Dal Regno Unito alla Bulgaria, quando i politici sono i primi a violare il lockdown

Il leader del partito polacco PiS Jaroslaw Kaczynski con il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki alla commemorazione delle vittime del disastro areo di Smolensk il giorno 10 Aprile 2020, senza rispettare le distanze e senza dispositivi di protezione. Nell'incidente era morto il fratello gemello di Kaczynski, Presidente della Polacco con la moglie e altre 94 persone. EPA-EFE/RADEK PIETRUSZKA POLAND OUT

“Giovanni, nemmeno io vado dal barbiere”! Vi ricordate il fuori onda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni del lockdown? Seppur involontario fu un momento di alleggerimento in una situazione terribilmente drammatica: anche la massima carica dello Stato non poteva usufruire del parrucchiere! Quel frangente che intenerì gli spettatori era il segnale evidente che il presidente Mattarella si stava attenendo fermamente alle regole. Qualcuno penserà che sia stato “normale” l’esemplare comportamento di un’autorità di tale importanza e conoscendo Sergio Mattarella, uomo di Stato e di rigore morale, non c’è effettivamente da stupirsi più di tanto. Ma in giro per l’Europa pare non sia così.

Le misure variano da Paese a Paese, ma tutti i cittadini europei sono sottoposti a restrizioni più o meno consistenti per limitare la diffusione del coronavirus. I loro rappresentanti sono capaci di dare l’esempio? Come se la sono cavata i leader politici, capi di governo e ministri degli altri Paesi? Nei Paesi dell’Est ci sono stati parecchi casi di cattivi esempi, mentre il “frugale” premier olandese Rutte si è dimostrato il più impassibile non andando, addirittura, a rivolgere l’ultimo saluto alla madre morente per non violare le misure.

Nel Regno Unito e in molti paesi dell’Europa centrale e orientale, i leader hanno mostrato mancanza di rispetto per le misure di blocco dei coronavirus. La rete EURACTIV ha esaminato come alcuni primi ministri e presidenti si sono finora comportati durante la pandemia.

È nota la polemica scoppiata nel Regno Unito sul primo consigliere di Johnson e leader Brexit Dominic Cummings: molti gli appelli che lo esortano a dimettersi o che chiedono che sia sollevato dall’incarico.

Cosa ha combinato Cummings? Pare che la mente dei leave al referendum 2016 sia andato in più occasioni a trovare i genitori, guidando per oltre 400 chilometri verso il nord dell’Inghilterra quando la Gran Bretagna era sotto stretta sorveglianza. Cummings dice di non aver fatto nulla di male, ma la cosa sta danneggiando il consenso di Johnson. Il Consigliere del leader nazionalista ha corso inoltre dei rischi, esponendo anche i suoi cari. Forse quando Johnson disse “abituatevi a perdere i vostri cari” Cummings si era già abituato all’idea, mettendosi l’animo in pace…

Anche i leader di altri Stati hanno fatto notizia infrangendo le regole del blocco durante l’emergenza nel loro Paese.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dovuto scusarsi di recente quando è stato scovato in un ristorante con funzionari governativi. In Polonia non sarebbe vietato andarci, ma consigliano di farlo con i parenti stretti.

Prima di ciò, l’ex primo ministro ed influente leader del partito al governo PiS, Jarosław Kaczyński, ha infranto tutte le regole di isolamento quando ha reso omaggio alla tomba del fratello gemello Lech, morto nell’incidente aereo di Smolensk in Russia, 10 anni fa, mentre si recava alle celebrazioni del massacro di Katyn.

Doppi standard in Polonia

Questi due pesi e due misure hanno scatenato la rabbia dell’opinione pubblica, perché, allo stesso tempo, diversi artisti che hanno protestato contro lo svolgimento delle elezioni presidenziali polacche in tempi di pandemia sono stati multati fino ad un corrispettivo di 2.400 euro ciascuno; una sanzione molto salata, in particolare per il tenore di vita nel paese polacco. Si dice che le multe sono state emanate per la violazione, per pochi centimetri, della distanza sociale, mentre portavano il 6 maggio una lettera di grandi dimensioni dall’ufficio postale principale al palazzo del Parlamento.

