Covid, l’Ema valuta l’uso del farmaco anti-artite per i ricoverati gravi

La sede dell'Ema ad Amsterdam. [EPA-EFE/REMKO DE WAAL]

I risultati della valutazione sono attesi per ottobre. In Italia il primo a sperimentare l’uso del farmaco è stato l’oncologo napoletano Paolo Ascierto.

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha iniziato a valutare se estendere l’uso del medicinale antinfiammatorio RoActemra (tocilizumab) al trattamento di pazienti adulti ospedalizzati con Covid-19 grave che stanno già ricevendo un trattamento con corticosteroidi e richiedono ossigeno extra o ventilazione meccanica. Ad annunciarlo è la stessa agenzia Ue in una nota.

“RoActemra – spiega l’Ema – è considerato un potenziale trattamento per il Covid-19 a causa della sua capacità di bloccare l’azione dell’interleuchina-6, una sostanza prodotta dal sistema immunitario del corpo in risposta all’infiammazione, che svolge un ruolo importante nel Covid”. L’esito della valutazione è previsto entro la metà di ottobre, a meno che non siano necessarie informazioni supplementari.

Il comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Ema effettuerà una valutazione accelerata dei dati presentati nella domanda, compresi i risultati di quattro ampi studi randomizzati in pazienti ospedalizzati con Covid-19 grave, per decidere se l’estensione dell’indicazione debba essere autorizzata. Il parere dell’Ema, insieme a eventuali requisiti per ulteriori studi e monitoraggio della sicurezza aggiuntivo, sarà quindi trasmesso alla Commissione europea, che emetterà una decisione finale giuridicamente vincolante applicabile in tutti e 27 gli Stati membri.

La “cura Ascierto”

In Italia già a marzo 2020 si era tentata questa strada, a Napoli, dove era stato somministrato a pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno. A stretto giro Paolo Ascierto e Vincenzo Montesarchio, oncologo del Pascale il primo, dell’Ospedale dei Colli Monaldi il secondo, avevano lanciato uno studio per valutare l’efficacia del farmaco.

Lo studio era stato pubblicato sul Journal of Immunotherapy of Cancer. La fase 3 della ricerca non aveva dato i risultati sperati. Tuttavia Ascierto e Montesarchio avevano sottolineato come l’anti-interleuchina-6 avesse un ruolo nella battaglia contro il Covid 19. “Probabilmente i punti fondamentali sono la valutazione sull’interleuchina-6 sierica e il tempo di somministrazione del farmaco – avevano spiegato i due medici napoletani -. Trattandosi infatti di un anticorpo monoclonale, che vuol dire alla fine monobersaglio, è chiaro che funziona solo a presenza del bersaglio, l’interleuchina 6 appunto. Se somministrato in fase troppo precoce, non si è formato ancora il bersaglio, se troppo tardiva, la citochina ha già creato il danno. Comprendere la finestra temporale ci aiuterà ad utilizzarne tutta la potenzialità”.

A luglio di quest’anno anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha riconosciuto l’efficacia della cura nei casi gravi e aveva raccomandato il Tocilizumab, sottolineando come il farmaco anti artrite avrebbe ridotto del 13% la mortalità dei pazienti affetti dal virus.