strumento che creerebbe corsie preferenziali tra i viaggiatori europei.