Nella Repubblica Ceca, il presidente Miloš Zeman ha incontrato in aprile il ministro degli Interni, il ministro della Giustizia, il governatore della Banca Nazionale e altri vip nella residenza presidenziale, senza alcun distanziamento sociale, in evidente violazione delle misure restrittive. Le regole nel Paese mitteleuropeo prevedono il divieto di radunare più di due persone. Il portavoce del presidente ha pubblicato una foto che ha suscitato indignazione, perché, sebbene i partecipanti indossassero delle maschere, in realtà stavano pranzando.

Il primo ministro Andrej Babiš ha anche pubblicato a marzo una foto scattata durante una “passeggiata per prendere un gelato” insieme al capo epidemiologo Roman Prymula. Nella foto, egli indossa una maschera facciale, ma ha subito critiche sui social media e ha peggiorato la situazione quando ha spiegato che è possibile allentare la maschera per mangiare il gelato, senza toglierla. Babiš si è recato dal suo parrucchiere lo stesso giorno in cui i parrucchieri hanno aperto, pubblicando su Facebook una foto in cui appare senza mascherina, obbligatoria negli spazi chiusi, mentre il parrucchiere indossava una mascherina e uno scudo di plastica.

In Romania, il primo ministro Ludovic Orban, a quanto pare, non ama indossare mascherine. In molte foto ufficiali pubblicate sul sito web del governo, è l’unico a non indossarla, mentre è circondato da persone che la portano.

In Bulgaria, il primo ministro Boyko Borissov rispetta a malapena la distanza sociale e ha portato vari ministri nel suo Suv per trasmettere l’immagine di “macho”, attraversando la Bulgaria per visitare diversi luoghi.

L’episodio che ha causato il più grande clamore sui social media ha però coinvolto il vice primo ministro Krassimir Karakachanov, che è stato fotografato seduto su una panchina in un parco quando non era consentito dalle regole. In seguito avrebbe pagato una multa di 300 leva (150 euro).

In Slovenia, il presidente Borut Pahor e due ministri sono stati fotografati mentre camminavano fianco a fianco, senza maschere, durante una visita sul confine meridionale dello Stato, in un momento in cui erano proibiti gli incontri pubblici.

Un avvocato privato ha intentato una causa contro Pahor, ma il procuratore di Stato ha respinto la denuncia. Ha detto che era impossibile stabilire una parte lesa e, quindi, non poteva sporgere denuncia.

L’estremo rigore olandese

Il primo ministro olandese Mark Rutte ha fornito un controesempio sorprendente, quando nelle ultime settimane non ha fatto visita alla madre di 96 anni, che stava morendo, perché stava rispettando alla regola le restrizioni di isolamento.

EURACTIV ha chiesto a Jean-Michel de Waele, specialista dell’Europa centrale e orientale e professore di scienze politiche alla Libera Università di Bruxelles (ULB), di commentare la condotta dei politici in isolamento, in particolare nei nuovi Stati membri dell’UE.

De Waele ha detto che si tratta di una “questione importante” in quanto le élite politiche “continuano a vivere al di sopra della legge e si sentono protette da una cultura politica secondo la quale una volta al potere ci si può concedere ciò che non è permesso ai normali cittadini”.

“Questo include anche l’intesa che se vieni beccato, qualcuno ti tirerà fuori dai guai – che sia il procuratore generale o il primo ministro. In molti Paesi dell’Europa centrale non si capisce che la classe politica debba dare l’esempio, che qualsiasi leader, anche a livello locale, debba essere un cittadino esemplare”, ha aggiunto.

Secondo l’accademico, la Scandinavia è stata il controesempio, in quanto “in questo spazio il leader politico che commette un errore si dimette immediatamente”.

De Waele ha anche evidenziato un comune denominatore tra il politico europeo che mostra disprezzo per l’osservazione della distanza sociale e Donald Trump. Ma ha aggiunto che anche l’estrema sinistra è stata attratta dal discorso del “rifiuto dell’isolamento”.