Dai 220 posti letto in Germania ai 21mila litri di disinfettante dalla Polonia: ecco i numeri della solidarietà europea

L'Ambasciatore italiano in Romania, Marco Giungi, ringrazia i medici e il personale medico rumeno (schierato in background) che hanno combattuto in prima linea in Italia contro il coronavirus. EPA-EFE/ROBERT GHEMENT

I dati sono stati raccolti e tracciati dal Solidarity Tracker, uno strumento che serve a tracciare gli atti di solidarietà degli Stati membri sotto forma di assistenza medica, economica e della società civile, durante l’emergenza Covid-19.

La pandemia di coronavirus ha avuto un forte impatto sull’Europa. All’inizio, gli impulsi nazionali hanno portato alla chiusura delle frontiere e alle restrizioni all’esportazione di forniture mediche, che si sono risolte solo di recente con il protrarsi della crisi.

In Italia, nell’immaginario collettivo la maggior parte degli aiuti nel momento del bisogno sono arrivati da Paesi extra-europei, ma le cose in realtà sono andate diversamente.

Quando l’Italia sembrava l’unico Paese non asiatico colpito dal coronavirus sui giornali e soprattutto sui social sono apparse ovunque immagini e proclami della solidarietà da parte di Pechino. In realtà quelle cinesi erano forniture regolarmente pagate e non aiuti. 

Grande eco poi ha avuto il proclama del presidente americano Donald Trump che prometteva a “Giuseppi” 100 mila dollari di aiuti. Che però non sono mai arrivati. 

L’ultimo grande esempio di solidarietà internazionale che ha ottenuto il favore dell’opinione pubblica italiana è stato quello dei medici cubani arrivati in Lombardia.

Nel mezzo di queste narrazioni, non c’è stato grande spazio per raccontare la solidarietà europea. Non parliamo del Recovery Fund o delle misure della Bce ma proprio di mascherine, ventilatori, medici ed infermieri. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, l’Italia è il Paese europeo che ha avuto la maggior parte di aiuti da parte dei paesi europei, come emerge dai dati raccolti dallo European Solidarity Tracker. Aiuti e non forniture.

La Germania invece è stato il Paese più solidale: molti Länder tedeschi si sono offerti di fornire letti d’ospedale per il trattamento di pazienti gravemente malati. 

  • Ad oggi, quasi 220 pazienti provenienti da Francia, Italia e Paesi Bassi sono stati trasportati in Germania e altri 60 letti d’ospedale sono stati promessi. 
  • Dal 1° aprile, un team di medici e infermieri dell’ospedale universitario di Jena lavora in un ospedale vicino a Napoli e in Lombardia. 
  • Il 19 marzo la Germania ha consegnato all’Italia 7,5 tonnellate di materiale di soccorso, tra cui ventilatori e maschere facciali anestetiche, in Italia. 
  • 30.000 test per il coronavirus effettuati su pazienti irlandesi in realtà sono stati effettuati dalla Germania.
  • 100.000 mascherine  sono state donate alla Romania.
  • 100 ventilatori all’Italia, 50 ventilatori alla Spagna e 25 alla Francia.
  • La sola cittadina di Wolfsburg ha donato 50.000 mascherine alla città gemellata di Fano.

Ma la solidarietà è arrivata in Italia anche da altri Paesi: la Repubblica Ceca ci ha inviato 660.000 mascherine e 10.000 tute protettive e 15 medici polacchi sono andati a prestare aiuto in un ospedale di Brescia; così come 17 medici rumeni hanno prestato servizio a Milano. La Polonia ci ha anche inviato 21.000 litri di disinfettante. 

Dalla Danimarca è arrivata la disponibilità a costruire un ospedale da campo e un contributo concreto di 1 milione di euro alla Croce Rossa italiana, per l’approvvigionamento di dispositivi di protezione e operazioni di ambulanza. A questo importo si aggiungono 100.000 euro da parte dell’Estonia. 100.000 mascherine ci sono poi arrivate dall’Ungheria, 300.000 dalla Slovacchia e ben un milione dalla Francia. La piccola Lituania ci ha invece inviato 9 tonnellate di disinfettante.