Covid, la direttrice dell’Ecdc: La pandemia non è finita. Dobbiamo prepararci al prossimo inverno

Pfizer/BioNTech vaccine in Hungary [EPA-EFE/Zsolt Szigetvary HUNGARY OUT]

L’Europa sta allentando le restrizioni, chiudendo i centri di vaccinazione e assistendo ad una diminuzione dei tassi di mortalità Tuttavia, in base a quanto dichiarato dalla direttrice dell’agenzia di malattie infettive dell’Ue, i casi di COVID-19 stanno aumentando e bisogna essere pronti a possibili future varianti.

La situazione pandemica in Europa è sembrata, almeno per un po’, in fase di miglioramento data la significativa riduzione del numero di contagi e ciò ha portato gli stati membri ad allentare le restrizioni.

Secondo quanto sostenuto dalla direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), Andrea Ammon, in una riunione della commissione salute del Parlamento europeo (ENVI), dalla scorsa settimana vi è stata un’inversione di tendenza.

“I casi di contagio, in calo nelle scorse settimane, sono ora di nuovo in aumento, anche se le politiche di accertamento sono ora così diverse che è molto difficile operare una stima reale”, ha dichiarato Ammon di fronte ai deputati.

“Il lato positivo è che il tasso di mortalità continua a diminuire. Ciononostante, sono ancora più di 6.000 gli europei che muoiono ogni settimana di Covid”, ha aggiunto Ammon confermando che i casi di ricovero in terapia intensiva restano relativamente bassi. Un numero crescente di paesi dell’Ue sta eliminando le restrizioni nonostante l’aumento dei casi.

Lo scorso fine settimana, una nuova legge è entrata in vigore in Germania, allentando la maggior parte delle restrizioni anti Covid-19. Gran parte delle limitazioni non si applica più, tranne l’obbligo di indossare la mascherina sui trasporti pubblici e nelle strutture di assistenza e cura. Regole più severe ad hoc possono essere adottate solo nelle cosiddette aree “hotspot”.

Tali restrizioni sono state introdotte in un momento in cui i tassi di incidenza in Germania salivano ad un massimo storico di circa 1.870 casi di contagio ogni 100.000 persone.

Anche tra i paesi che hanno eliminato le restrizioni ad inizio anno non sembra esserci molta preoccupazione. Domenica (20 marzo), il vice primo ministro irlandese, Leo Varadkar, ha dichiarato che il numero crescente di casi è “causa di preoccupazione, non di panico”.

L’Irlanda ha eliminato tutte le restrizioni a gennaio e non ha intenzione di reintrodurle. Il governo irlandese si sta concentrando sul fornire al maggior numero possibile di persone una dose vaccinale di richiamo.

L’Austria sembra invece essere l’unico paese dell’Ue a reintrodurre misure anti Covid-19. Il ministro della salute, Johannes Rauch, ha infatti annunciato venerdì (18 marzo) che le mascherine FFP2 diventeranno di nuovo obbligatorie negli spazi chiusi.

Pronti per il prossimo l’inverno

La revoca delle restrizioni e la diminuzione dei decessi legati al Covid-19 potrebbero far sembrare che il peggio sia passato. “Non dovremmo esserne così sicuri”, ha affermato Ammon, esortando gli stati membri a tenersi pronti per il prossimo inverno.

“Crediamo si assisterà ad un nuovo aumento dei casi in inverno. Potrebbero riguardare la stessa variante, o una diversa. Questo è il motivo per cui dobbiamo essere vigili durante l’estate per prepararci in base alla tipologia di virus in circolazione”, ha proseguito Ammon, sottolineando la necessità di essere pronti a nuovi focolai di Covid e ad individuare tempestivamente le nuove varianti.

Ammon ha aggiunto che la copertura vaccinale è ancora essenziale nonostante i paesi stiano chiudendo i centri di vaccinazione. L’attuale copertura media della vaccinazione nei paesi Ue/Eea (European Economic Area) è del 72%, con il 52% che ha ricevuto la terza dose. La media non riflette le differenze tra gli stati membri, alcuni dei quali ancora lottano contro una bassa copertura vaccinale.

“Penso che avremo bisogno nuovamente dei centri di vaccinazione in autunno e spero che per allora vengano riattivati”. In altre parole, la pandemia non si è conclusa, né sta per concludersi. Ammon ha messo in guardia dal pensare ad un rapido ritorno alla normalità, visto che la situazione pandemica viene spesso affrontata come endemica.

“Voglio solo specificare che il fatto che la pandemia diventi un fenomeno endemico non significa che non sia pericolosa e che non ritorni”, ha spiegato Ammon. “Giusto per chiarire, esistono malattie endemiche pericolose, gravi e molto frequenti. Pertanto dobbiamo essere d’accordo su cosa si intende quando si afferma che una malattia è endemica”, ha concluso.