Ebola, sale l’allarme per i nuovi contagi registrati in Guinea

Cartelli contro la diffusione dell'Ebola a Monrovia, Liberia. [EPA-EFE/AHMED JALLANZO]

Domenica 14 febbraio il virus Ebola è tornato a colpire in Africa occidentale, con sette casi segnalati in Guinea e definiti dal capo della sanità del Paese “un’epidemia”. Si tratta del primo ritorno della malattia dopo la fine della devastante diffusione del 2016.

La Guinea ha confermato di essere più preparata rispetto a cinque anni fa per affrontare la diffusione del virus Ebola, nonostante le risorse sanitarie in questo periodo siano principalmente concentrate nel contenimento della pandemia di Covid-19.

L’Organizzazione mondiate della sanità (Oms) ha dichiarato di essere pronta a sostenere il più possibile la Guinea, mentre anche la vicina Liberia è stata allertata.

“Stamattina il laboratorio di Conakry ha confermato la presenza del virus Ebola nella capitale”, ha confermato il responsabile della sanità in Guinea Sakoba Keita. I nuovi casi registrati sono i primi dopo che la precedente epidemia in Africa occidentale aveva portato alla morte di oltre 11.300 persone.

Anche la precedente epidemia era iniziata in Guinea, nella stessa regione sudorientale dove sono stati individuati i nuovi casi. Il virus, che si ritiene risieda nei pipistrelli, è stato identificato per la prima volta nel 1976 nello Zaire, oggi Repubblica democratica del Congo.

Allerta totale

Sakoba Keita, a capo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, ha rivelato che una persona è morta alla fine di gennaio a Gouecke, nella Guinea sudorientale, vicino al confine con la Liberia. La vittima è stata sepolta il 1° febbraio e “alcune delle persone presenti al funerale hanno iniziato ad avere sintomi come diarrea, vomito, emorragia e febbre alcuni giorni dopo”, ha spiegato.

I campioni testati al laboratorio di Gueckedou, installato dall’Unione europea, hanno rivelato lo scorso venerdì la presenza del virus Ebola in alcuni dei presenti al funerale, ha detto Keita, aggiungendo che la Guinea si trova ora in una situazione di epidemia di Ebola.

I pazienti sono stati isolati e un’indagine è stata avviata per identificare i villaggi di origine di tutti i partecipanti al funerale per poter tracciare i contatti, ha spiegato Keita. Gli esperti lavoreranno inoltre per determinare l’origine del contagio, che potrebbe essere un paziente guarito che ha avuto una ricaduta oppure la trasmissione attraverso animali selvatici, in particolare pipistrelli. Secondo Keita, i tempi di diagnosi si sono notevolmente ridotti rispetto al 2014: dai tre mesi e mezzo necessari allora si è passati a due settimane.

Il rappresentante dell’Oms Alfred George Ki-Zerbo ha dichiarato in una conferenza stampa che saranno messi rapidamente a disposizione strumenti essenziali per fronteggiare la situazione in Guinea. “L’Oms è in piena allerta ed è in contatto con i produttori di un vaccino per assicurarsi che il necessario numero di dosi sia disponibile nel minor tempo possibile”, ha aggiunto.

Restare calmi

L’Oms ha trattato ogni nuovo contagio da Ebola dopo il 2016 con grande preoccupazione, trattando quello più recente in Repubblica democratica del Congo come un’emergenza sanitaria internazionale.

In Liberia, confinante con la Guinea, il presidente George Weah ha messo le autorità sanitarie in stato di allerta. Il suo ufficio ha confermato che le attività di sorveglianza nel Paese sarebbero aumentate, anche se finora nessun caso è stato accertato.

La Repubblica democratica del Congo ha dovuto affrontare diversi nuovi contagi, tra cui la scorsa settimana, tre mesi dopo che le autorità avevano contenuto un’altra ondata.

L’epidemia in Africa occidentale del 2013-2016 ha velocizzato la ricerca sul vaccino dell’Ebola, con una fornitura di emergenza da 500.000 dosi già pronta per rispondere a futuri focolai, ha dichiarato l’alleanza vaccinale Gavi a gennaio.

La Guinea è stata, insieme a Sierra Leone e Liberia, tra i Paesi più colpiti dalla precedente epidemia. Come molti altri Paesi dell’Africa occidentale, le sue risorse sanitarie sono limitate e ha registrato anche 15.000 casi di Covid con 84 morti. “Dobbiamo restare calmi, perché siamo riusciti a gestire la prima epidemia e la vaccinazione è possibile”, ha dichiarato il ministro della sanità guineiano Remy Lamah.